venerdì 28 settembre 2007

la realtà non è una fila di lettere

"Nulla di ciò che raccontano è vero. La realtà non è una fila di lettere. L’unico difetto che hai, Giacomo, è che hai imparato a leggere. Sai perché scrivono tanto i balordi ? Trasformano in parole i gesti che non sanno fare."
Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio

Da un appunto passato, ritrovo queste poche righe.
Fra storie strane e alberi genealogici rigogliosi di figure così singolari da risultare quasi mitologiche, fra storie che sanno di sangue, fede, comunismo, terra, sesso e follia, Jodorowsky mi spara una frase secca e spietata, in cui mi devo malgrado tutto riconoscere.

venerdì 21 settembre 2007

oggi come ieri

ho ripescato un vecchio quaderno di appunti, pensieri e altre espressioni inconsistenti del mio io passato.
con nostalgica curiosità, mi sono riletto vari appunti manoscritti. sebbene lo sospettassi, ho trovato una clamorosa corrispondenza di temi e contenuti: le osservazioni di ieri sembrano scritte pochi giorni fa e potrei trasferirle, quasi intatte, ad oggi. per ulteriore conferma, guardo le date appuntate sul taccuino: orientativamente dieci anni fa. se fossi in me, mi preoccuperei.

martedì 18 settembre 2007

ma è possibile ?

Ma è possibile che per farsi un’attivista dai capelli rosso-miele, l’ennesima incarnazione dell’io de-carliano del Mare delle Verità debba propinarci un minestrone di complotti, omicidi, segreti e poteri forti ancora più banale del Dan Brown originale ?
Il solito uomo di grande personalità e spessore fuggito dall’opprimente meschina provincialità della vita quotidiana, dai suoi compromessi e obblighi e infimi vincoli capitalistici, si ritrova coinvolto in tutto il peggio che l’aborrita società può offrire: la vacuità e autoreferenzialità dei giochi politici, l’obbedienza al potere, la deriva verso l’inquinamento, il traffico, la mancanza di sentimenti e rispetto e attenzione verso gli altri. Il tutto sottolineato come se si trattasse di un’inedita e illuminante verità cui addivenire dopo un’approfondita osservazione di usi e costumi dell’uomo occidentale.
Il resto va da sé: manoscritti sconvolgenti, bombe, case messe a soqquadro, fughe pittoresche, l’immagine riscaldata del cibo come piacere primordiale (addirittura ripetuta!), l’inevitabile presenza di una Lei, sintesi assoluta di amore e desiderio, cui il protagonista tende con magnetica attrazione.

martedì 4 settembre 2007

la gioia della memoria nel giardino dei Finzi-Contini

"Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente… Come mi capiva ! La mia ansia che il presente diventasse “subito” passato perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio era anche sua, tale e quale. Era il “nostro” vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro."
Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini

Nei giorni passati mi è capitato di parlare con una collega che stava leggendo un capitolo del Romanzo di Ferrara di Bassani. Sono quindi andato a ricercare questo passaggio che ricordavo dalla lettura del Giardino dei Finzi-Contini.
Capita talora che si leggano dei brani in cui ci si ritrovi completamente rappresentati.
Pur comprendendo l’ottusità della passione amorosa del protagonista, mi sono innamorato un po’ anch’io della viziata Micòl Finzi-Contini nella Ferrara sull’orlo delle leggi razziali fasciste.
Probabilmente perché subivo il fascino vanesio e sfuggente di Micòl, ho fatto fatica a non sentirmi solidale alla cecità del protagonista, che solo l’inasprirsi della situazione sociale riuscirà a distogliere dalla sua passione.
Probabilmente perché mi ritrovo perfettamente nell’osservazione di Micòl: incapace di gestirlo in maniera appropriata, tendo a proiettare istantaneamente il presente nel comodo regno del passato, laddove possano agevolmente modellarlo le sicure armi della nostalgia e della memoria.