martedì 29 settembre 2009

appunti giapponesi, due

Il cemento, asciutto e concreto, è materiale perfetto per un monumento al dolore.
Il memoriale di Hiroshima non ha pretese artistiche ma trasmette l’ingombrante peso della Storia. Laddove si è particolarmente accanita, la Storia lascia un segno tangibile ed inequivocabile: succede a Berlino, succede a Hiroshima. Ne percepisci il fragore, l’eredità, il monito.

Storicamente l’imperatore ha sempre avuto un ruolo di secondo piano, subordinato all’autorità politica e militare. Mi fa tenerezza pensare alla massima carica del paese costretta ad una vita di etichetta e formalità mentre qualcun altro comanda (una volta lo shogun, oggi il primo ministro): nelle afose peregrinazioni turistiche per templi buddisti e santuari scintoisti, mi piace immaginare un imperatore avvilito, che percorre con lunghi passi sconsolati il giardino imperiale, rimuginando sulla sua amara condizione di esautorato dal potere.

Nella vivace notte di Hiroshima, Matsumoto ed i suoi espansivi amici ci offrono la cena in un izakaya, brindiamo con la birra e cerchiamo di capirci fra inglese stentato e body language.
Più tardi: il Molly Malone’s è un pub irlandese arredato dalla Guinness, frequentato da occidentali anglofoni a da un azzimato giapponese ubriaco che si cimenta nel moonwalk del defunto Michael Jackson. Locale piuttosto anonimo se non fosse per l’estroso guizzo nei bagni: l’orinatoio non è montato a parete bensì sulla vetrata del quarto piano con vista sul traffico di Choi Dori. Imperdibile.
Ancora più tardi: il minuscolo Barcos discoclub accoglie le danze di occidentali sudati, pochissimi giapponesi e qualche latinoamericano.

Nella vivace notte di Pontochō a Kyoto, Denis e gli altri italiani nippofoni ci fanno compagnia nel cosmopolita A-Bar dove il lungo tavolo in legno svolge appieno il suo ruolo socializzante, fra birre in comune e stuzzichini fritti.
Più tardi: il proprietario dell’ING, appassionato di musica, omaggia i suoi clienti italiani con i Baustelle e dei CSI d’annata. Ascoltare Ferretti cantare mimporta na sega in un bar di Kyoto è quantomeno straniante.

Terra vulcanica e in divenire ci mostra la forza degli elementi: il tifone Etau risale dal sud-est asiatico colpendo il sud dell’isola e scivola al largo di Tokyo, aggiungendo pioggia e vento all’afoso smog metropolitano. Un terremoto fa ballare i tavoli del ristorante, i volti per niente allarmati degli altri clienti non ci fanno preoccupare: non apprendiamo dell’intensità del sisma finché non arrivano impensieriti sms da Occidente.

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