martedì 21 aprile 2009

all'aperitivo

Durante un sofisticato aperitivo di un sabato primaverile, l’aria si mantiene frizzante a dispetto dell’ambiziosa gioventù che già in abiti leggeri si intrattiene di fronte al locale. Di gran moda il calice di vino che spodesta i pre-dinner più canonici, offrendo eleganza a supporto della gestualità sociale dei presenti.
Grazie ad alcune amicizie comuni, mi ritrovo a scambiare due parole con una ragazza: niente di memorabile, indolore scambio di informazioni superficiali per costruire una minima conoscenza reciproca.
Parlando del recente weekend pasquale, lei mi dice che lo ha trascorso nella tranquillità della sua casa in montagna, lontana dalla frenesia della città, dagli obblighi sociali e dalla zavorra della mondanità. Trentenne professionista votata al consapevole understatement del tacco basso, sfoggia navigata maturità parlando della sua fuga dalla smania degli impegni urbani: sai, sono stata un po’ da sola, mi sono rilassata, ho fatto qualche passeggiata, mi sono letta un libro…
E lì l’errore, madornale. Una saggia vocina interiore mi suggerisce di non farlo, di lasciar perdere, di non essere pedante, di evitare una domanda la cui risposta di sicuro non mi piacerà. Ma niente da fare: a testa bassa apro la bocca e sparo la domanda più stronza della mia serata: Ah, bello. E che libro hai letto ?
Ecco, non ci posso credere: l’ho detto. Non me ne posso capacitare. Mi chiedo perché io commetta errori così grossolani.
Sadica e inevitabile, la sua risposta arriva come una staffilata: quello di Fabio Volo. Sorrido con sportività, bevo un sorso di Morellino – facile, non impegnativo – e si procede.

1 commento:

Anonimo ha detto...

l'insostenibile leggerezza dell'essere.......

la dottoressa