<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078</id><updated>2012-02-12T15:54:48.002+01:00</updated><category term='storie'/><category term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><category term='al cinema'/><category term='in viaggio'/><category term='appunti'/><category term='istantanee'/><title type='text'>Berghinz Lounge</title><subtitle type='html'>Ho sempre questa sensazione di essere un passo più in là, ma non avanti, bensì di lato, ma non così a lato da essere veramente altro dallo stare al centro.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>84</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2215952444130579739</id><published>2012-02-12T15:50:00.002+01:00</published><updated>2012-02-12T15:52:40.235+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>a Vaiano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Voglio andare a Vaiano, per provare di nascosto l’effetto che fa&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Federico Fiumani, Vaiano&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;perché ti sembra strano che in una canzone che canta lo svagato desiderio di andare a Vaiano per trovare un disperato ma reale aggancio con la realtà, che brama l’erba verde, l’erba alta che da lontano sembra schiuma, che aspira ad un campo di calcio dell’Appennino Tosco-Emiliano, ti sembra proprio strano che ad un certo punto arrivi una chitarra tagliente che lascia una vibrazione tesa, al limite del dolore, e ti regala un profondo senso di fuga o memoria o desiderio, non capisco bene qual è la sensazione dominante, ma di sicuro qualcosa che arriva in profondo e ti prende là dove fa più male.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2215952444130579739?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2215952444130579739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2215952444130579739&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2215952444130579739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2215952444130579739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2012/02/vaiano.html' title='a Vaiano'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5456064236236611374</id><published>2012-01-15T22:59:00.003+01:00</published><updated>2012-01-15T23:08:01.521+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>sultanato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Fra gli auguri e i rapidi scambi di informazioni prenatalizie, qualcuno finisce sempre per chiedermi dove sia l’Oman. Di solito mi salvo con uno sbrigativo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sotto Dubai&lt;/span&gt;. Più difficile rispondere con altrettanta sintesi alla successiva domanda (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e perché l’Oman ?&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle vuote ore all’aeroporto del Cairo in attesa del volo notturno per Muscat, un cartellone pubblicitario cita una frase di Berlusconi: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nothing new has happened here, Egyptians are making history as usual&lt;/span&gt;. Non capisco come vada interpretata: irriverenza egiziana nei confronti di Berlusconi che ha sottostimato la primavera araba oppure riconoscenza per il tributo al peso storico del popolo egiziano ?&lt;br /&gt;Nuova attesa indolente nella hall del Radisson finché Europcar non ci consegna i Land Cruiser appena immatricolati, 40 km di tachimetro, con cui usciamo finalmente da Muscat, attraversando un’infinita serie di cantieri, svincoli e centri commerciali in costruzione a conferma del continuo sviluppo della capitale dell’Oman.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salito al potere nel 1970, l’attuale sultano Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd, monarca assoluto, ha contribuito alla rapida crescita del paese, investendo in infrastrutture ed educazione, facendo leva sulle esportazioni di petrolio e gas ma, vista la scarsità delle risorse fossili, avviando anche progetti di diversificazione economica (turismo, sviluppo industriale, attrazione di capitali esteri).&lt;br /&gt;Il palazzo del sultano, fra l’altro, è un pacchiano edificio dorato a Muscat, con obsolete mitragliatrici puntate verso il mare, immerso nella pace asfaltata e simmetrica del quartiere del potere politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciando la costa e addentrandoci nella regione di Al Batinah, ci attende il primo forte (Nakhal) e una sorgente di acqua calda, Ath Towra, dove tamarri omaniti lavano la loro auto mentre i bambini fanno il bagno vestiti e i turisti occidentali si concedono una fish pedicure gratuita. Karma Police ci accompagna nel Wadi Beni Awf, fra rocce maestose e, di nuovo, inesauribili lavori di costruzione della strada asfaltata lungo il wadi.&lt;br /&gt;Un omanita loquace e simpaticamente marpione, si improvvisa guida turistica del villaggio abbandonato di As Sulaif, prima di spostarci alle tombe di Al Ayn, tumuli di pietra nello scenario arido del Jebel Misht.&lt;br /&gt;La roccia domina il paesaggio omanita, la strada ridotta ad un nastro d’asfalto nella vastità della natura. Il senso della prospettiva scatena la voglia di foto, i frequenti saliscendi immortalati di continuo, come se ogni curva svelasse un’angolazione imprevista.&lt;br /&gt;Ancora forti (Jabrin, Bahla), le grotte di Al Hoota attrezzatissime per visite turistiche, il villaggio abbandonato di Tanuf, il suq di Nizwa. Dopo un posto di blocco della polizia, ci si arrampica sul Jebel Akhdar fino al Siq Plateau, un sorprendente altopiano di oltre 2.000 m. Quasi non si ha la percezione della quota finché il panorama roccioso non si spalanca imprevisto sotto gli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superate le incertezze della pista sabbiosa (encomio ai nostri autisti), arriviamo in uno sfarzoso campo tendato. Le dune di Wahiba confermano le sensazioni già provate nel deserto: il senso dello spazio, la fuga dell’orizzonte, il silenzio del vento. Qualche nuvola vela il cielo notturno, poi si dirada e riappaiono le stelle.&lt;br /&gt;Sulla via del rientro, fermiamo i fuoristrada per avvicinarci ad un gruppo di dromedari allo stato brado che attraversano serafici la pista. Alcuni si allontanano indifferenti, altri si avvicinano curiosi dimostrando inaspettato interesse per la mia t-shirt pugliese.&lt;br /&gt;Il primo tuffo è nel Wadi Bani Khalid, vicino ad una pozza dove sguazzano allegri immigrati pakistani (o del Bangladesh o indiani, non saprei dire con esattezza), che rappresentano una buona percentuale della popolazione omanita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come facilmente prevedibile, il turtle-watching a Ras al Jinz è un trappolone turistico: un’unica tartaruga assediata mentre ricopre le uova, tartarughe neonate che vengono depositate a mano direttamente sul bagnasciuga ad uso delle foto dei turisti. Nonostante la sospetta manipolazione, lo spettacolo della natura riesce comunque ad avere il sopravvento sugli animi più scettici, quando l’alba illumina una spiaggia stupenda.&lt;br /&gt;Invece di recuperare qualche proficua ora di sonno, trasformiamo la mattinata al Turtle Beach di Ras al Hadd in un brunch infinito, un paio d’ore seduti al tavolo vista mare, cullati dalla brezza mattutina a parlare di cinema e altro, con frequenti visite al buffet della colazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pessima cena indiana e slavato caffè al cardamomo a Sur per ammazzare l’attesa della mezzanotte, accolta sulla terrazza dell’hotel, grazie ad Eugenio e Renzo che con provvidenziale bottiglia di spumante nascosta nel bagaglio ci permettono l’immancabile brindisi al 2012.&lt;br /&gt;Nella mattinata del primo gennaio, la sorpresa del Wadi Shab, con la bella grotta raggiungibile a nuoto e con breve tratto di immersione.&lt;br /&gt;In serata siamo a Muscat, nel suq sommersi dalle pashmine. Dopo cena, ci riaffacciamo alla mondanità occidentale infilandoci al Trader Vic’s, catena di locali in stile polinesiano ospitata dall’Intercontinental Hotel nel quartiere di Qurm. Il Mai Tai segna il nostro ritorno al peccaminoso mondo dell’alcool, dopo giorni di lassi e succhi di mango.&lt;br /&gt;Le montagne spigolose avvolgono Muscat, con l’elegante corniche ed il porto dove è ancorato lo yacht del sultano. Vista dal mare, non si direbbe che dietro lo spazio raccolto di Mutrah esista una città da oltre un milione di abitanti, moderna e attraversata da superstrade ad alto scorrimento. Al mercato del pesce, mi trovo a fissare rapito l’abilità dei tagliatori, non tutti propriamente amichevoli nei confronti dei turisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i rapidi saluto del rientro, cerco di sintetizzare perché l’Oman. Di solito riporto della natura rocciosa, degli spazi e prospettive, dei colori e atmosfera della penisola arabica (il bianco immacolato delle tuniche maschili &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dishdasha&lt;/span&gt;, il nero profondo degli abiti femminili, l’azzurro del cielo). Continuo a leggere perplessità nei più refrattari.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5456064236236611374?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5456064236236611374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5456064236236611374&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5456064236236611374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5456064236236611374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2012/01/sultanato.html' title='sultanato'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3558195386116882508</id><published>2012-01-07T11:25:00.004+01:00</published><updated>2012-01-07T11:37:49.101+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>picchiare la testa</title><content type='html'>Come quando mia madre mi diceva: &lt;br /&gt;- Cosa ci vai a fa’ in giro fuori che ci stanno i ladri e le puttane ?&lt;br /&gt;- Appunto, mamma. Esco&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bobo Rondelli, L’Uomo che aveva picchiato la testa (regia di Paolo Virzì)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dice bene Bollani nel film-documentario di Virzì: è come se Rondelli non avesse mai voluto uscire dal guscio della sua livornesità. Forse per ritrosia, disinteresse, attaccamento, orgoglio, Bobo è un fenomeno prettamente locale, sebbene abbia tutti i numeri per diventare uno chansonnier ammaliante e profondo ma al tempo stesso brillante e sdrammatizzante. Complimenti a Virzì che, con l’abituale umanità e leggerezza che lo contraddistingue, confeziona una serie di appunti sentiti sul suo amico Rondelli e sulla sua Livorno e i suoi uomini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3558195386116882508?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3558195386116882508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3558195386116882508&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3558195386116882508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3558195386116882508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2012/01/picchiare-la-testa.html' title='picchiare la testa'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5364270240217217794</id><published>2011-11-15T23:14:00.001+01:00</published><updated>2012-01-07T23:33:42.808+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>ancora (più) vicini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quasi per caso, aprendo il giornale vedo che questa sera suonano i Casino Royale. Beh, vado, sono curioso di ascoltare i nuovi brani. Guardandomi intorno, vedo che il pubblico non ha subito alcun ricambio generazionale, i presenti sono tutti over 30 che ascoltavano &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Dainamaita, Sempre più vicini &lt;/i&gt;e&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt; CRX&lt;/i&gt; negli anni Novanta. E il concerto è un piacevole amarcord: i nuovi CR reinterpretano, acidificano, ma tengono alta la bandiera old school, con orgoglio e fierezza: ritmi in levare, l’efficace miscela fra radici ska, sollecitazioni hip-hop, vibrazioni trip-hop e d’n’b, un campionario di avanguardia anni Novanta. E il pubblico balla e salta, gioiosamente partecipe della celebrazione di un passato comune.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5364270240217217794?