mercoledì 7 maggio 2008

tre incontri

Giovedì sera, aperitivo al Vertigo.
Il Guzzo è quantomeno sottotono. Gli sono sufficienti due stuzzichini ed un paio di sorsi del suo Negroni sbagliato per decidersi a vuotare il sacco: trova problematica la gestione del rapporto con la sua attuale ragazza. Conosciuta qualche mese fa al Charles De Gaulle di Parigi, è donna di accecante bellezza in inarrestabile carriera: gli orari massacranti da responsabile ufficio stampa di una nota agenzia pubblicitaria si fondono con un’intensa attività sportiva e una ricchissima vita mondana. In questo turbinio di impegni, il fidanzato di turno altro non è che un nome da incastrare in agenda, ruolo che il Guzzo, tendente all’egocentrismo e non immune da un pizzico di inveterato maschilismo, non riesce ad accettare.
Abituato a vivere rapporti in cui le priorità di coppia erano determinate dal suo lavoro, dai suoi impegni e dai suoi interessi, mal digerisce il nuovo corso.

Sabato pomeriggio, un caffè con Marianne.
Ha deciso di vendere la sua casa di via Volta perché ha saputo da affidabili indiscrezioni che nel quartiere verrà costruita una moschea quindi teme la svalutazione dell’appartamento.
Nonostante l’interesse per la cultura islamica e le culture altre in generale, prevalgono la sua estrazione alto borghese e il senso degli affari inconsciamente ereditato dal padre che la spingono ad una scelta di conservazione del proprio patrimonio immobiliare.
Sorseggiando un caffè d’orzo in tazza grande con latte a parte, dice però che troverà doloroso il distacco dal suo spazio vitale.

Domenica mattina, incontro Carlo assorto fra le bancarelle dei libri usati del centro.
Carlo si dedica assiduamente a sviscerare cause e caratteristiche della sua perenne condizione di sfigato. Passa il suo tempo ad analizzare con maniacale attenzione le sfumature del suo comportamento nei confronti degli altri, ad inquadrare in una teoria assoluta il perché delle sue continue sconfitte, sia sentimentali che più genericamente sociali.
Mentre passeggiamo, mi espone con orgoglio autolesionista la sua ultima teoria: sostiene di trovarsi ai margini di una distribuzione gaussiana che rappresenta le possibilità di successo di un individuo; la sua posizione ai margini rende non impossibile ma altamente improbabile che lui trovi il suo spazio nel mondo.
La consapevolezza di aver già bruciato un paio di fortuite occasioni lo rende piuttosto scettico sulla possibilità di affrancarsi dalla sua condizione di sconfitto.
Emotivamente abbattuto dall’incontro con Carlo, rientro a casa con un forte bisogno di banalità. Per fortuna accendo la televisione e trovo una serie di MTV su storielle di confraternite studentesche e piccoli turbamenti post-adolescenziali: un rassicurante mondo ipotetico, dove è sempre estate e tutti hanno una possibilità.