martedì 4 dicembre 2007

il labile confine della realtà rappresentata

La visione del brillante mockumentary The Doorman di Wayne Price mi ha fatto riflettere sull’idea della rappresentazione della realtà nel cinema, argomento su cui saggisti ed esperti avranno versato i proverbiali fiumi di inchiostro ed in cui io mi avventuro con manifesta incompetenza.
Il cinema della trasparenza (cinema classico americano, produzione seriale hollywoodiana, fiction televisiva) si basa sulla rappresentazione di una storia di finzione che sia il più possibile realistica, se non in termini di contenuto almeno come linguaggio cinematografico. Lo spettatore deve essere proiettato nel film come in una rassicurante e totalizzante realtà filmica, un doppio illusorio della realtà: il regista si nasconde ed il montaggio deve accompagnare con fluidità lo spettatore nella realtà filmica.
Cinema quindi come illusione di realtà. Tramite un linguaggio fluido e continuo si conduce lo spettatore in un illusorio mondo filmico dove ha luogo una vicenda di finzione che lui percepisca il più possibile come una realtà.
I mockumentary, seppur in maniera beffarda e satirica, utilizzano invece la tecnica del documentario per narrare una vicenda di finzione: il rigore dell’intervista, del filmato di repertorio, le imprecisioni e insicurezze della presa diretta vengono utilizzate ad arte per narrare con taglio realistico una vicenda di finzione.
Cinema quindi come produzione di realtà. Tramite un linguaggio non cinematografico si propone allo spettatore una vicenda di finzione mascherata da vera realtà, ossia si cerca di illuderlo che non lo si stia illudendo con una vicenda di finzione.

Nel capitolo di Considera l’aragosta dedicato alla pornografia, David Foster Wallace analizza con l’acume che lo contraddistingue - e fortunatamente senza la deriva erudita e prolissa di cui spesso è compiaciuta vittima - la contrapposizione fra questi due approcci alla realtà filmica nel mondo dell’hard.
Osserva infatti la contrapposizione fra i film hard tradizionali e i Gonzo movies (film in cui finte scene reali - tipo abbordaggi di ragazze in spiaggia o in discoteca - preludono alle scene di sesso) e nota come:
I video porno tradizionali simulano la sessualizzazione della vita reale (ossia creano un mondo reale alternativo in cui tutti, dalle segretarie ai pompieri, aspettano solo l’imbeccata per lanciarsi in una copula frenetica); i video Gonzo si spingono oltre offrendo un’apparente sessualizzazione della vera vita reale (combinando, per esempio, veri filmati di ragazze sulla spiaggia di Cannes con filmati da copione di seduzione e sesso esplicito).

L’osservazione di Wallace, seppur legata al cinema hard, mi sembra adatta anche al più generale concetto della rappresentazione della realtà dal mezzo cinematografico.
I mockumentary rappresentano un approccio principalmente ironico al tema (non saprei quanto possa essere serioso l’approccio dei film Gonzo…) ma l’idea di offrire la finzione di una vera vita reale piuttosto che una vita reale illusoria è comunque calzante.
Oltre che per la materia trattata, la vicenda di The Doorman è brillante proprio in quanto sono efficaci (ed ironici) gli effetti del taglio documentaristico abbinati alla commistione fra personaggi reali e personaggi di finzione.

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