martedì 29 settembre 2009

appunti giapponesi, uno

Il lungo profilo d’anatra dello Shinkansen Hikari scivola in stazione: con millimetrica precisione il convoglio si ferma in perfetta corrispondenza dei segnali predisposti sulle piattaforme, garantendo rapido e infallibile accesso ai viaggiatori ordinatamente disposti in file a L lungo il binario. A bordo regna un educato silenzio, condiviso fra viaggiatori, telefonini e personale di bordo, saltuariamente interrotto dagli annunci delle fermate, preannunciati da un jingle discreto.
Gentilezza e cortesia ti sorprendono in ogni gesto: gli inchini educati, il resto porto come dono prezioso dai cassieri, le piccole attenzioni del semplice passante. Questa diffusa cortesia comportamentale denota un’innata predisposizione ma anche una naturale sottomissione del commerciante (chi eroga un servizio) al cliente (chi acquista un servizio) e più in generale una rigida visione gerarchica dei rapporti interpersonali, anche se solo temporanea. Per confronto, è curioso notare come nell’occidente capitalista questa esperienza sia sperimentabile solo qualora si denoti un’inequivocabile disparità di reddito e ceto (boutique d’alta moda, hotel di lusso, voli in first class…).

Sebbene con adolescenziale coerenza idealista mi rifiuti di frequentare le catene internazionali di locali omologati, devo riconoscere che la vista su Shibuya Crossing dalla vetrata di Starbucks è notevole. Con il classico bidone di frappuccino alla mano e una stupenda ragazza giapponese in kimono casualmente seduta sullo sgabello a fianco, mi piace osservare l’inesauribile flusso della folla nell’incrocio iconograficamente più rappresentativo del Giappone metropolitano. Shibuya e Shinjuku confermano all’istante l’immagine cristallizzata della Tokyo urbana: la folla e i treni della Yamanote che scorrono sopraelevati fra i grattacieli, la frenesia, i negozi, gli schermi e le luci. Ginza potrebbe essere la strada dello shopping di qualsiasi città del mondo, priva com’è di elementi caratteristici, così come lo shopping vintage e alternativo di Shimokitazawa. Harajuku offre una visione pittoresca seppur superficiale sui teenager giapponesi, fra cosplay, negozi vintage, aree creative e lo shopping di Takeshita Dori. Il fragore dei pachinko è frastornante, così come il Club Sega di Akihabara, un’estenuante sala giochi nel quartiere dello shopping elettronico. Il Gundam a grandezza naturale, costruito a supporto della candidatura di Tokyo alle Olimpiadi del 2016, accoglie un’impressionante folla di giapponesi a Odaiba.

Il 30 agosto, il Partito Democratico stravince le elezioni politiche sconfiggendo il premier uscente Taro Aso ed il suo Partito Liberal Democratico. Al potere (quasi) ininterrottamente dal 1955, i liberal-democratici hanno accompagnato mezzo secolo di storia giapponese, dalla ricostruzione post-bellica al consolidamento del paese come super-potenza economica, dall’esplosione della bolla anni Novanta al conseguente crollo di molte certezze sociali – l’irruzione del precariato lavorativo, la svalutazione dello yen, il disagio sociale – fino all’attuale crisi economica. Il paese ha espresso una chiara volontà di cambiamento, compito arduo da raccogliere per il neo-eletto partito democratico ed il suo leader Yukio Hatoyama, che dovrà cercare un difficoltoso compromesso fra istanze di welfare e equità sociale con l’urgenza di scelte liberiste per favorire l’uscita della crisi e accelerare il rilancio economico del paese.

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