martedì 15 dicembre 2009

un martedì

The great gig in the sky: il più grande orgasmo della storia della musica il messaggio sul profilo Facebook di Carlo.
Certo che non scopa. Guarda che cazzo scrive la salomonica chiosa del Guzzo.
Sprofondato nel suo divano a sfogliare una rivista di viaggi, non posso fare altro che concordare con l’osservazione del Guzzo. Carlo non ha mai superato quella fase tipicamente adolescenziale in cui alcuni preferiscono non affrontare le incombenze della vita reale rifugiandosi in una confortevole quanto totalizzante passione. Nel caso di Carlo, la passione della musica lo aveva reso prima un tipico nerd liceale poi un raffinato esperto senza che questa specifica conoscenza fosse mai stata convertita in qualcosa di utile o proficuo: non suonava alcuno strumento, non lavorava né aveva mai provato a lavorare in campo musicale. Ovvio che ne derivasse la malcelata frustrazione tipica di chi non vede riconosciuto il frutto del faticoso investimento sul proprio spessore personale.

L’ultima volta che sono uscito con Carlo, mi ha portato in un locale ambiziosamente alternativo dove suonava un terzetto composto da un addetto ai campionatori, un polistrumentista che prediligeva il theremin ed una ragazza giapponese alla voce. Non trovi così inusuale l’ibrido fra la fredda tecnologia Bjorkesca e le stranianti illusioni del magnetismo del theremin ? mi aveva sussurrato Carlo all’orecchio sorseggiando una birra. Avevo annuito con esibita convinzione soddisfacendo il suo bisogno di conferme, sebbene avessi preferito fargli notare come noi due fossimo palesemente i due avventori più sfigati, essendo il resto del pubblico composto da creativi, designer e altre simili affascinanti categorie moderne per le quali lo sperimentalismo è un habitat naturale e non una testimonianza di emancipazione dalla pochezza del quotidiano da ricercare con affanno. Mi aspettavo infatti di veder comparire Marianne da un momento all’altro, magari in compagnia di qualcuno dei suoi partner che garbatamente non vengono mai citati durante le nostre conversazioni.

Mentre ci avviamo allo Zero, il Guzzo mi riassume la cena di venerdì in cui ha definitivamente chiuso con la fidanzata. Non nego che pensavo sarebbe stato più facile. A suo dire, lei ha incassato la sua onesta spiegazione con matura sicurezza, accettando la perdita di un partner come un sacrificio accettabile in una vita di grandi ambizioni. Tutta la storia deve avere avuto un impatto non trascurabile sulla finora salda autostima del Guzzo che, quasi certamente per la prima volta nella sua vita, si è visto costretto a gestire un rapporto sentimentale in una condizione subalterna, dovendo alla fine riconoscere la sua inadeguatezza. Sebbene non abbia avuto problemi a riattivare prontamente la sua vita sessuale con alcune mirate e agguerrite uscite mondane, rimane una macchia che fatica a cancellare.

Nessun commento: