lunedì 25 giugno 2007

le storie dall’aria strana di Barthelme


La sobria ed elegante edizione minimum fax di Ritorna, dottor Caligari mostra in copertina un frullatore su sfondo bianco, immagine che sa tanto di iper-realismo e capillare diffusione degli elettrodomestici nell’America anni ’50, oppure richiama l’attenzione al quotidiano tipica dell’approccio minimalista/domestico di certa letteratura americana.
Con queste due immagini in mente, resto spiazzato dalla lettura dei primi racconti di Barthelme.
Cambi repentini di soggetto dalla terza alla prima persona, incisi didascalici del tutto fuori tema, considerazioni surreali, continue variazioni di registro e fluttuazioni da un argomento all’altro, un non-senso palesemente ostentato.
Legami incomprensibili fra personaggi in situazioni surreali: la moglie a quattro zampe che si occupa del prosciutto morto nell’affumicatoio chiedendo al marito quanti figli abbiano e se siano eterosessuali; due individui in fuga in un cinema deserto, un limbo di mistero sospeso come in una spy story dell’assurdo; Bloomsbury che acquista una stazione radio e trasmette ininterrottamente l’inno americano intervallato da rari soliloqui come la monotona ripetizione di una parola.
Frastornato e un po’ deluso, vago per Il ballo dell’Opera di Vienna, seguendo il frenetico e continuo evolversi dei dialoghi e delle situazioni. E improvvisamente capisco: le storie di Barthelme sono un frullatore di visioni colte e surreali. E’ chiaro all’Opera di Vienna e nei successivi racconti: con stile e abilità Barthelme raccoglie personaggi, situazioni e dialoghi e li spara in un frullatore visionario che restituisce una realtà strana, sottesa da una palpabile quanto colta ironia. Talvolta prevale l’ingrediente razionale, talvolta domina il contenuto visionario.
Forse perché vaccinato e ormai sgrossato dalla prima passata di frullatore, seguo il flusso continuo dei pensieri e delle voci durante il ballo; ascolto il resoconto dotto ma distratto del picchetto filosofico sulla condizione umana; affronto con Buck il suo surreale viaggio fra città americane, aerei insicuri e poeti; leggo il coltissimo dialogo fra due vagabondi; seguo l’ironico ed elegante episodio di Batman, disturbato dal suo vodka e succo di pomodoro per sventare l’ennesimo colpo di Joker.

Nessun commento: