lunedì 27 agosto 2007

il satori fiorentino di pier vittorio

"Scendendo a piedi, in un tiepido pomeriggio primaverile, dal Forte Belvedere fino a Porta Romana, attraversando i giardini, l’Orto Botanico, passando dal retro di Palazzo Pitti, stendendomi al sole di fronte alle quinte di alberi in fiore del Boboli, avrei avuto un’immagine della città, Firenze, molto simile a quella turistica di certe gite scolastiche e quindi un paesaggio e un’architettura naturale assolutamente esteriori, non vivibile nella quotidianità: un’esperienza estetica confinata nella teca di cristallo del ricordo, una parentesi ritagliata dal ritmo della vita di tutti i giorni, che solitamente non comporta né bellezza né felicità.
Anni dopo, compiendo un’altra discesa fiorentina, questa volta rinchiuso nell’ascensore dell’hotel Excelsior, leggermente euforico per lo champagne in corpo, stordito dalle chiacchiere e dagli incontri del party che ben oltre la mezzanotte ancora stava svolgendosi sulla terrazza, avrei invece conosciuto una specie di satori e la città, Firenze, sarebbe apparsa l’esatto contrario dell’immagine turistica e esteriore di quella prima discesa: Firenze allora si sarebbe dispiegata come l’immagine dell’Occidente stesso, un Occidente avviato inesorabilmente verso la morte, cinto d’assedio dalle popolazioni dei continenti poveri…"
Pier Vittorio Tondelli, estratto da Un weekend postmoderno

Ho sempre trovato la capacità di osservazione e di analisi di PVT profondamente stupefacente nella sua efficacia descrittiva. A questa capacità già notevole, in questo caso vanno aggiunti la dolcezza dell’occhio che scivola su Firenze, l’idea del satori come subitanea comprensione del paesaggio circostante e l’immagine della decadenza dell’Occidente… ho sempre trovato queste poche righe illuminanti.

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