venerdì 19 ottobre 2007

da alberta

Mentre salgo l’ultima rampa di scale, Pogo mi viene incontro e si struscia contro i miei jeans. Appena Alberta apre la porta, sgattaiola dentro e si dirige rapido in cucina. Sul tavolo del soggiorno Chiara sta disegnando. Risponde con un ciao distratto al mio saluto, presa com’è dalla sua fase creativa. Sceglie i colori con metodo, dimostra un’attenzione profonda: la serietà con cui si cimenta nel gioco è strabiliante. Una ciocca di capelli sfuggita alla coda penzola davanti ai suoi occhi ma lei non sembra accorgersene. Mi siedo di fianco a lei, guardo il suo foglio, seguo le sue mani abbozzare un uomo ed una donna allampanati, dilatati come due ombre. Ammassati in un angolo del tavolo i libri e gli appunti di Alberta e i resti della merenda di Chiara.

Ai giardini, parlo con Alberta mentre Chiara gioca con altri bambini. Nel gruppetto ci sono un bambino egiziano ed una bambina rumena. Le rispettive mamme si mantengono a distanza, la prima su una panchina vicina alle altalene, con il suo velo e gli occhi scuri e profondi; la seconda, in piedi a due passi dalla fontanella, parla continuamente al telefono. Alberta mi fa notare come gli altri bambini riconoscano in Chiara il suo carattere dominante. Mi fa notare piccoli gesti, sguardi e movimenti a supporto della sua tesi. Ad essere sinceri, io vedo solo un gruppetto di bambini che giocano fra scivoli e altalene, seguendo una trama imperscrutabile ai miei occhi di adulto. Forse un indice della sua imminente deformazione professionale: Alberta è animata da una continua tendenza a psicanalizzare comportamenti e situazioni circostanti. Abitualmente si limita a tenere per sé le sue acute osservazioni, talora decide di condividerle con gli altri: probabilmente vede in me un osservatore ricettivo e attento, seppur tecnicamente impreparato.

Mentre sono al supermercato con Alberta mi chiama il Guzzo, che vorrebbe precettarmi per una serata al Korova, a suo dire tappa imprescindibile del venerdì. Gli ricordo che domenica scorsa allo Zero devo avergli detto almeno dieci volte che questo weekend sarei stato a Roma da Alberta. Grugnisce un scusa me lo ero dimenticato e riattacca.
Alberta compra i cereali al cioccolato per Chiara e del muesli per sé. Compra anche delle banane e delle pere molto acerbe, perché Chiara rifiuta categoricamente la frutta troppo matura.
Alberta evita gli ipermercati e predilige un piccolo supermercato di quartiere. Dice di provare una idiosincrasia per la luce mortale ed abbacinante dei neon e per il senso d’infinito che gli trasmette il rigore prospettico degli scaffali. La guardo un po’ perplesso e me la figuro appoggiata al bancone del Korova nel disperato tentativo di esporre questa sensazione al Guzzo.

Sul pannello di sughero nel soggiorno, sono appuntate alcune foto e ricordi di Alberta: lei in moto con Gianni in Corsica, Pogo a pochi mesi, Chiara con un bellissimo sorriso sdentato, un biglietto della Bohème, io ed Alberta, bambini, insieme ai nostri genitori sulle Dolomiti. Lei sorridente nel suo maglioncino verde, i capelli biondissimi, io imbronciato in un giacchettino di velluto a coste spesse e le ginocchia sbucciate.

1 commento:

Nona ha detto...

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