martedì 4 settembre 2007

la gioia della memoria nel giardino dei Finzi-Contini

"Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente… Come mi capiva ! La mia ansia che il presente diventasse “subito” passato perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio era anche sua, tale e quale. Era il “nostro” vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro."
Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini

Nei giorni passati mi è capitato di parlare con una collega che stava leggendo un capitolo del Romanzo di Ferrara di Bassani. Sono quindi andato a ricercare questo passaggio che ricordavo dalla lettura del Giardino dei Finzi-Contini.
Capita talora che si leggano dei brani in cui ci si ritrovi completamente rappresentati.
Pur comprendendo l’ottusità della passione amorosa del protagonista, mi sono innamorato un po’ anch’io della viziata Micòl Finzi-Contini nella Ferrara sull’orlo delle leggi razziali fasciste.
Probabilmente perché subivo il fascino vanesio e sfuggente di Micòl, ho fatto fatica a non sentirmi solidale alla cecità del protagonista, che solo l’inasprirsi della situazione sociale riuscirà a distogliere dalla sua passione.
Probabilmente perché mi ritrovo perfettamente nell’osservazione di Micòl: incapace di gestirlo in maniera appropriata, tendo a proiettare istantaneamente il presente nel comodo regno del passato, laddove possano agevolmente modellarlo le sicure armi della nostalgia e della memoria.

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