martedì 29 aprile 2008

nel quartiere è tempo di scelte

"Era un rigido pomeriggio di dicembre; l’inverno 1935, in cui per tutti noi amici sotto forme diverse doveva accadere un qualcosa che avrebbe deciso della nostra vita, nel senso che, dopo il fluttuare dei sentimenti adolescenti, ciascuno di noi avrebbe fatto un gesto, detto una parola o commesso un’azione che lo avrebbe impegnato cuore e mente per l’esistenza intera. Quando vogliamo spiegarci diciamo destino ed è invece soltanto la condanna che noi uomini ci decretiamo per assuefarci alla vita, piegarci in essa relegando il nostro corpo nella sua prigione, con la speranza riposta nel più segreto angolo del nostro inespresso morale."
Vasco Pratolini, Il quartiere

Ogni tanto mi è salutare rileggere o riscoprire qualche autore italiano del nostro recente passato, netta espressione della nostra tradizione, sovente specchio di epoche, regioni e costumi ben precisi e definiti.
Recentemente ho amato la borghesia ferrarese dipinta dalla prosa elegante di Bassani, il sopito eros catanese di Brancati, la spietata campagna senese di Tozzi, la rabbia del toscano Bianciardi nella Milano del boom.
Pratolini mi porta per le strade di Santa Croce, quartiere popolare della Firenze anni Trenta, dove la povertà, ineluttabile come una malattia ereditaria, viene vissuta con orgogliosa dignità. In un romanzo appassionato e corale si intrecciano le scelte di vita, ponderate o istintive o addirittura incidentali, gli amori e le prime passioni politiche e ideali; i giovani devono confrontarsi con l’obbligo alla maturità, mentre sullo sfondo si consuma il fascismo e si prepara l’utopica ristrutturazione del quartiere.

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