domenica 14 dicembre 2008

departures

In coda al check-in davanti ai terminali bloccati da un problema tecnico, osservo il siparietto che viene imbastito nella fila accanto alla mia da due giovani manager in business trip. Lei, professionale e magrissima, fasciata in un istituzionale completo nero e camicia bianca, ricorda vagamente Sarah Jessica Parker; lui, giovanile e brillante, ostenta sicurezza in ogni minimo atteggiamento nel suo completo Armani e informali scarpette Paciotti. Insofferente all’inefficienza del sistema aeroportuale, lei si siede sul nastro trasportatore del check in, il cui display restituisce un improbabile 40 kg: la Carrie Bradshaw della Malpensa è effettivamente una silfide ma 40 kg sono un peso più adatto alla sua valigia stipata di abiti e scarpe piuttosto che a lei. Il viso profuso di intraprendenza di lui sfrutta l’occasione per perorare la sua causa di corteggiatore occasionale ma non nasconde un’espressione di incredula perplessità.

Al problema tecnico al check-in si sommano ulteriori difficoltà organizzative derivanti dai continui scioperi, con il risultato di ritardare la maggior parte dei voli di almeno due ore. Fra i viaggiatori che fluiscono verso bar e caffetterie, mi ritrovo alla stessa vineria dei due manager. Il corteggiamento prosegue davanti a due calici di vino rosso, seppur continuamente interrotto dalle telefonate di lavoro e dallo scorrere delle mail sui Blackberry. Il mio vicino al bancone mi guarda di sottecchi e vuole palesemente attaccare bottone, annoiato dalla lunga attesa: temo un’estenuante filippica sull’inefficienza delle nostre compagnie aeree e società di gestione aeroportuali, infarcita di luoghi comuni e volanti paragoni con l’efficiente rigore degli altri paesi europei e dei paesi emergenti (già lo sento: Ah! Vedesse che efficienza nella lounge Emirates a Dubai !).
La mia attenzione ritorna sulla coppia: adesso lei è impegnata al telefono e cammina nel corridoio antistante la vineria, gesticolando con mirabile discrezione, mentre lui è rimasto al tavolo a sorseggiare il suo vino. Nei due vedo il Guzzo e la sua ingestibile compagna: chissà se anche il giovane manager qui presente, qualora la storia con la silfide dovesse proseguire al di fuori di questo aeroporto, si ritroverà a patire l’indipendenza professionale e la vita eccessivamente impegnata della compagna.

Mentre sono finalmente in coda al mio cancello d’imbarco, mi arriva una telefonata da Giorgia. Nonostante le reiterate promesse, non siamo ancora riusciti ad uscire una sera insieme: l’agognato aperitivo per stare un po’ insieme è stato ripetutamente posticipato, sono invece andate in onda almeno un paio di lunghe telefonate in cui la ragazza, evidentemente bisognosa di parlare, mi ha raccontato buona parte della sua vita degli ultimi due anni. Alcune difficili scelte personali, un nuovo lavoro ed un trasferimento, la convivenza con l’ex fidanzato naufragata malamente, i problemi di salute della madre: apparentemente so tutto di lei.
Giorgia mostra un immotivato entusiasmo nei miei confronti, e sembra aspettare con ansia la nostra uscita insieme salvo poi rimandare ogni mia proposta a causa di imprescindibili e complicatissimi impegni.
Alla fine sono costretto a chiudere la comunicazione già seduto al mio posto dopo l’ennesima occhiata malevola della hostess teutonica.

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