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5364270240217217794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5364270240217217794&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5364270240217217794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5364270240217217794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2011/11/ancora-piu-vicini.html' title='ancora (più) vicini'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3803369064582386694</id><published>2011-10-17T23:51:00.003+02:00</published><updated>2011-10-17T23:55:17.345+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>trans 2011</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:targetscreensize&gt;800x600&lt;/o:TargetScreenSize&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:donotpromoteqf/&gt;   &lt;w:lidthemeother&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt;   &lt;w:lidthemeasian&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeAsian&gt;   &lt;w:lidthemecomplexscript&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeComplexScript&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;    &lt;w:splitpgbreakandparamark/&gt;    &lt;w:enableopentypekerning/&gt;    &lt;w:dontflipmirrorindents/&gt;    &lt;w:overridetablestylehps/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;   &lt;m:mathpr&gt;    &lt;m:mathfont val="Cambria Math"&gt;    &lt;m:brkbin val="before"&gt;    &lt;m:brkbinsub val="&amp;#45;-"&gt;    &lt;m:smallfrac val="off"&gt;    &lt;m:dispdef/&gt;    &lt;m:lmargin val="0"&gt;    &lt;m:rmargin val="0"&gt;    &lt;m:defjc val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent val="1440"&gt;    &lt;m:intlim val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim val="undOvr"&gt;   &lt;/m:mathPr&gt;&lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" defunhidewhenused="true" defsemihidden="true" defqformat="false" defpriority="99" latentstylecount="267"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="0" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Normal"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="heading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="35" qformat="true" name="caption"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="10" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="0" name="Default Paragraph Font"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="11" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtitle"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="22" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Strong"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="20" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="59" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Table Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Placeholder Text"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="1" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="No Spacing"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Revision"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="34" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="List Paragraph"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="29" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="30" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="19" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="21" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="31" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="32" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="33" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Book Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="37" name="Bibliography"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" qformat="true" name="TOC Heading"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-priority:99;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman","serif";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;00 – prologo&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Irkutsk, Siberia centrale, poco dopo le 4 del 14 Agosto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La luce affaticata della sala d’aspetto accoglie frammenti di viaggi e di ordinaria desolazione notturna, il televisore trasmette Lawrence d’Arabia in versione originale sovraddoppiata in russo. Ammaliato dalla situazione surreale, mi fisso a seguire gli occhi impossibilmente azzurri di Peter O’Toole nella tenda araba, mentre i display della stazione ripetono imperterriti l’ora di Mosca, a cinque fusi orari e oltre 5.000 km da qui, in un evidente anacronismo con il fuso locale che risulta indispensabile per gestire gli orari ferroviari attraverso la vastità del continente russo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Qui è nato Nureyev e, per la prima volta, ho la chiara percezione del viaggio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;01 – Mosca (&lt;span class="hps"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language:RU" lang="RU"&gt;Москва&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Appena arrivati dall’aeroporto Sheremetyevo, passeggiamo per Arbat in cerca di un bancomat e di una cena notturna. Il tassista ha avuto qualche problema a trovare il nostro indirizzo, scena che si ripeterà spesso, come se l’unica Arbat nota alla categoria fosse lo stradone Novy Arbat e non la via originaria, oggi trasformata in zona pedonale commerciale, un’anonima sequenza di negozi, ristoranti, fast food e catene internazionali, in cui sopravvive l’elegante casa di Pushkin, con il suo parquet pregiato, le lettere autografe e gli arredi ottocenteschi. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Come prevedibile, Mosca miscela le ampie prospettive della capitale storica con i resti del passato sovietico e i segni della nuova Russia.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La Mosca dei grandi spazi affascina con le prospettive ordinate del Cremlino, le guglie fiabesche di San Basilio, il placido scorrere della Moscova, l’arioso acciottolato della Piazza Rossa osservato dai Magazzini Gum, una volta seriosi Magazzini di Stato in un paese che rifiutava il commercio per statuto, oggi canonici department store di respiro internazionale. I viali e le arterie giustificano la grandeur cittadina, fuggono dal centro geografico o lo circondano ad anello, sebbene sommersi dal caotico traffico moscovita e dai perenni, e apparentemente approssimativi, lavori di ripavimentazione dei marciapiedi. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel tardo pomeriggio di domenica pranziamo all’Avocado, velleitario cafè vegetariano che accoglie giovani russi benestanti a due passi dalle placide acque del laghetto di Chistye Prudy sull’Anello dei Giardini. In generale, è più facile mangiare sushi o kebab che bliny o solyanka, in una città occidentalizzata nei gusti e tendenze, che offre caffetterie e cocktail bar eleganti e curati nel design. Passeggiando per Tverskoy, si incrociano le boutique internazionali e l’alta moda italiana, la sede moscovita di Nobu, la catena di alimentari Azbuka Vkusa, tempio dei gourmet locali, il concessionario Lamborghini-Bentley poco distante dalla statua di Marx in Teatralnaya ploshchad. Gli autisti dei Nuovi Ricchi dormono parcheggiati a climatizzatore acceso davanti ai locali alla moda, nascosti dai vetri oscurati di berline e fuoristrada tedeschi.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa, algido e silenzioso, ha una laica sacralità. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Qualche settimana dopo, viene naturale paragonarlo a quello di Mao a Tienanmen, più maestoso e luminoso, seppur severo. Davanti al padre della Rivoluzione Russa c’è un rispetto intimo e deferente, davanti al grande Mao c’è la celebrazione pubblica del leader del popolo, tanto marmo e cumuli di fiori a omaggiarne la memoria.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il turismo non sembra interessare molto ai moscoviti come fonte di reddito, prova ne è il sistema museale che, sebbene curato e inappuntabile, appare come un vecchio apparato statale sovietico, funzionante ma per nulla modernizzato. Passi per il Museo di Storia Contemporanea – peraltro interessantissimo – e le sue babushke in biglietteria, ma sorprende al MMOMA la retrospettiva di Bonalumi controllata da anziane signore in calze di nylon. Anche la Nuova Tretyakov, una curata rassegna del Novecento Russo, è un decadente hangar sovietico, affascinante per il sapore di passato idealista, severo e privo di orpelli, ma per niente valorizzato.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nelle piacevoli pieghe di Kitay Gorod, troviamo un cortile occupato da laboratori e attività creative, fra cui un atelier di giovani stilisti, una scuola di ballo e un anacronistico negozio di prodotti per fumatori di erba, inevitabilmente inneggiante alla Giamaica; non lontano si trova l’Art Garbage, locale notturno di sicuro interessante, ma purtroppo deserto il lunedì sera. A Gorky Park beviamo kvas in un elegante locale all’aperto, con comodi divani bianchi e, di nuovo, giovani russi benestanti che sorseggiano soft drinks e mangiano cibo internazionale. Mi viene in mente una ballatona rock banale degli Scorpions, incentrata sul vento del cambiamento dopo la caduta del Muro. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Sulla riva settentrionale della Moscova procedono i lavori nei cantieri di Moskva City, l’ambizioso progetto di un business centre internazionale, fortemente sponsorizzato dall’ex sindaco-padrone Luzhkov ma pesantemente ridimensionato dopo la crisi del 2008. Peraltro, il controverso Luzhkov ha guidato Mosca per quasi tutta la sua storia post-sovietica, dal 1992 fino al suo licenziamento nel 2010 per ordine diretto di Medvedev.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Paccottiglia nostalgica a parte, la Russia sovietica riappare laddove i simboli del passato non sono stati cancellati – vedi qualche falce e martello sopravvissuta – oppure volutamente raccolti, come nell’Art Muzeon, dove trovano spazio statue di Lenin, Stalin e Breznev rimosse dai propri piedistalli.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Rappresentazione molto più efficace dell’utopia socialista è il monumento del Museo del Cosmonauta – lucido e slanciato decollo verso le future sorti e progressive – e gli edifici del VDNKh, una volta ambizioso Centro Espositivo dell’URSS, oggi banale fiera di paese. Ma, architettonicamente, l’idea è chiara.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;02 – in treno dalla Russia alla Mongolia&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La taiga siberiana scorre ininterrotta dai finestrini del treno 6, i nostri compagni di viaggio mongoli commerciano ad ogni stazione dove la polizia russa glielo permette, scendono sui binari e vendono abiti e scarpe a russi di periferia. Passiamo da Ekaterinburg di notte, per cui mi perdo l’obelisco che segna l’ingresso in Asia. Nella memoria, già confondo le varie stazioni: Omsk, Novosibirsk, Krasnoyarsk, i centri siberiani minori. La nostra provodnitsa, mongola, ci presta gentilmente le tazze della Mongolian Railway per farci il caffè solubile con l’acqua del samovar, per il resto si fa abbastanza i fatti suoi, oltre a commerciare anche lei con i suoi connazionali (risulta essere l’addetta alla vendita delle tute di acetato, che evidentemente hanno ancora un florido mercato fra i popoli dell’est). La cameriera del vagone ristorante, russa, ci sorride amichevole e tenta di colmare a gesti la reciproca incomunicabilità. Non so come, ma si riesce ad attendere più di un’ora per un piatto di carne. Solo le zuppe arrivano subito.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Irkutsk, principale città della Siberia, è una cittadina piacevole e viva, seppur povera di attrattive turistiche. Un ponte sull’Angara ospita lucchetti come Ponte Milvio, al che mi chiedo se il successo di Moccia sia arrivato fino a qui o se la storia dei lucchetti esistesse indipendentemente da Moccia. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il Baikal potrebbe essere meta interessante, ma piove e fa freddo e la visita si riduce ad una pigra passeggiata a Listvyanka, dove mangio plov e una specie di arancino ripieno di pesce, che immagino essere il celebre omul siberiano ma non ho modo di chiedere conferma alla cameriera. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Alla frontiera russo-mongola (Naushki da una parte, Sükhbaatar dall’altra) il treno 362 sosta almeno cinque ore, spese a leggere, mangiare tonno in scatola, bere birra, cambiare i pochi rubli avanzati dai cambiavalute abusivi che bazzicano la stazione mongola.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;03 – Ulaan Baatar (&lt;span class="hps"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language:RU" lang="RU"&gt;Улаан-Баатар&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Alle 6 del mattino Ulaan Baatar è fredda, anche se già alto e luminoso il sole non riesce a scaldarla. Bastano un paio d’ore e quello stesso sole incendia piazza Sukhbaatar, grande spianata osservata da un serafico Gengis Khan assiso e da un cavalcante Sukhbaatar su piedistallo. Sullo sfondo, la vela di vetro della Blue Sky Tower spunta fra la caligine estiva. Sembra che il traffico sia esploso nelle mani dei mongoli, impreparati a gestire il possesso di un’auto e una città da attraversare: code caotiche, clacson perenni, nessuna precedenza ai pedoni, è sufficiente un evento straordinario a bloccare tutto (nel nostro caso, la visita del premier coreano).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Probabilmente terra di potenziali investimenti esteri e grandi possibilità di crescita, oggi Ulaan Baatar sembra accettare uno sviluppo eterogeneo e caotico come unica via per non rallentare il Sistema. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Una clientela cosmopolita si incrocia chez Michele, velleitaria caffetteria-panetteria francese a due passi da Peace av., caratteristica per gli ottimi ingredienti occidentali. La tradizione di origine taiwanese e diffusione statunitense del Mongolian Barbecue, si è contradditoriamente insediata anche a Ulaan Baatar con la catena americana BD’s e la catena autoctona Altai. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Il museo di Scienze Naturali fa tenerezza per la sua genuinità involontariamente kitsch: tolta la sala dei dinosauri, il resto è una raccolta di animali impagliati, compreso un anacronistico coccodrillo regalato da Castro in epoca sovietica (perché la Mongolia era nell’area di influenza dell’URSS, che, alfabetizzandola, ha importato il cirillico, soppiantando la pre-esistente scrittura mongola verticale, come imparo dalla nostra guida, studente di ingegneria mineraria).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Appena si riesce ad uscire dalla città, fra scorciatoie dissestate e polverose in cui si ammassa una periferia indistinta, la Mongolia appare per quello che ci si aspetta: una terra di orizzonti infiniti e cielo azzurro. