venerdì 6 novembre 2009

lo sgretolarsi tremolante del gong

Raccontami Ongii che scorri incessante preghiera che mormora al cielo
Del tuo monastero perduto dimmi la bellezza dei gesti e dei colori
Che ti hanno traversato e che hai riflesso
Dei bagliori dell'oro dei fuochi dei fumi e dei profumi d'incenso
Tra l'eco di conchiglie trombe campane fragore di tamburi di piatti
Lo sgretolarsi tremolante del gong
Giovanni Lindo Ferretti & CSI, Ongii

Ultimamente riascolto spesso Ongii dei CSI, tratto da Tabula Rasa Elettrificata del 1997 – per gli amanti dei dettagli terzo e ultimo album in studio dei CSI. Pur affascinato dal magnetismo di Giovanni Lindo Ferretti, ho accusato la sua vocazione poetica di eccessivo ermetismo, schiava del suo procedere per immagini e sentenze evocative che se spesso partoriscono idee illuminanti talora rimangono chiuse in sé stesse. Ongii è appartenuta a lungo alla seconda categoria e poi mi si è svelata in tutta la sua straniante poesia.
L’idea del fiume mongolo che, placido e immortale, ha visto passare secoli di vite umane, gesti quotidiani e abitudini del popolo nomade, viene cristallizzata in poche immagini che riescono in un attimo a racchiudere colori, profumi, odori, tradizioni, suoni, senso del tempo, attimi di vita: lo scorrere dell’acqua e della vita riflessa letto come preghiera incessante, i profumi d’incenso si intrecciano con il brusio della folla ed i richiami dei mercanti, le carovane sfiancate che attraversano le infinite steppe mongole. E trovo che l’immagine dello sgretolarsi del gong sia bellissima.
A dire il vero, dallo stesso album riascolto spesso pure Bolormaa, ma lì è legato all’emozione che provo ogni volta che entra la voce di Ginevra a metà brano. Ma questo è un altro discorso.

1 commento:

Ines ha detto...

Sarà stato il tuo viaggio a oriente che ti ha permesso un 'nuovo' ascolto? Chissà...