venerdì 12 dicembre 2008

i vivi

Un corposo latrato di ottoni sui bassi registri aveva preannunciato, con impensabile fragore, un inviluppo verticale di vocalizzi aspri e angosciati.
Nell’esordio letterario di Cristiano Godano trovo la conferma dello stile già noto dagli ultimi anni di songwriting per gli amati Marlene Kuntz: la prevista ridondanza espositiva, la ricerca esasperata di termini inconsueti, lo stressante approfondimento di ogni sensazione emotiva in un ventaglio di immagini, il palese autocompiacimento nel produrre preposizioni articolate.
Ciò premesso, devo riconoscere l’abilità nel mantenere con credibile costanza la firma stilistica adottata e l’efficacia – seppur estenuante – di molte immagini.
In alcuni racconti non trovo molto al di là del suddetto stile, come se fossero semplici esercitazioni sul tema; vengo invece sorpreso dal Godano che mi gioca con convinzione e regolarità l’argomento sessuale, sia nell’afoso ed efficace pomeriggio onanista fiorentino che nel montaggio parallelo della coppia aperta: mi sorprende questa attenzione al sesso, sia come altissima tensione passionale che come pratica fisica. Qualcosa mi lascia però perplesso: lo scambio di sms in autostrada, il locale hard berlinese, l’insistere su certe immagini (raggiungendo con dita galeotte il magico luogo in cui l’autoreggente lascia nuda la coscia) sono cadute un po’ becere visto lo stile di cui ama vestirsi il personaggio Godano. Qualcosa invece convince, soprattutto nell’ispirazione: il turbinio del crescendo dell’opera in parallelo con il viaggio dei due protagonisti, il continuo scivolare nell’irrefrenabile desiderio del protagonista della storia fiorentina e, in ambito non sessuale, il semplice quadretto di vita dietro la foto di Doisneau.
L’esasperata ricchezza espositiva e la profondità emotiva sono indubbiamente degni di nota; tuttavia non guasterebbe un pizzico di ironia a stemperare la supposta seriosità espositiva.

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