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Di Karakorum capitale rimane poco o nulla, mentre il monastero di Erdene Zuu spicca con i suoi Stupa bianchi in mezzo alla steppa assolata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;I proprietari delle gher interagiscono poco con i turisti, solo i bambini dimostrano curiosità verso lo straniero: il contatto si stabilisce attraverso lo strumento del gioco e la gestualità, non c’è l’ingombro di sovrastrutture che rendono imprescindibile il dialogo per stabilire un rapporto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Complici caldo e irregolarità del fondo stradale, le bottiglie di airag esplodono nel bagagliaio del pulmino. Come lo Champagne, il latte ha continuato a fermentare in bottiglia e basta svitare i tappi per far partire una doccia da Gran Premio. Bevuto dalla tazza di legno in mezzo alla steppa, l’airag ha un suo fascino di solida tradizione nomade, quando impregna il tuo zaino diventa immediatamente mero latte rancido.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Ho dedotto l’interesse per la Mongolia dall’esperienza di Ferrario e dei CSI – il disco &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Tabula Rasa Elettrificata&lt;/i&gt;, gli appunti ispirati di Zamboni di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;In Mongolia in retromarcia&lt;/i&gt;, i pensieri di Ferretti ne &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Il traboccare del vuoto&lt;/i&gt;, il documentario di Ferrario &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sul 45° parallelo&lt;/i&gt; – per cui, nonostante il poco tempo a disposizione e l’impossibilità di spingermi al di fuori della sola Mongolia Centrale, ho cercato di vivere appieno gli spazi concessimi.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Su tutti, mi restano due momenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;La prima notte, usciamo dal nostro posticcio accampamento di gher per una passeggiata sulla collina erbosa. Il gruppo si scioglie subito e proseguo da solo sul pendio, spegnendo la pila frontale e affidandomi alla luna. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;In cima alla collina mi fermo, per una volta non provo il desiderio di proseguire perché al di là c’è una collina forse più alta, forse più bella. Al mio fianco un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;ovoo&lt;/i&gt; con teschi bovini, l’aria è fresca, mi sdraio sull’erba ammiro le nuvole striate e concentro le sensazioni.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Arrampicandomi per un erto sentiero nel parco del Terelji, sento dei rumori in mezzo agli alberi, e di colpo mi trovo davanti un gruppo di cavalli al galoppo, condotti da una ragazzina a suo agio con la cavalcata sul ripido pendio. E’ un attimo, sorprendente, di pura natura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;04 – in treno dalla Mongolia alla Cina&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Al risveglio, il Gobi scorre fuori dal finestrino, piatto e infinito, il passaggio del treno alza turbini di sabbia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;All’ingresso del treno 34 in Cina, la polizia di frontiera è schierata sull’attenti nella stazione di Erlian. La sosta è ulteriormente allungata dal cambio carrelli per differente scartamento fra binari mongoli e cinesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Verso sera arriviamo a Jining-Nan, forse unici occidentali in città e mangiamo la prima ciotola di udon in brodo. Il viaggio da Jining-Nan a Pechino Ovest con il treno K90 sarà infernale, sei ore notturne in piedi o accampati sugli zaini in un treno affollato come una metropolitana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;05 – Pechino (&lt;span class="hps"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;MS UI Gothic&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-bidi-MS UI Gothic&amp;quot;; mso-ansi-language:RUfont-family:&amp;quot;;" &gt;北京市&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Cielo grigio e sole pallido dietro una cortina di smog, traffico bloccato: Pechino alle 7 del mattino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Pechino mi sorprende, perché ha tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Monumenti maestosi – la Città Proibita, il tempio del Cielo, ma anche la collina Jingshan, il tempio dei Lama e le torri del tamburo e campanaria; parchi rilassanti e suggestivi come il Beihai – magico all’imbrunire, quando si accendono le lanterne e si riflettono nel laghetto sotto la collina dello Stupa Bianco; ampi spazi autocelebrativi come piazza Tienanmen con il mausoleo di Mao; mercati alimentari come Donghuamen, forse un po’ posticci ma scenografici; quartieri pittoreschi come Liulichang o Dashilar; grandi viali e traffico continuo di auto e due ruote (non dico biciclette, perché in pratica sono tutti scooter elettrici e biciclette a pedalata assistita) intervallati da minuscoli hutong a senso unico; aree commerciali moderne, anonime ma fornitissime, come Wangfujing; un quartiere olimpico con edifici avveniristici come lo stadio a nido d’uccello e il Water Cube; un intero quartiere creativo – 798 – ricavato da un ex fabbrica di apparecchiature elettriche.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Pechino mi sorprende perché è l’espressione della Cina, pedina determinante nell’equilibrio geopolitico mondiale, fabbrica del mondo, famelica di risorse, ricca di liquidità, proprietaria del debito statunitense. E la società cinese non può non incuriosire noi occidentali: quali le possibilità di sviluppo dell’enorme popolo cinese ? Il dibattito sociologico è aperto, fra sostenitori della teoria dell’essenzialità cinese – &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;i cinesi non sono come noi&lt;/i&gt; – e dell’universalità dei cicli storici – &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;è solo questione di tempo: la modernizzazione arriverà anche per i cinesi che diventeranno come noi&lt;/i&gt; – e teorici della terza via (ammetto che il tema mi ha incuriosito: mi sono letto un saggio del sociologo francesce Jean Louis Rocca, che ho però trovato un po’ inconcludente, soprattutto per i non addetti al settore).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;I cinesi continuano a sputare, non rispettano le code – ma lo fanno senza desiderio di prevaricazione, semplicemente non sembrano concepirle – si muovono sempre e sono tantissimi. Sono incuriositi dagli occidentali, non danno precedenza ai pedoni, negoziano, sembrano essere accecati dal profitto, fanno volare gli aquiloni, amano vivere la loro città, ballando e facendo ginnastica all’aperto, amano la musica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Usciamo da Pechino sotto il diluvio che paralizza il traffico mattutino, che immagino essere caotico già di per sé, e arrivati a Mutianyu troviamo la Muraglia avvolta da nebbia umida e nuvole basse e immersa in una vegetazione rigogliosa. Nei giorni successivi pagherò lo strappo a passo sostenuto sulla ripidissima scalinata che sale alla torre 20. &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;La negoziazione al Silk Market è divertente i primi cinque minuti, poi rompe il cazzo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Al rientro da una serie di cuba libre a Sanlitun nessun tassista sembra essere disposto a riportarci in albergo. Nonostante siamo in pieno centro, il nostro foglietto con indirizzo in cinese non riscuote successo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="hps"&gt;Meta finale per tutti, Pechino raccoglie i volti incontrati lungo la Transmongolica: capita di ritrovarsi per caso all’uscita di un ristorante di Dashilar, o incrociarsi carichi di sacchetti di plastica nera al Silk Market, o ancora persi in una mappa per trovare l’hutong del Tempio di Confucio. In automatico, ci si racconta brevemente i tratti di viaggio non condivisi e, inevitabilmente, l’esperienza cinese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3803369064582386694?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3803369064582386694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3803369064582386694&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3803369064582386694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3803369064582386694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2011/10/trans-2011.html' title='trans 2011'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1354712181265099</id><published>2011-05-07T14:11:00.004+02:00</published><updated>2011-10-18T00:09:03.255+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>l'estate dei Lust</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Wklc2NUezKc/TpyneZbOALI/AAAAAAAAAB4/asALaFeR6aw/s1600/bus_palladium.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 147px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Wklc2NUezKc/TpyneZbOALI/AAAAAAAAAB4/asALaFeR6aw/s200/bus_palladium.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664586571988205746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Christopher Thompson dirige &lt;i&gt;Bus Palladium &lt;/i&gt;(distribuito in Italia come &lt;i&gt;Noi insieme adesso&lt;/i&gt;), inserendosi alla perfezione nel solco della classica storia di formazione. Strizzando l’occhio ad una trepidante platea giovanile, mette in scena l’effimera estate di successo di una rock band di ventenni parigini, facendo leva su attori inevitabilmente attraenti ed il sempreverde mito del rock and roll. Ode alla gioventù ed all’idealistica caparbietà nel perseguire i propri sogni, il film è baricentrato sui due protagonisti: il chitarrista Lucas (Marc-André Grondin), più riflessivo e discreto, aspirante architetto, si contrappone al cantante Manu (Arthur Dupont), spirito libero, in perenne equilibrio fra pura istintività creativa e tendenza autodistruttiva. Fra i due si interpone Laura (Elisa Sednaoui), bellissima e misteriosa quanto emancipata, che diventa la ragazza di Manu ma non disdegna un flirt con Lucas. Durante il tour aumentano gli attriti interni che spingono Lucas ad abbandonare il gruppo che riappare, tre anni dopo, riunito per il funerale del suicida Manu. Sul finale Thompson è volutamente evasivo e parco di dettagli; la sua storia di formazione finisce con l’estate dei Lust: i desideri, le aspettative, le scelte si esauriscono in quel momento. Non sono oggetto del film il futuro della band, l’eventuale carriera di Lucas come architetto, i motivi del suicidio di Manu, il destino di Laura. Chissà se questa ellissi sia dovuta ad una precisa scelta stilistica o al pudore per avere così tanto abusato dei cliché del modello &lt;i&gt;coming of age&lt;/i&gt;. Idealista, ben girato, scontato, con attori accattivanti (l’ammaliante modella italo-franco-egiziana Elisa Sednaoui e i protagonisti maschili Grondin e Dupont): gli elementi per il successo commerciale ci sono, sebbene la totale assenza di originalità possa risultare un’handicap anche presso il grande pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1354712181265099?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1354712181265099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1354712181265099&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1354712181265099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1354712181265099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2011/05/lestate-dei-lust.html' title='l&apos;estate dei Lust'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Wklc2NUezKc/TpyneZbOALI/AAAAAAAAAB4/asALaFeR6aw/s72-c/bus_palladium.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5003461691229859693</id><published>2011-03-20T20:28:00.003+01:00</published><updated>2012-01-07T11:35:49.480+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>essere sbagliati</title><content type='html'>Perchè, oggi, non si tratta più di sbagliare. Si tratta di essere sbagliati, o no.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ramos Shimada&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’interpretazione è sempre soggettiva ma spesso ho la presunzione di cogliere il significato proprio dell’autore. Non qui. Immagino che la mia chiave di lettura sia diversa da quella del viandante emozionale Shimada, eppure, a patto di leggere quell’oggi nell’accezione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ormai&lt;/span&gt;, trovo chiaramente espresso un mio costante sospetto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5003461691229859693?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5003461691229859693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5003461691229859693&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5003461691229859693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5003461691229859693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2011/03/essere-sbagliati.html' title='essere sbagliati'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4701365156256731488</id><published>2011-01-07T12:55:00.007+01:00</published><updated>2011-03-11T18:58:27.308+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>welcome to Jordan</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le pratiche doganali vengono sbrigate con serafica lentezza mentre la coda dei viaggiatori avanza sotto la luce fluorescente del Queen Alia airport. La fatiscente hall del Palace Hotel di Amman ci accoglie alle tre di notte, fra gabbie di uccellini addormentati e un portiere di notte assonnato, rigorosamente in ciabatte. Incuranti dell’ora tarda, alcuni operai con un’escavatore stanno lavorando in Al-Malek Faisal st. sotto le nostre finestre. Terminano appena in tempo per l’irruzione del muezzin della vicina moschea di Re Hussein, che poco dopo le cinque chiama i fedeli alla prima preghiera della giornata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Amman è un susseguirsi di ripidi colli (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;jebel&lt;/span&gt;), su cui svetta la Cittadella, non particolarmente ricca ma interessante per gli strati storici sedimentati: età del Bronzo, epoca romana e bizantina, dominio Omayyade. Il vecchio centro città si sviluppa intorno alle strade dominate dalla moschea di Re Hussein e dal teatro romano, cariche di luci, mercati, negozi di abiti e di chincaglierie, ricche pasticcerie come Jabri e Habibah, ristoranti ed hotel economici; il traffico è frenetico e attraversare la strada un divertente azzardo.