lunedì 14 aprile 2008

pausa pranzo

Appena sveglio mi guardo allo specchio. Gradirei assomigliare a Sean Penn, assumere quell’aria tesa e beffarda, un po’ assente, vagamente scossa ma indice di fascinoso tormento interiore. Niente di così lontano dall’immagine che lo specchio implacabilmente mi restituisce.

L’edicolante parla al telefonino con tale Giò, imprecisato interlocutore cui viene rapidamente sintetizzato il precario bilancio dell’edicola. La parete alle spalle dell’edicolante è un muro di materiale pornografico. Tenendo il telefono incassato fra spalla e orecchio, l’edicolante rovista in un cassettino per trarne alcune banconote spiegazzate da porgermi come resto. La sua mano tesa mi coglie impreparato, distratto dalla copertina di Anal destruction vol.4.

In pausa pranzo mangio con alcuni colleghi. L’insalatona ha sbaragliato gli altri piatti nelle scelte dei commensali: la primavera che sta esplodendo sulle giacche e cravatte allentate spinge alla ricerca di un pasto fresco. Già so che l’insalata greca da cui mi sono fatto tentare assedierà il mio pomeriggio per la sete insaziabile provocata dalla feta e i faticosi spasmi digestivi del peperone.
Aldo espone i dettagli di una sua esperienza sessuale di qualche giorno fa, a suo dire non definibile in altro modo se non come una scopata epica. Aldo non lesina particolari dell’evento, soffermandosi sui dettagli delle prime schermaglie in automobile, gli irrefrenabili contatti in ascensore e le prodezze della nottata in casa di lei.
Sono incerto se provare snobistico disgusto per questa esibita volgarità o una genuina invidia.

Poco lontano pranzano alcune commesse di boutique. Eleganti e curate, non nascondono sguardi verso il nostro tavolo, chissà se perché attratte dai frammenti del racconto di Aldo che le raggiungono.
Di tre, due hanno un rapporto compulsivo con il telefonino, costantemente tormentato alla ricerca di sms cui viene prontamente risposto.
Al rientro in ufficio, in ascensore incrocio la donna dagli occhi che ridono. Sempre impegnata ma allegra, trasmette una sensazionale positività, che leggo come l’idea tangibile di una vita felice.

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