giovedì 11 settembre 2008

in giornata

Ho sempre questa sensazione di essere un passo più in là, ma non avanti, bensì di lato, ma non così a lato da essere veramente altro dallo stare al centro.
Questa me la segno; se mai scrivessi un libro la metterei in esergo.

Il mio capo mi ha già irrevocabilmente relegato nella categoria dei senzapalle. Ha capito che non può fare affidamento su di me per trasmettere ai nostri collaboratori la pressione e l’accelerazione dei ritmi lavorativi impresse dalla Direzione. Ai suoi occhi manageriali sono una partita persa, l’anello debole della sua catena di comando; già immagino la mia scheda valutativa compilata per l’ufficio personale: buone capacità analitiche e valide competenze tecniche ma scarsa propensione al risultato; incapace di coinvolgere fattivamente i collaboratori. Se vuole, gliela scrivo direttamente io.
Giovedì gli ho fatto notare come non riusciremo a chiudere le nostre analisi nei tempi previsti dal piano di lavoro condiviso con il cliente.
Mi ha guardato. I suoi occhi sono stati attraversati da una serie di esplicite sensazioni: sospettosa incomprensione, dovuto sbalordimento, giusta disapprovazione, disprezzo.
Che cazzo dici. Risposta lapidaria, assolutamente non interlocutoria. Avrei sperato in un punto interrogativo alla fine. Niente. Uno spietato punto e a capo.

Meno male che abbiamo gli aperitivi a risollevarci dalle nostre giornate inappaganti, con quelle due ore di supposta felicità e leggerezza spese sorseggiando drinks alcolici, guardandosi attorno e parlando con spietata superficialità con amici e conoscenti. Sembra più una fatua vetrina piuttosto che un momento di serenità in cui godere del giorno che finisce, finalmente liberi da impegni e doveri.
Come al solito temo di essere a corto di argomenti con cui intrattenere lievi conversazioni occasionali, per fortuna che questa sera le attenzioni del gruppo vengono catalizzate da Aldo che si presenta con il nuovo I-Phone. Piccolo e accessibile oggetto del desiderio, ostenta il suo brand con contraddittoria eleganza. Aldo calamita le attenzioni dei presenti snocciolando le foto del suo weekend in barca a vela perfettamente riprodotte sul prodigioso telefono.
Conosco Giorgia, amica di un amico di Aldo, che nonostante mi ammorbi tutta la sera con le sue peripezie vacanziere, beve Dry Martini invece di improbabili Daiquiri Frozen alla frutta e mi lascia il numero di telefono.

Mentre aspetto che il barista finisca di farsi i cazzi suoi con un’avvenente cliente dai capelli rossi, una ragazza inavvertitamente rovescia un vassoio precariamente appoggiato sul bancone. Mi intenerisce il suo arrossire per un piccolo gesto maldestro.