&lt;br /&gt;Dallo skyline cittadino emerge il cantiere di Abdali, ambizioso progetto di riurbanizzazione commerciale e residenziale volto ad attrarre capitali internazionali ad Amman, facendo leva sulla politica moderata e filo-occidentale della Giordania di re Abdullah per candidarsi a crocevia commerciale del Medio-Oriente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel nostro primo pomeriggio ad Amman, mangiamo al sole insieme all’amico Mohannad, pizzicando con la pita felafel, hummus, fegato, direttamente dai vassoi a centro tavola e vaghiamo per le gallerie Darat Al-Funun e Dar Al-Alanda, esempi di interessante arte contemporanea medio-orientale e ponti verso un moderno cosmpolitismo culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jerash, città romana che raggiunse il suo periodo di massimo splendore nel III secolo d.C., è ricchissima e luminosa. Lo spettacolo in costume e bighe è ovviamente una baracconata turistica, ma almeno utilizza manodopera locale, favorendo l’occupazione in questa città.&lt;br /&gt;As-Salt è un piccolo centro, poco turistico, con un animato mercato dove fumiamo sigarette prodotte con tabacco locale.&lt;br /&gt;Come da previsione, il sito del Battesimo sul Giordano è alquanto deludente, non fosse per l’idea di trovarsi in un importante luogo biblico, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose. Più che altro soprende la cappa di afa e caligine che avvolge le lande depresse del Giordano verso il Mar Morto, sorvegliate a vista dai checkpoint del vicino confine con la Cisgiordania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inevitabile pensare che a pochi chilometri da me vivono i territori mai pacificati del conflitto arabo-israeliano, faglia sempre aperta nella nostra storia recente, di cui io, vergognosamente, mi accorgo di sapere ben poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciata Madaba ed il suo mosaico nella chiesa di San Giorgio – che a dire il vero immaginavo essere più valorizzato artisticamente – la Strada dei Re si srotola verso sud, scavalcando il profondo Wadi Mujib e raggiungendo Karak ed il suo castello crociato, altra testimonianza del passaggio della storia.&lt;br /&gt;Il piccolo paese di Dana, fatto di pochi edifici cadenti in pietra, funge da base per escursioni e trekking nell’omonima Riserva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wadi Musa è nata e cresciuta come struttura di supporto alla macchina turistica di Petra, che ingoia migliaia di visitatori, accoglie l’allenato camminatore in abiti tecnici così come i gruppi vacanze in gita giornaliera dai resort del Mar Rosso o dalle crociere attraccate ad Aqaba. Il clima non ci sorride, e Petra è avvolta da nebbia e pioggia intermittente.&lt;br /&gt;Nonostante tutto ciò, la città nabatea è sorprendente: oltre ai classici – l’apparire del Tesoro (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Al Khazneh&lt;/span&gt;) alla fine del Siq, le Tombe Reali, l’ascesa al Monastero (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Al-Deir&lt;/span&gt;) – ciò che affascina è la ricchezza della natura unita alla vastità della città perduta; i blocchi di pietra erosa, colorata, sedimentata, i panorami mozzafiato si sposano con gli edifici scavati nella roccia, i gradini consumati dagli anni che si perdono nelle scalinate verso l’Altare del Sacrificio (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Al-Madbah&lt;/span&gt;) o l’Al Khubtha.&lt;br /&gt;Incredibile pensare che dopo lo splendore nabateo e la conquista romana nel 106 d.C., Petra sia caduta in disgrazia a causa dei terremoti e delle nuove rotte commerciali – ascesa di Palmira sulla via della Seta e diffusione del commercio marittimo – e, salvo una breve occupazione crociata nel XII secolo, sia rimasta disabitata e sconosciuta per oltre 600 anni, fino alla sua scoperta da parte dell’esploratore di origine svizzera Burckhardt nel 1812.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Silvestro trash in un ristorante di Wadi Musa, con assordante musica pop araba ed una danzatrice del ventre, in imbarazzante quanto sereno sovrappeso, che non risparmia ammiccamenti e movenze erotiche. Alla mezzanotte brindiamo con uno slavato Cabernet-Sauvignon del Monte Nebo, mentre il dj suona l’inevitabile Happy Birthday (che sia un’abitudine ? Anche l’improvvisato chitarrista marocchino di Fès, visibilmente ubriaco, cantava Happy Birthday per salutare l’arrivo del 2010).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La testa balla per la pista sconnessa e i frenetici ritmi beduini del mangiacassette mentre il Wadi Rum ci sovrasta: di fronte ad ogni dimostrazione assoluta della Natura le parole perdono significato, forse l’unica cosa sensata è riempirsi gli occhi ed assaporare il silenzio.&lt;br /&gt;La serata nel campo beduino trascorre fra lente fumate di shisha, inevitabile tè, musiche tradizionali suonate con l’oud e danze sulla solita musica pop beduina, mentre i vestiti si impregnano della puzza di fumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inaspettatamente signori, prima del rientro ci concediamo il lusso della Zara Spa Dead Sea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amico Mohannad ci apre le porte della sua casa di Amman, accogliendoci nella sua sorprendente famiglia: benestanti attivisti filo-palestinesi, impegnati politicamente, tolleranti non osservanti ma non per questo occidentalizzati. Colti, istruiti, allegri, i cinque figli affiatati aiutano la madre, rigorosamente senza velo, che ci prepara un enorme maqluba mentre il padre ci fa assaggiare il suo vino artigianale, un bianco dolce, vagamente liquoroso, a cui facciamo seguire un rosso libanese.&lt;br /&gt;Mi affascina questo milieu di intellettuali arabi di sinistra, le cui coordinate di riferimento spaziano da Istanbul a Damasco passando per Beirut e i cui occhi si illuminano al parlare della guerra del Libano del 2006.&lt;br /&gt;Poche ore prima del volo notturno per Roma, abbracciamo l’amico Mohannad, rinnovandogli i nostri auguri per il progetto di aprire un bar insieme al padre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4701365156256731488?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4701365156256731488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4701365156256731488&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4701365156256731488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4701365156256731488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2011/01/welcome-to-jordan.html' title='welcome to Jordan'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8355961248899430671</id><published>2010-12-08T16:31:00.002+01:00</published><updated>2010-12-08T16:35:17.516+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>di spalle alla vita</title><content type='html'>- Titto, che c’è, eh ? Non hai detto una parola. Mi pari Portobello, che c’è ?&lt;br /&gt;- Ti devo dire una cosa, Toni.&lt;br /&gt;- Dicci.&lt;br /&gt;- Non posso venire da Salvatore a Mare. C’ho il bambino con la febbre.&lt;br /&gt;- Titto, nun scassà o’ cazzo. Che è ‘sta novità ? Abbiamo sempre festeggiato il primo concerto.&lt;br /&gt;- Tiene 38 e mezzo…&lt;br /&gt;- E allora ? Che ci vuoi fare ? Che sei un’aspirina tu ? Tu sei un batterista e vieni a cena con noi. Questo non perde mai occasione per mettersi di spalle alla vita&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antonio Pisapia, L’uomo in più (regia di Paolo Sorrentino)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sardonico e sicuro di sé, il Pisapia del magistrale Toni Servillo rientra nei camerini dopo il concerto.&lt;br /&gt;Ha chiuso il concerto con la cosa che gli è più cara al mondo, La Notte, la sigaretta in mano, i gesti consumati e la voce rauca da chansonnier navigato. Uso alla vita, orgogliosamente sciupafemmine, inguaribilmente fedifrago: non ammette rifiuti da chi lo circonda in osservanza di un protocollo di rispetto ed etichetta virile.&lt;br /&gt;E Sorrentino, magicamente, chiude su quella frase tagliente, definitiva, inappellabile, pronunciata fra i denti che racchiude tutto il personaggio: nessuna stima per chi si mette di spalle alla vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8355961248899430671?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8355961248899430671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8355961248899430671&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8355961248899430671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8355961248899430671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/12/titto-che-ce-eh-non-hai-detto-una.html' title='di spalle alla vita'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6063002571759418302</id><published>2010-10-12T22:38:00.002+02:00</published><updated>2010-10-12T22:46:43.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>MEX</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Appena rientrato dal viaggio, le impressioni sul Messico si accavallano, sgomitano per reclamare il loro spazio, un ricordo, una parola. Passato più di un mese, sento ancora il bisogno di dargli sfogo e a fatica riesco finalmente a scriverne, aggregandole per momenti nel vano tentativo di raccogliere le differenti sensazioni, dal caos delle città all’afa della giungla, dalle barriere coralline al fascino delle culture indigene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visioni precolombiane&lt;br /&gt;A sorpresa mi scopro ricettivo alla storia dei popoli precolombiani: affascinato dalla vastità delle rovine, percepisco l’onda lunga di civiltà millenarie, con un’intensità che raramente ho sperimentato di fronte ai resti delle civiltà classiche occidentali (ammetto non per oggettivo valore storico quanto per una mia particolare suggestione del momento).&lt;br /&gt;Salendo i gradini della Piramide della Luna, vengo colto dai primi sintomi di insolazione messicana: il sole spietato dei duemila metri regna sulla Calzada de los Muertos prima che si addensino le nuvole del rituale temporale pomeridiano, sfiancando i turisti già provati dalle cantilenanti offerte dei venditori ambulanti. Teotihuacán è ampio, razionale, squadrato. Una vezzosa turista spagnola con ampio foulard e maglia a righe si fa ritrarre in posizione del loto su una piramide. &lt;br /&gt;Millecinquecento anni prima di Colombo, qui fioriva la prima città stato della Mesoamerica; sette secoli dopo il suo declino, gli Atzechi costruiranno poco lontano la loro capitale Tenochtitlán, dove nel 1519 il conquistador Cortès sarà accolto come una divinità dallo sprovveduto Montezuma, dando il via alla conquista spagnola. Tenochtitlán, prosciugata e bonificata, diventerà Città del Messico, infinita e affollata capitale del paese odierno, che ancora sprofonda sul terreno instabile. &lt;br /&gt;Strategicamente rialzata rispetto alla pianura circostante dove sorge Oaxaca, Monte Albán domina le vette della Sierra Norte su cui si rincorrono nuvole cariche di pioggia. Fondata dagli Zapotechi, coeva di Teotihuacán, oggi rapisce per la nobile posizione e la profondità di campo concessa allo sguardo. &lt;br /&gt;Più a sud incontro i resti della civiltà Maya, che occupava una vasta area comprendente sud del Messico, Guatemala, Belize, Honduras. Dalla giungla al confine con il Guatemala, emerge Yaxchilàn. Esperienza intensa: l’afa e gli insetti insistenti, la pelle perennemente umida, le acque limacciose dell’Usumacinta, le rovine cadenti sprofondate nel caldo verde con le gradinate infinite, i labirinti bui e i sentieri scivolosi.&lt;br /&gt;All’ingresso delle rovine di Palenque, le sedicenti guide offrono insistentemente i loro servizi. Mentre mi avvicino all’ingresso ripetendo ossessivamente il mantra no gracias, le offerte si fanno sempre più vantaggiose. L’ultima proposta prevede guida e funghi allucinogeni a fine tour per modici cento pesos. &lt;br /&gt;Per la sua vicinanza a Cancun, Chichen Itzà, principale città Maya del periodo post-classico, è affollata di turisti in gita dai resort. Nonostante la folla eccessiva, la quantità insopportabile di venditori ambulanti, il biglietto di ingresso più costoso delle altre rovine pur essendo gestita dallo stesso INAH (Istituto Nacional de Antropología e Historia), il sito è ricchissimo e perfettamente preservato.&lt;br /&gt;I vialetti della zona archeologica di Tulum sono così curati che sembra di trovarsi in un resort. Le rovine in sé sono piuttosto misere se confrontate con gli altri siti, tuttavia il colpo d’occhio del Castillo arroccato sul bianco-blu del mare caraibico è di grande effetto scenografico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Supposizioni nel Chiapas&lt;br /&gt;Il nostro non-amico Ben si cala i pantaloni mostrando il suo culone bianco da americano ubriaco per le vie di San Cristóbal de Las Casas poco prima di finire tutti a ballare musica house al Pura Vida. Il francese che si atteggia a bohèmienne rimane fuori dal locale, scalzo, con la sua bottiglia di tequila. &lt;br /&gt;San Cristóbal attrae e affascina, adagiata a oltre duemila metri nel verde della Sierra Madre, epicentro del Chiapas, delle sue lotte e delle sue tradizioni indigene. Sebbene oggi sia piuttosto turistica – ma con un certo stile: è sufficiente una passeggiata fra i negozi di Real de Guadaloupe per rendersene conto – mantiene un’atmosfera ammaliante e vagamente magica, che spinge a volerci ritornare.