giovedì 30 ottobre 2008

folletto

Apro la porta ancora mezzo assonnato e mi trovo davanti due ragazze.
C’è sua moglie ? No, non c’è. E quando la possiamo trovare ? Non c’è nel senso che non esiste, non che al momento sia fuori casa. Allora mi chiedono se io possa essere interessato ad una dimostrazione pratica del Folletto. Ovviamente no. Ma visto che sembra che le due ragazze non guadagnino solamente a provvigione ma anche sul numero di dimostrazioni effettuate, gentilmente le faccio accomodare.
Così mi ritrovo un sabato mattina, poco prima delle dieci, con due ragazze che mi dimostrano le prodezze del Folletto Worwerk, polifunzionale mostriciattolo bianco-verde che rappresenta l’anacronistica resistenza di un meccanismo di vendita porta a porta. Nato in un’epoca in cui non c’era la diffusione capillare degli ipermercati né Internet né le televendite, presenta un approccio al cliente, un linguaggio e tecniche commerciali ferme agli anni Ottanta, probabilmente adatte ad un target di ultra-sessantenni.
Mi stupisce però l’approccio estetico della coppia di venditrici: ragazze piacenti e palesemente tirate a lucido per l’occasione, vestono sandali con tacco 10, jeans piuttosto attillati, reggiseno in vista dalla scollatura del top. Non nego che trovarsi davanti una donna con tacco 10 che fa andare avanti e indietro un aspirapolvere ispira fantasie erotiche di bassa lega e richiama scenari da pruriginoso film anni Settanta con Banfi e la Fenech.
Ovviamente, nonostante l’offerta unica, irripetibile e in esclusiva per me, non ho comprato il Folletto.

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