lunedì 6 ottobre 2008

le superfici riflettenti

Resto sempre affascinato dalle superfici vetrate dei locali pubblici, quell’illusoria parete trasparente fra il dentro ed il fuori. Mi illudo di rapire un attimo della vita di chi è involontariamente in vetrina, in un gioco di riflessi fra superfici lucide e scritte in sovrimpressione. Quel manierista di Wong Kar-Wai ha costruito buona parte del fascino di My blueberry nights sulle visioni in trasparenza.
In fondo, è Nighthaws di Hopper che mi ha traviato, con quella sua perfetta visibilità del bar notturno, l’angolo della strada e i nottambuli solitari, coincidenza fra prospettive esterne ed interne. Me lo sono sempre trovato fra i piedi: prima sulla copertina de La città e le metropoli di Kerouac nelle edizioni economiche Newton Compton, poi nello studio del mio medico sul manifesto di un congresso di pneumologia. Non soddisfatto, me lo sono pure messo sul desktop.
Per cui, mi guardo intorno e vedo una bambina perfettamente incorniciata dalla vetrata del bar alla moda sul lungofiume, mentre fa colazione appollaiata sullo sgabello troppo alto per lei. Vedo un bambino ricco sottoporsi ad un taglio di capelli in un elegante barbiere del centro, il suo volto nascosto dalla scritta ‘Massokinesi’ sul vetro. Vedo il cocktail bar dove tavoli esterni e interni risultano divisi solo da una vetrata, che giustifica una vicinanza fra estranei in un riflesso di immagini simili ma non combacianti.

1 commento:

Anonimo ha detto...

concordo sul fatto che buona parte del fascino di My Blueberry Nights sia sul gioco di trasparenza e traslucidità delle scene al bar e resto sempre incuriosito dagli appunti di Berghinz che mi stimolano a pensare e mi danno spunti per voli personali e riflessioni (non potevo che scrivere questa parola visto il tema del post)