&lt;br /&gt;Poco distante, la celebre chiesa di San Juan Chamula sorprende per lo svelarsi del sincretismo alla luce polverosa delle sue candele. Mi attardo, faccio fatica a distaccarmi da una religiosità così distante da me ma così fisica e partecipata. Quando il portone si riapre sulla piazza del mercato, vago stranito e incerto fra i miseri banchi degli indigeni e le frotte insistenti di bambini questuanti. &lt;br /&gt;A San Cristóbal incontro una storia affascinante.&lt;br /&gt;Frans Blom, danese di buona famiglia dalla barba curata e il portamento elegante, lavora nel sud del Messico per l’industria petrolifera quando inizia ad interessarsi alle civiltà Maya. Diventa archeologo ad Harvard e guida varie esplorazioni nella giungla del Chiapas, contribuendo alla scoperta di siti inesplorati. Lasciata l’università per problemi di alcolismo, si trasferisce a San Cristóbal con la seconda moglie, la fotografa tedesca Gertrude “Trudi” Duby, dove fonda Na Bolom, un centro di studi e ricerca sulla cultura Maya ed in particolare sui Lacandoni, popolazione Maya mai sottomessa agli spagnoli. Dopo la morte di Blom nel 1963, Trudi si impegna contro la deforestazione della Selva Lacandona e per preservare la cultura delle popolazioni Maya, per cui diviene un punto di riferimento. Muore nel dicembre 1993, pochi giorni prima dell’occupazione zapatista del Chiapas. Na Bolom è oggi un interessante museo, albergo e centro studi gestito dall’associazione omonima; la guida indigena anglofona riesce a trasmettermi la passione per l’affascinante vita dei Blom e l’affetto conquistato dalla coppia presso le popolazioni Maya. Attardandoci a chiacchierare con lui nell’elegante porticato interno, passiamo dai ricordi di Trudi e delle visite di Diego Rivera a Na Bolom alle rivendicazioni zapatiste; dopo un’iniziale vaghezza sul tema, mette casualmente mano al portafoglio su cui campeggia il ritratto del Che, e svela la sua natura di simpatizzante con EZLN. &lt;br /&gt;Da parziale ignorante sul tema, credo ci sia molto da capire sulla causa zapatista, al di là della semplice attrazione ideologica esercitata sugli occidentali impegnati, sempre sensibili alle cause terzomondiste, indipendentiste e anticapitaliste. Le rivendicazioni zapatiste sono indubbiamente legittime – la difesa dei diritti delle popolazioni indigene nello stato più povero del Messico – così come il loro tentativo di instaurare un modello di società alternativo; tuttavia, la situazione ha ormai raggiunto un punto di stallo e governo e zapatisti sembrano convivere in una tregua non dichiarata. I villaggi zapatisti non riconoscono il governo messicano (pertanto non pagano utenze e servizi); per contro, il governo ha militarizzato la zona, immagino per evitare future recrudescenze del conflitto. Per capirne di più sarebbe necessario ascoltare più voci – non solo militanti, simpatizzanti e detrattori ma anche ex-militanti. Il nostro tentativo di visitare il Caracol di Oventic, villaggio zapatista non lontano da San Cristóbal, fallisce miseramente dopo un’ora di vuota attesa ai cancelli d’ingresso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In senso contrario&lt;br /&gt;Mentre calpesto l’abusata traccia turistica dal DF verso sud, attraversando stato di Oaxaca e Chiapas, ignoro che in direzione opposta alla mia, su strade secondarie e treni merci, si muove a fatica il flusso dei migranti che dal Centro America attraversa il Messico per raggiungere gli Stati Uniti. Non solo il loro obiettivo finale è arduo, viste le misure di sicurezza e controllo adottate dagli USA sul Rio Bravo, ma lo stesso percorso attraverso il Messico è popolato di trafficanti, sequestratori, ladri e truffatori, pronti ad approfittare della disperazione e dei pochi risparmi dei migranti. Qualcosa di analogo alle tratte interne al continente africano per raggiungere le coste mediterranee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Capitale&lt;br /&gt;Città del Messico è ovviamente frenetica e congestionata: 20 milioni di abitanti guidano 8 milioni di auto, la metropolitana al prezzo politico di tre pesos è affollata, i cantieri per la linea 3 del Metrobus appesantiscono ulteriormente il traffico, la periferia non finisce mai, con le sue case e baracche arrampicate sulle colline come alveari. Il centro storico mi sorprende per la sua modestia e semplicità, strade costellate di banchi di mercato e negozi economici, atmosfera calda e caotica da Sudamerica da cartolina, il pittoresco mercato Abelardo Rodriguez, le chiese fatiscenti come la Santísima. Ben altra atmosfera popola le eleganti vie di Condesa, quartiere benestante, abitato da molti occidentali, o le aree pedonali anonimamente commerciali della Zona Rosa. Pittoresche le strade e le piazze animate di Coyoacan nel sud della città, bella la spianata del campus dell’UNAM (Universidad Nacional Autonoma de Mexico, di cui, fra l’altro, mi piace la rivendicazione di autonomia, così forte da essere riportata addirittura nel nome).&lt;br /&gt;I murales di Diego Rivera – Palacio Nacional, Palacio de Bellas Artes – trasudano orgoglio patriottico e attaccamento alla storia nazionale, un nastro che avvolge conquista spagnola, indipendenza, porfiriato e rivoluzione, con tutti i suoi uomini ed i suoi ideali.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E quando arriva Wal Mart ?    &lt;br /&gt;Arriviamo a Oaxaca sotto il diluvio, le strade invase da fiumi d’acqua. Spiove mentre beviamo una birra sulla terrazza del Casa Angel, e fortunatamente riusciamo a visitare asciutti la città coloniale, con l’animazione della sua piazza, i miti venditori ambulanti indigeni, il caos colorato del suo mercato, dove anziane signore vendono montagne di chapulines (cavallette fritte). Oziando nello Zócalo, ci chiediamo come e se la distribuzione di massa e altre forme commerciali tipiche del capitalismo arriveranno da queste parti. Una società povera e modesta ma non indigente, in cui vivacchiano forme di misera vendita ambulante – patatine fritte, lustrascarpe, chewing gum, orchada,… –  e affollati mercati: come potrà questo eccesso di offerta affrontare l’eventuale arrivo della grande distribuzione con le sue regole di pricing e politiche aggressive di taglio costi ? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;No sé&lt;/span&gt;, la serafica risposta.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italiani in fuga&lt;br /&gt;– Ma tu sei italiano ?&lt;br /&gt;– Non più – risponde il bresciano che gestisce La viña de Bacco nel centro di San Cristóbal, animata e accogliente vineria con tavolini in legno e aperitivi di vini italiani e sudamericani, affollata da una clientela cosmopolita – target inevitabile per questa tipologia di locali, di certo non pensati per i messicani.&lt;br /&gt;Non ho visitato Puerto Escondido, che in passato immagino essere stato meta di idealisti fuoriusciti dal nostro paese, ma sul mar dei Caraibi ho incrociato piccoli imprenditori del bel paese, gestori di ristoranti o gelaterie o eleganti cabañas sulla spiaggia di Tulum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yucatán e mare&lt;br /&gt;Merida è calda e caotica. Città popolare, piena di fancazzisti dall’aria meno amichevole dei miti nullafacenti  del Chiapas. Il Nomadas però accoglie i suoi ospiti con piscina e riposanti amache, che nella notte offrono una tregua dal caldo. Finiamo in un’orripilante discoteca dalle parti del Paseo de Montejo: unici occidentali in mezzo a giovanissimi messicani, rigorosamente in coppia, vestiti alla moda, le ragazze dal look piuttosto volgare (stile celebrità televisiva latino-americana alla Cristina Aguilera). Beviamo cuba libre annacquatissimo.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo: il Grand Cenote di Tulum dove il sole filtra nell’acqua azzurra e le torce provano a illuminare il fondo delle grotte, svelando un mondo interamente riservato ai sub; la spiaggia bianca di Tulum, birre e frutta sotto le palme; i colori del reef; la natura rigogliosa della riserva della biosfera Sian Ka’an a sud di Tulum. Punta Allen, di giorno meta di gite organizzate, la sera è deserta: forse perché in bassa stagione, siamo probabilmente gli unici turisti a cercare un ristorante per cena. Il paese sembra un’evanescente terra ai confini del mondo, ultimo avamposto che accoglie uomini in fuga e pescatori, con le sue strade in sabbia, la fornitura di luce elettrica garantita solo per metà giornata, il pontile sulla placida laguna. La Posada Sirena è piuttosto fatiscente e umida, gestita da un’anziana signora americana che, dopo varie sfortune in amore ed in mare, vive da più di venti anni a Punta Allen. &lt;br /&gt;Inevitabile il senso di disorientamento qualche giorno dopo allorchè facciamo la spesa al Wal Mart di Playa del Carmen. E’ ufficiale, siamo nel Quintana Roo turistico: i condomini fronte mare di Playa del Carmen, la distesa di colossali resort e golf club lungo la carretera 307, i palazzoni e centri commerciali del viale Kukulkan di Cancun. Immaginavo fosse così, ma lo skyline di Cancun riesce comunque a sorprendermi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel flusso&lt;br /&gt;Alla fine arriviamo a Isla Mujeres, lingua di sabbia turistica di fronte ai grattacieli di Cancun. Le giornate trascorrono indolenti ma passiamo delle divertenti serate al Poc Na, ostello/ristorante/beach bar dove converge la gioventù turistica dell’isola.&lt;br /&gt;Siamo nel flusso. Travolti da un’inebriante sensazione di leggerezza che esalta la spontaneità nei rapporti con gli altri, spinti da un’istintiva porosità nel muoversi di situazione in situazione, allacciamo contatti istintivi, sicuramente brevi, ma nel momento pienamente soddisfacenti. L’estiva leggerezza delle birre messicane lascia presto spazio al 2x1 sui long drinks. Nel beach bar facce e momenti presto si confondono, riappaiono volti incrociati nelle precedenti giornate messicane, si perdono fili più che riallacciarli. A notte fonda non resta che svenire su un’amaca in spiaggia o guadagnare scalzi la camera da letto, illusoriamente soddisfatti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6063002571759418302?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6063002571759418302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6063002571759418302&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6063002571759418302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6063002571759418302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/10/mex.html' title='MEX'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-7416477571261474313</id><published>2010-08-05T09:29:00.001+02:00</published><updated>2010-08-05T09:29:33.358+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>Lo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, tre volte, contro i denti. Lo. Li. Ta.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vladimir Nabokov – Lolita (traduzione di Bruno Oddera)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Che banalità citare l’incipit di Lolita.&lt;br /&gt;Eppure, in quelle tre sillabe, in quelle poche righe paratattiche, in quella sincera dichiarazione c’è tutta la malata passione che brucia il protagonista. Con somma pace di quel genio di Kubrick, la ricchezza del romanzo di Nabokov è irraggiungibile: l’attrazione di Humbert per le ninfette, la sua tortuosa e insoddisfacente educazione sentimentale che trova coronamento in Lolita, il labile confine fra lecito e corrotto, il continuo contrasto fra moralità di facciata e depravazione, una vita in fuga fra scenari disadorni e squallide camere di motel, la fatiscente resa dei conti finale con Quilty; tutti questi elementi mantengono intatta la loro forza, schiudono la personalità turbata di Humbert con una profondità che rimane inespressa nella trasposizione cinematografica, suo malgrado casta e trattenuta.&lt;br /&gt;Il film di Kubrick paga ai nostri occhi l’iconografia anni Sessanta, presentandoci un Humbert innamorato di una Lolita, più adulta dell’originale e lontana dai codici estetici attuali (cosa invece riuscita, per ovvi motivi cronologici, a Adrian Lyne con la Dominique Swain del remake del 1997); il romanzo, ovviamente privo di riferimenti visivi, può contare sulla forza a-temporale del linguaggio e riesce a trasmettere la seduzione fisica di cui è vittima  Humbert, la cui ninfolessia è malattia pre-esistente all’incontro con Lo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la bellezza non è affatto un valido criterio di scelta; e la volgarità, o almeno ciò che determinate persone così definiscono, non compromette necessariamente certe caratteristiche misteriose, la grazia torbida, il fascino elusivo, mutevole, struggitore e insidioso che distingue le ninfette della loro coetanee&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nabokov, fra l’altro valido entomologo ed esperto scacchista, è capace di minuziose quanto istantanee caratterizzazioni: la signora Haze viene immediatamente inquadrata nel suo profilo di arida e convenzionale provinciale piccolo-borghese (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;era una di quelle donne le cui levigate parole possono riflettere ogni mortale convenzionalismo ma non riflettono mai l’anima&lt;/span&gt;), le malizie di Lo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ero una creatura fresca come un giglio e guarda che cosa mi hai fatto”)&lt;/span&gt;, il marito Dick, semplice e concreto viene inquadrato in un salotto trasandato (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché non si radono meglio, questi giovanottoni muscolosi ?