mercoledì 15 ottobre 2008

un uomo ricco

Io ascoltavo e intanto pensavo: sono un uomo ricco. Ho una moglie che sogna tutte le notti, che se ne sta lì sdraiata accanto a me fino a che non si addormenta e poi se ne va lontano in qualche bel sogno tutte le notti. Certe volte sogna cavalli, oppure persone, o il sole o la pioggia, e certe volte cambia persino sesso in sogno. Io non è che sentissi la mancanza dei sogni. Tanto avevo i suoi di sogni su cui riflettere, se proprio ne avevo bisogno. E poi avevo una vicina che cantava o canticchiava tutto il giorno. Tutto sommato, potevo ritenermi fortunato.
Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama (traduzione di Riccardo Duranti)

Se tagliassi ancora non resterebbe più niente diceva Carver della sua scrittura ridotta all’osso, preciso frutto di estenuanti revisioni.
Nei suoi interni americani fatti di gesti quotidiani e abitudine, ogni tanto irrompe la tragedia ma molto più sovente succede poco o nulla. Non c’è bisogno di scavare, approfondire, tentare complesse interpretazioni: la linearità e l’essenzialità descrivono i pochi fatti di vite spesso disadorne ma dipinte in modo così magistralmente chiaro in una sorprendente estetica delle piccole cose.

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