domenica 8 febbraio 2009

vivere di miraggi

Quando manca una vita vera, allora si vive di miraggi. E’ sempre meglio che niente.
Anton Pavlovič Čechov, Zio Vanja (traduzione di Gian Piero Piretto)

In mezzo alle scene di vita di campagna di Zio Vanja, Čechov piazza una frase asciutta e secca come una coltellata. L’anonima routine della vita di campagna interrotta dalla visita del professore e dell’affascinante Elena riprende monotona e totalizzante dopo la loro dipartita, nella perfetta ciclicità della storia.
I personaggi sono accompagnati da una totale malinconia e assenza di gioie e stimoli, proiettati in un’esistenza mediocre ed abitudinaria da cui sono esclusi amori, sentimenti e tensioni spirituali più alte.
Da quel poco che ho letto su Čechov mi incuriosiscono la sua iniziale mancanza di fiducia nelle proprie doti letterarie, relegate a passatempo secondario rispetto alla sua professione di medico, la sua inquietudine creativa e vitale, la sua ritrosia artistica, l’incerta e dimessa opinione di sé nonostante il successo: in me il fuoco brucia uniforme e indolente, senza improvvise vampate e scricchiolii… ecco perché non commetto evidenti sciocchezze né atti decisamente intelligenti. Manco di passione.

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