&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-7416477571261474313?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/7416477571261474313/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=7416477571261474313&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7416477571261474313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7416477571261474313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/08/lo_05.html' title='Lo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-595167061065074283</id><published>2010-08-04T08:52:00.001+02:00</published><updated>2010-08-04T08:53:54.995+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>da un'altra parte</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E nei miei discorsi c’è la convinzione che la vita sia da un’altra parte, ma non so dove e qual è il modo per raggiungerla e poi, in fondo, è meglio così; perché se lo sapessi, dopo ci sarebbe anche da prenderla quella strada e io non ne ho voglia. Rappresenterebbe una scelta e io so che dentro ogni scelta c’è qualcosa di sputtanante: mette a nudo, mostra a tutti quali sono le tue intenzioni. E se poi fallisco ? E se a un certo punto fossi costretto a tornare indietro ? No, quello scenario mi terrorizza. Così mi defilo, vivo nella penombra.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emidio Clementi – L'ultimo Dio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Poco o niente da aggiungere: Mimì ha già detto tutto in maniera esemplare.  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-595167061065074283?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/595167061065074283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=595167061065074283&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/595167061065074283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/595167061065074283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/08/da-unaltra-parte.html' title='da un&apos;altra parte'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-7329679849570252390</id><published>2010-08-02T08:22:00.000+02:00</published><updated>2010-08-02T08:23:43.381+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>uno dei primi giovedì estivi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Martedì Giorgia ha giudicato privo di possibili sviluppi futuri il nostro attuale rapporto, dando così ragione a Marianne che riteneva inaccettabile l’indolenza della mia vita sentimentale. Su un piano di contingente quanto onesta sopravvivenza sociale non trovavo niente di disdicevole nella nostra storia di non-amore, ma ho evitato di esporre a Giorgia questa opinione eccessivamente pragmatica. Ho ascoltato le sue parole e assunto un’espressione consapevole, vagamente contrita, dimostrando matura capacità di condividere le sue ragioni. Credo si aspettasse un maggior contraddittorio, non penso abbia gradito la mia passiva adesione alla sua scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ritrovo quindi a seguire fedelmente il Guzzo nel suo prepotente rientro sulla scena mondana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tardiva esplosione dell’estate viene accolta su tacchi vertiginosi che slanciano gambe muscolose già perfettamente abbronzate, i sacrifici dell’intensa preparazione invernale in palestra mostrati con giusta soddisfazione. Spalle al bancone, fedele gin tonic alla mano, il Guzzo dispensa convincenti sorrisi a tali Marina e Linda, che da quanto ho capito aveva già conosciuto in analogo locale la settimana passata. Linda ha un ideogramma tatuato sulla schiena tempestata di adolescenziali brillantini, tutto sommato ha qualcosa di fresco e vitale nel suo abito estivo e capelli biondissimi. Marina è più grossolana nei tratti, i lunghi capelli scuri sulle spalle abbronzate, l’età malcelata.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marina dice che questo posto è proprio bello ma ancora meglio la domenica sera. Il Guzzo risponde che magari la prossima domenica ci facciamo un salto, vero ? Annuisco ebete.&lt;br /&gt;Linda dice che non vede l’ora sia metà luglio per andare a Formentera, quest’anno il lavoro è stato stressante ed ha proprio necessità di staccare. Annuisco ebete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per alleviare la stanchezza, Marina si appoggia alla mia spalla, sorprendendomi per questa inaspettata rottura degli spazi sociali. Seppur innocua, questa fisicità colpisce il Guzzo che vedo irrigidirsi, non per un senso di tradimento o rivalità alcuna, quanto per la consuetudine ad essere il maschio dominante. Colgo la sua attenzione sulla mano di Marina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimiliano, conoscente occasionale ed ex-compagno di università, incapace di vivere appieno questi contesti, passa la sua serata nascosto dietro un vodka lemon a criticare il locale ed il mondo vanesio e superficiale che rappresenta. Una noia mortale, sfrutto la prima scusa per allontanarmi e cerco invano Marina per il giardino affollato. Ritrovo solo il Guzzo, vagamente indispettito per la serata inconcludente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-7329679849570252390?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/7329679849570252390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=7329679849570252390&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7329679849570252390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7329679849570252390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/08/uno-dei-primi-giovedi-estivi_02.html' title='uno dei primi giovedì estivi'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1059200646101181170</id><published>2010-05-02T00:15:00.007+02:00</published><updated>2010-05-10T13:00:09.905+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>à paris</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/S-fmGagREMI/AAAAAAAAABQ/JqxRcD9TUWA/s1600/P1000247_mod.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 398px; height: 114px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/S-fmGagREMI/AAAAAAAAABQ/JqxRcD9TUWA/s200/P1000247_mod.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5469593270333018306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il sole conquista la città e i parigini sfogano la loro brama di primavera invadendo il Jardin du Luxembourg e attraversando la città in vélo. Salendo nel parc di Belleville fra frotte di bambini che giocano, Parigi già affoga in una caligine pre-estiva, il monolito nero di Montparnasse e lo scheletro di Eiffel provocazioni verticali in una città più che altro orizzontale. Fra le tubature esterne già assurdamente retrò del Beaubourg e lo scrigno di Place des Vosges, il vecchio quartiere ebraico Pletzl svela strette vie e qualche piazza inattesa, fra negozi Kosher e impegnativi felafel. Sebbene segno di esibizione e riurbanizzazione con chiari scopi anti-sedizione, l’Axe Historique è una sfrontata sfida prospettica, dalla Pyramide di Pei all’agorà di cemento della Défense tutti in riga, inquadrati e sull’attenti: Tuileries, Concorde, Champs ed Etoile.&lt;br /&gt;Mitterand, esoso e fedele alla proverbiale grandeur francese, ha lasciato alla città il Grande Arche de la Défense e la totemica Biblioteque National de France; Jacques Chirac si è limitato – si fa per dire – ad ospitare la sua passione per l’arte etnica nel recente Musee de quai Branly, opera dell’archistar Jean Nouvel che mette in gioco riflessi e trasparenze, rosso e pareti erbose. Nouvel ed il suo vetro definiscono anche gli spazi della Fondation Cartier in boulevard Raspail, che oggi ospita una temporanea sull’imprevisto e ricchissimo genio stravagante di Takeshi Kitano. Seduto con Cecile e Paolo nel giardino interno di fronte al chiosco che vende pacchiani snack giapponesi, immagino gli uffici della Fondation popolati da indaffarati e imprecisati creativi: gente che io, non-creativo, tendo ad invidiare per una vita che ipotizzo essere vivace e stimolante. (Com’è ovvio, trattasi di supposizione quantomeno superficiale. Per puro caso, una settimana dopo, vagando per l’altrettanto ambiziosa zona Tortona del Fuori Salone 2010 milanese, mi ritrovo a parlare con un color designer: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;questa gente che dice vado a Miami a fare feste, ma che cazzo vuol dire, il design mica sono le feste &lt;/span&gt;a dimostrazione di un settore lavorativo più strutturato e difficile di quanto appare sulla superficie mondana).&lt;br /&gt;Le onde della passerelle Simone de Beauvoir si aprono sul parc di Bercy e la Cinémathèque Francaise – quella odierna, ospitata nell’ex American Center di Frank O Gehry, che ha sostituito la sede storica al Palais de Chaillot, immortalata da Truffaut in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Baci rubati&lt;/span&gt; nel periodo dell’affaire Langlois.&lt;br /&gt;La luce filtrata entra dal lucernario dell’Orangèrie e sbianca le sale delle Nympheas di Monet, esteso tutto colore sulle tele circolari. Al piano di sotto, nella collezione privata di Paul Guillaume, mi rapiscono le evanescenti figure femminili di Marie Laurencin – che Wikipedia mi dice essere attiva nell’effervescente mondanità parigina degli anni Venti come pittrice, illustratrice per Carroll e Gide, nonché amante di Apollinaire  – e il turbolento proto-espressionismo di Chaïm Soutine – ebreo russo naturalizzato francese, attivo a Parigi negli anni Venti.&lt;br /&gt;Alla cena per l’inaugurazione della casa di Sarah nel XVe, la mia ignoranza linguistica mi impedisce di partecipare appieno ai dialoghi in francese fra i piatti di cous cous ed il vino rosé marocchino; mi limito ad affacciarmi dal microscopico balcone per osservare il placido traffico del sabato sera di av. Felix Faure. Ben altra animazione percorre rue Oberkampf e rue Timbaud, il venerdì sera animate da un animato flusso di vita notturna fra i bar e locali della zona. A cena ad un ristorante etiope nel XIe, fra una Pelforth, luci fioche e gustoso cibo dal piatto comune a centro tavola, finiamo a parlare di politica italiana: data per assodata la perdurante crisi della Sinistra, ci chiediamo dove porterà il colorato litigio pubblico fra Berlusconi e Fini.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1059200646101181170?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1059200646101181170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1059200646101181170&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1059200646101181170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1059200646101181170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/05/paris.html' title='à paris'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/S-fmGagREMI/AAAAAAAAABQ/JqxRcD9TUWA/s72-c/P1000247_mod.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5648343586647441411</id><published>2010-04-14T00:06:00.007+02:00</published><updated>2011-10-18T00:12:12.659+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>Marc Webb e i generazionali</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-HvG66hwzzK8/TpyoOFffvUI/AAAAAAAAACE/lqp-kSfCYSQ/s1600/500-Days-of-Summer-Poster-500-days-of-summer-4670793-350-540.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-HvG66hwzzK8/TpyoOFffvUI/AAAAAAAAACE/lqp-kSfCYSQ/s200/500-Days-of-Summer-Poster-500-days-of-summer-4670793-350-540.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664587391271157058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(500) Days of Summer&lt;/span&gt; è un brillante film del 2009, scritto da Scott Neustadter e diretto da Marc Webb, interpretato da Joseph Gordon-Levitt (Tom) e Zooey Deschanel (Summer; Sole nella versione italiana), che dopo una positiva accoglienza al Sundance ha avuto un ottimo successo di pubblico, incassando circa 70 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione di 7,5 milioni. Con approccio non-lineare, racconta il fallimento della storia di amore fra due giovani pressoché trentenni, giovani carini e infelicemente occupati, in una Los Angeles che appare per sottrazione, fra dettagli e scorci inusuali. Trama e personaggi accattivanti, montaggio fresco e convincente, regia ricca di spunti originali (il musical post-prima notte insieme, lo split screen alla festa a casa di Summer), continui e marcati vezzi da cinema indie (musica, abiti, modi di essere, gusti, interni).&lt;br /&gt;Soffro i film giovanilisti quando mi accorgo di essere fuori target, se non per età anagrafica quanto meno per sensibilità e disillusione. Guardo con pragmatismo gli esibiti vezzi indie: i richiami culturali agli anni Ottanta (la musica degli Smiths, la t-shirt dei Joy Division indossata da Tom), i protagonisti così chiaramente non massificati che strizzano l’occhio al pubblico giovane (lui: incrollabile romantico che vive in un fighissimo loft, veste gilet e cravatte sottili, porta borse a tracolla da studente universitario, ha sacrificato la passione per l’architettura per un mero lavoro; lei: amabile viso pulito incorniciato da frangia anni Cinquanta, concisa, disillusa, pragmaticamente scettica sull’amore, restia ai fidanzamenti). Questi elementi sono strumentalmente pensati per farti sentire parte di una mentalità, creare simbiotica immedesimazione e orgogliosa rivendicazione del proprio universo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ehi, cioè, io sono così, quello è il mio mondo&lt;/span&gt;). Con gli anni però succede qualcosa, forse si affievolisce quella luce che Morrissey cantava essere perenne, ed anche se molti di quei riferimenti costituiscono tuttora parte integrante – determinante ? – del tuo orizzonte culturale, non provi più interesse nel vederli citati e apertamente rivendicati come l’immaginario di riferimento di un personaggio. Anzi, ti danno pure un po' fastidio.&lt;br /&gt;La fine della storia d’amore sembra confutare e superare l’architettura del film fino a quel momento: Summer si sposa, svelando meccanismi affettivi altri dalla semplice condivisione di passioni: come se il rito di passaggio all’età adulta fosse segnato da una nuova consapevolezza sentimentale.&lt;br /&gt;Il finale incontro con Autumn (Luna nella versione italiana) apre per Tom la strada di una nuova storia e fa ripartire il contatore: non senza una certa banalità da happy end, il film ha una sua circolarità e trova il finale positivo tipico dei film generazionali, che si aprono sulle magnifiche sorti future dei protagonisti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5648343586647441411?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5648343586647441411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5648343586647441411&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5648343586647441411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5648343586647441411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/04/marc-webb-e-i-generazionali.html' title='Marc Webb e i generazionali'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-HvG66hwzzK8/TpyoOFffvUI/AAAAAAAAACE/lqp-kSfCYSQ/s72-c/500-Days-of-Summer-Poster-500-days-of-summer-4670793-350-540.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2456272180968806992</id><published>2010-04-05T12:23:00.003+02:00</published><updated>2010-08-01T00:32:56.080+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>labbra blu</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sulle labbra era il sapore&lt;br /&gt;del mattino che hai inventato tu&lt;br /&gt;guarda adesso come piove&lt;br /&gt;sulle mie labbra blu&lt;br /&gt;Guarda adesso come piove&lt;br /&gt;sui sentieri in fondo all'anima&lt;br /&gt;Storie che non hanno odore&lt;br /&gt;è la mia realtà&lt;br /&gt;Vorrei dare un nuovo nome&lt;br /&gt;nuova linfa a tutto quel che c'è&lt;br /&gt;ogni cosa è una ferita&lt;br /&gt;che mi ricorda te&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Federico Fiumani (Diaframma), Labbra blu&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Classe 1960, Federico Fiumani animava l’underground fiorentino degli anni Ottanta, quando i suoi Diaframma e i primi Litfiba portavano la new wave italiana fuori dalle cantine. Poco meno di trentanni dopo Fiumani è ancora lì sul palco, solo, il suo incrollabile ciuffo grigio, asciutto, diretto, coerente fino alla morte alla sua poesia. Sale sul palco di uno sperduto ARCI umido nella provincia toscana, imbraccia la sua Ibanez e riprende il filo della sua distorta poesia urbana davanti a nostalgici fedelissimi e nuovi adepti.&lt;br /&gt;Come sempre, dichiaro il mio imperdonabile ritardo: nonostante ne sentissi parlare da sempre, mi sono avvicinato a Fiumani soltanto dopo aver incontrato la cover di Labbra Blu di Cristina Donà, mite, suadente, malinconica. Sul palco dell’ARCI, Fiumani la ripropone in una versione scarna, ossuta, nervosa, vibrante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2456272180968806992?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2456272180968806992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2456272180968806992&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2456272180968806992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2456272180968806992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/04/labbra-blu.html' title='labbra blu'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1383216741265771835</id><published>2010-01-19T09:15:00.002+01:00</published><updated>2010-01-19T09:16:59.062+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>a single man, coincidenze</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A Nizza, nell’agosto del 2000, leggevo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un uomo solo&lt;/span&gt; di Isherwood mentre il sole tramontava placido sulla riviera francese. Sebbene ci fosse un’appropriata sintonia fra l’ultimo giorno di George ed il tepore della spiaggia nizzarda al tramonto, la malinconia del romanzo strideva con la vita di riviera carica di aspettative.&lt;br /&gt;Nel piccolo hotel dove soggiornavo, rigorosamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sans etoile&lt;/span&gt;, i proprietari avevano riciclato la loro camera privata in doppia a uso dei clienti: sul comò trovavano spazio le foto della famiglia e attraverso la porta aperta veniva a trovarci il gatto che con felina circospezione curiosava nel mio zaino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Londra, nel novembre del 2004, rientrando da una scadente cena giapponese a Soho, ero passato a salutare mio zio nel ristorante elitario di Mayfair per cui lavorava. All’ingresso avevo incrociato Tom Ford in compagnia di un amico. Mio zio che lo salutava sulla porta del club, rigorosamente senza targhe e scritte a chiarire nome e natura del locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1964 Isherwood pubblica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A single man&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nel 2009 lo stilista Tom Ford ne trae un film con Colin Firth e Juliane Moore e lo presenta a Venezia.&lt;br /&gt;Il film è visivamente splendido e curatissimo sotto l’aspetto estetico – la vestizione mattutina, il cambio di tonalità dei colori a seconda delle scene, lo slow motion nelle strade del quartiere, la villetta che è un trionfo di riflessi e trasparenze, la rarefatta serata da Charley – e Ford, seppur molto narcisista e manierista, riesce a fissare con suprema eleganza l’ultimo giorno di George in una malinconica rete di ricordi e nuovi incontri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1383216741265771835?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1383216741265771835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1383216741265771835&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1383216741265771835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1383216741265771835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/01/single-man-coincidenze.html' title='a single man, coincidenze'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4191405166560275704</id><published>2010-01-07T23:53:00.003+01:00</published><updated>2010-01-08T00:01:23.430+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>jalla! jalla!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il primo impatto è con un Marocco posticcio e occidentalizzato: avidi di vita notturna, scendiamo dal Grand-Taxi direttamente su boulevard de la Corniche, la zona mondana di Casablanca eretta a immagine e somiglianza di una promenade di lusso, con panchine e marmo a profusione, curato arredamento urbano, discoteche e locali notturni. Lo sviluppo parla sempre un po’ troppo occidentale.&lt;br /&gt;Principale centro commerciale del paese, Casablanca appare come un caotico e brulicante agglomerato che include la vecchia medina, la colossale moschea di Hassan II, i cantieri sul lungomare, gli eleganti quartieri residenziali per i ricchi e le vaste periferie per i poveri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negoziare è la regola. Il prezzo di mercato è un concetto sfuggente, di volta in volta si stabilisce un accordo che entrambe le parti reputano conveniente. Sorprendente al primo impatto, evolve in un processo naturale e la pantomima rituale diviene abitudine.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I souq di Marrakech e la piazza Djemaa el-Fna, consegnano agli occhi occidentali una stilizzata iconografia del Marocco urbano: caos, vicoli labirintici, incantatori di serpenti, musicisti di gnaoua, tè alla menta sulle terrazze davanti al magico tramonto sul minareto, affollati grill notturni, colorati venditori di spremuta di arancia e fumosi pentoloni di lumache. &lt;br /&gt;La vasta hall del fatiscente Grand Hotel Tazi accoglie turisti notturni che bevono birra: si respira un’anacronistica atmosfera coloniale, e se la stagione lo permettesse non guasterebbe il cigolante roteare di un ventilatore a soffitto. Il cameriere marocchino, in un abito liso e consunto, si muove con gesti lenti ed epocali, come se fosse lì dai tempi del protettorato francese.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’iconoclastia islamica si traduce in superbe decorazioni che rapiscono gli occhi con la loro eleganza: i cortili delle Mederse sono un trionfo di motivi che si rincorrono e ogni scorcio inquadra prospettive inedite.&lt;br /&gt;Estraneo ed ignaro, mi rapisce il salmodiare del muezzin: se di giorno è accompagnato dal brusio della vita che scorre, la mattina presto irrompe nel silenzio del tuo sonno.&lt;br /&gt;Nei gesti di molti marocchini il sorridente fatalismo dell’Inch’Allah: un accordarsi alla volontà del divino apparentemente mite e serena che all’estremo opposto anima gli animi più radicali del fondamentalismo. Curioso come uno stesso principio possa dar luogo a effetti tanto contrastanti.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spingendosi verso il Sahara, il paesaggio si fa sempre più arido: la consistenza fangosa della kasbah di Aït Benhaddou, la Hollywood marocchina Ouarzazate, la valle del Dadès e infine le gole. L’hotel Yasmina è sferzato dal vento gelido che attraversa le gole del Todra, la mattina saltano i gruppi elettrogeni e ci troviamo a fare colazione a lume di candela. Si prosegue verso il deserto, Rissani e poi l’ultimo avamposto Merzouga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo inizia la sabbia dell’Erg Chebbi: la sensazione di spazio e il silenzio del vento sono sorprendenti. &lt;br /&gt;Anna me lo aveva detto: se non ci sei mai stato, non ti aspetti che il deserto sia così bello.&lt;br /&gt;La luna piena invade la distesa di sabbia e lo sguardo si perde nell’effimero spazio fra le dune e il cielo. Quello spazio, mentale prima che fisico, ci rimarrà a lungo in testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abdul non fa altro che guidare per un giorno intero, attraversando Erfoud, Er-Rachidia, seguendo la valle dello Ziz; più a nord le casette da località di villeggiatura svizzera di Ifrane spuntano fra la nebbia piovosa ed il freddo. Ormai sovraccarichi di strati di sensazioni sedimentate, scivoliamo nelle contorte medine di Fès e Meknès.      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Renitenti etilisti, a Meknès ci infiliamo nelle strade anonime della Ville Novelle alla ricerca di un negozio che venda alcolici. La traccia si fa sempre più labile da quando scendiamo dal Petit-Taxi e ci addentriamo per strade secondarie finché un ragazzo marocchino ci accompagna per mano ad una minuscola rivendita: gesti trafelati e transazioni furtive, una malata luce al neon illumina scaffalature metalliche cariche di vino, vodka, pastis e birra. Non vigendo la sharia, il consumo di alcolici non è illegale ma semplicemente non conforme ai precetti religiosi da cui l’aria di proibizionismo ideologico che avvolge il negozio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’elegante Ryad Bahia di Meknès ci ospita per l’ultima notte marocchina: mentre sorseggiamo l’ennesimo tè alla menta, come bambini all’ultimo giorno di mare ci lasciamo avvolgere dalla malinconia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4191405166560275704?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4191405166560275704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4191405166560275704&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4191405166560275704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4191405166560275704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2010/01/jalla-jalla.html' title='jalla! jalla!'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-768833586877044239</id><published>2009-12-15T20:35:00.003+01:00</published><updated>2009-12-15T20:41:28.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>un martedì</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The great gig in the sky: il più grande orgasmo della storia della musica&lt;/span&gt; il messaggio sul profilo Facebook di Carlo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Certo che non scopa. Guarda che cazzo scrive&lt;/span&gt; la salomonica chiosa del Guzzo.&lt;br /&gt;Sprofondato nel suo divano a sfogliare una rivista di viaggi, non posso fare altro che concordare con l’osservazione del Guzzo. Carlo non ha mai superato quella fase tipicamente adolescenziale in cui alcuni preferiscono non affrontare le incombenze della vita reale rifugiandosi in una confortevole quanto totalizzante passione. Nel caso di Carlo, la passione della musica lo aveva reso prima un tipico nerd liceale poi un raffinato esperto senza che questa specifica conoscenza fosse mai stata convertita in qualcosa di utile o proficuo: non suonava alcuno strumento, non lavorava né aveva mai provato a lavorare in campo musicale. Ovvio che ne derivasse la malcelata frustrazione tipica di chi non vede riconosciuto il frutto del faticoso investimento sul proprio spessore personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima volta che sono uscito con Carlo, mi ha portato in un locale ambiziosamente alternativo dove suonava un terzetto composto da un addetto ai campionatori, un polistrumentista che prediligeva il theremin ed una ragazza giapponese alla voce. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non trovi così inusuale l’ibrido fra la fredda tecnologia Bjorkesca e le stranianti illusioni del magnetismo del theremin ?&lt;/span&gt; mi aveva sussurrato Carlo all’orecchio sorseggiando una birra. Avevo annuito con esibita convinzione soddisfacendo il suo bisogno di conferme, sebbene avessi preferito fargli notare come noi due fossimo palesemente i due avventori più sfigati, essendo il resto del pubblico composto da creativi, designer e altre simili affascinanti categorie moderne per le quali lo sperimentalismo è un habitat naturale e non una testimonianza di emancipazione dalla pochezza del quotidiano da ricercare con affanno. Mi aspettavo infatti di veder comparire Marianne da un momento all’altro, magari in compagnia di qualcuno dei suoi partner che garbatamente non vengono mai citati durante le nostre conversazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre ci avviamo allo Zero, il Guzzo mi riassume la cena di venerdì in cui ha definitivamente chiuso con la fidanzata. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non nego che pensavo sarebbe stato più facile&lt;/span&gt;. A suo dire, lei ha incassato la sua onesta spiegazione con matura sicurezza, accettando la perdita di un partner come un sacrificio accettabile in una vita di grandi ambizioni. Tutta la storia deve avere avuto un impatto non trascurabile sulla finora salda autostima del Guzzo che, quasi certamente per la prima volta nella sua vita, si è visto costretto a gestire un rapporto sentimentale in una condizione subalterna, dovendo alla fine riconoscere la sua inadeguatezza. Sebbene non abbia avuto problemi a riattivare prontamente la sua vita sessuale con alcune mirate e agguerrite uscite mondane, rimane una macchia che fatica a cancellare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-768833586877044239?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/768833586877044239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=768833586877044239&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/768833586877044239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/768833586877044239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/12/great-gig-in-sky-il-piu-grande-orgasmo.html' title='un martedì'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5817473730646604339</id><published>2009-11-29T17:52:00.002+01:00</published><updated>2010-01-05T21:58:09.256+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>domenica piovosa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Polverosa periferia pasoliniana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ritrovo questa immagine su un vecchio taccuino di appunti di viaggio, rispolverato dal fondo di un cassetto durante un’uggiosa giornata autunnale, in cui noia e pioggia battente risvegliano in me un inedito spirito casalingo e un forte bisogno di ordine. Vergata in un corsivo che credevo essere elegante e sintomo di grande personalità, ne colgo tuttora l’immagine e la sensazione, al limite l’odore. Ma è troppo: allitterazione forzata, pesante.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sei un’onanista della parola: so che saresti capace di inventarti un intero romanzo per giustificare una frase&lt;/span&gt; mi scrisse una volta Marianne, quando ci cimentavamo in articolati scambi epistolari via mail.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Urbano e modaiolo, scivolo nel rito del brunch insieme a Giorgia. Il locale aspira a ricreare un’accogliente atmosfera da brasserie francese, con molto legno, luci basse e piccoli bicchieri di vino. Però si mangia di merda. Il mio vicino di tavolo a destra legge Repubblica, quello a sinistra il Giornale, in una contraddittoria große koalition domenicale. Entrambi vestono bene, optando per una misurata eleganza sportiva da professionista nel tempo libero. L’uno con maglione di cotone girocollo, l’altro in polo e giacca sportiva. L’uno mangia insieme alla moglie impegnata in chiacchiera telefonica apparentemente infinita, l’altro tiene d’occhio le due figlie biondissime che siedono educate e composte.&lt;br /&gt;In zona caffè ci raggiunge il Guzzo per un saluto. Non ha ancora rotto con la fidanzata ma garantisce che il momento si avvicina: la sua granitica autostima non riesce a tollerare i continui comportamenti irrispettosi della ragazza, non ultimo l’aver mandato a monte un weekend a Londra a causa di un imprevisto sabato lavorativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgia mi saluta verso le sette scappando ad una cena per l’organizzazione dell’addio al nubilato di Federica. Mi ritrovo con il Guzzo per un aperitivo allo Zero. Dopo, mi trascina al Bamboo.&lt;br /&gt;– Ma è un posto di merda…&lt;br /&gt;– Chi se ne frega devo vedere una – senza fiato, senza punteggiatura.&lt;br /&gt;Il Bamboo si conferma posto di merda, popolato da quella che in un preoccupante scivolone misantropo chiamerei bassa umanità. Parcheggiato a fianco del bancone mentre il Guzzo avanza nel corteggiamento di una invidiabile biondina, mi cade l’occhio su un terzetto di ragazze alla mia destra. Oggettivamente tutt’altro che graziose, trovano rifugio nei loro tecnologici telefonini, come ad affermare l’esistenza di una loro rete di contatti umani oltre questa serata. Una scrive rapida un sms: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mamma mia che sclero&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Me ne vado, come scrivo nel sms al Guzzo quando sono già in macchina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5817473730646604339?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5817473730646604339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5817473730646604339&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5817473730646604339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5817473730646604339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/11/domenica-piovosa.html' title='domenica piovosa'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5341505202783886413</id><published>2009-11-06T19:51:00.003+01:00</published><updated>2010-08-01T00:33:39.467+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>lo sgretolarsi tremolante del gong</title><content type='html'>Raccontami Ongii che scorri incessante preghiera che mormora al cielo&lt;br /&gt;Del tuo monastero perduto dimmi la bellezza dei gesti e dei colori&lt;br /&gt;Che ti hanno traversato e che hai riflesso&lt;br /&gt;Dei bagliori dell'oro dei fuochi dei fumi e dei profumi d'incenso&lt;br /&gt;Tra l'eco di conchiglie trombe campane fragore di tamburi di piatti&lt;br /&gt;Lo sgretolarsi tremolante del gong&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giovanni Lindo Ferretti &amp;amp; CSI, Ongii&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ultimamente riascolto spesso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ongii &lt;/span&gt;dei CSI, tratto da Tabula Rasa Elettrificata del 1997 – per gli amanti dei dettagli terzo e ultimo album in studio dei CSI. Pur affascinato dal magnetismo di Giovanni Lindo Ferretti, ho accusato la sua vocazione poetica di eccessivo ermetismo, schiava del suo procedere per immagini e sentenze evocative che se spesso partoriscono idee illuminanti talora rimangono chiuse in sé stesse. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ongii &lt;/span&gt;è appartenuta a lungo alla seconda categoria e poi mi si è svelata in tutta la sua straniante poesia.&lt;br /&gt;L’idea del fiume mongolo che, placido e immortale, ha visto passare secoli di vite umane, gesti quotidiani e abitudini del popolo nomade, viene cristallizzata in poche immagini che riescono in un attimo a racchiudere colori, profumi, odori, tradizioni, suoni, senso del tempo, attimi di vita: lo scorrere dell’acqua e della vita riflessa letto come preghiera incessante, i profumi d’incenso si intrecciano con il brusio della folla ed i richiami dei mercanti, le carovane sfiancate che attraversano le infinite steppe mongole. E trovo che l’immagine dello sgretolarsi del gong sia bellissima.&lt;br /&gt;A dire il vero, dallo stesso album riascolto spesso pure &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bolormaa&lt;/span&gt;, ma lì è legato all’emozione che provo ogni volta che entra la voce di Ginevra a metà brano. Ma questo è un altro discorso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5341505202783886413?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5341505202783886413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5341505202783886413&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5341505202783886413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5341505202783886413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/11/raccontami-ongii-che-scorri-incessante.html' title='lo sgretolarsi tremolante del gong'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4952693279093679542</id><published>2009-10-31T18:17:00.002+01:00</published><updated>2009-10-31T18:20:44.215+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>postmoderno in ritardo ?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La noto quando balla sul tavolo e la osservo quando si siede con inverosimile compostezza su un divanetto.&lt;br /&gt;Viso pulitissimo, capelli biondi raccolti, trucco sapiente e leggero, gesti eleganti, occhi di ghiaccio ed aria scostante. Su di me, un cocktail assolutamente micidiale. Fossi Fabio Volo, direi una di quelle cazzate adolescenziali tipo che è una ragazza a cui vorrei dare piccoli baci d’inverno quando è avvolta in un cappotto ed una sciarpa pesante. Fossi Andrea De Carlo, direi una di quella cazzate d’atmosfera tipo che istantaneamente ho percepito una elettrica sintonia con il suo semplice essere lì in quel momento. &lt;br /&gt;Oltre a constatare un insormontabile blocco psicologico, mi accorgo che trovo le parole insufficienti come se tutto fosse stato già detto quindi abusato e ormai privo di significato e l’unica strada fosse il giocare con i cliché. Oddio… che io stia diventando postmoderno con soli 50 anni di ritardo ? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4952693279093679542?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4952693279093679542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4952693279093679542&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4952693279093679542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4952693279093679542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/10/postmoderno-in-ritardo.html' title='postmoderno in ritardo ?'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3722973053932031441</id><published>2009-10-10T03:14:00.002+02:00</published><updated>2009-10-10T03:17:35.376+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>post-weekend</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Fermo al semaforo infinito di via Svevo, soppeso il telefonino osservando il messaggio di Giorgia. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grazie ancora del weekend. Ciao, G&lt;/span&gt;. Istantaneamente mi assale una considerazione. Giorgia ed io non sappiamo dialogare: il nostro tempo insieme è un montaggio alternato di monologhi senza punti di contatto. Mi sembra di sapere tutto di lei e al tempo stesso di non conoscerla per niente: non c’è intimità di sentimenti e pensieri, solo sequenze di fatti da esporre ed un passato da cui attingere esperienze e aneddoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera mi ha travolto con l’amarezza di una sua frase, lasciata cadere con noncuranza mentre si truccava in bagno. Io seduto sul letto a sfogliare un pieghevole dell’ufficio del turismo di Parma, lei alle prese con l’eyeliner davanti allo specchio mi ha sparato questo pensiero spiazzante.&lt;br /&gt;- Ho paura quando mi accorgo che molto della mia vita può essere sintetizzato con così poche parole. E’ come se non avessi vissuto.&lt;br /&gt;Mi ha assalito l’angoscia di un bilancio di vita fallimentare e insoddisfacente. Non ho pensato a cosa potesse significare per lei, al suo bisogno di aprirsi così tanto con me. Egoisticamente ho visto me stesso riflesso nella sua amarezza e incatenato alla sua stessa considerazione. Non sono stato capace di aggiungere niente, dirle una parola di conforto o qualcosa del genere, non ho saputo fare niente di meglio che abbozzare un inutile sorriso di comprensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Astratto in questi pensieri, vengo richiamato alla realtà dal clacson di un altro automobilista che mi fa notare che il semaforo è finalmente diventato verde. Chiedo scusa e riparto rapido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pulisco la mail di inutili newsletter e mailing list accumulatesi nel weekend, trovo una mail di Marianne che mi estende l’invito ad un gruppo di lettura su Philip Roth sostenendo che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;noi dobbiamo riavvicinarci alla cultura ebraica&lt;/span&gt;. Pur non comprendendo appieno il significato di quel “noi” – non mi sembra di aver mai aderito ad alcuna corrente di pensiero che rifiutasse scientemente la cultura ebraica – mi lascio coinvolgere e domani mi ritroverò con un Roth sul comodino. Non riesco mai a dirle di no.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3722973053932031441?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3722973053932031441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3722973053932031441&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3722973053932031441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3722973053932031441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/10/post-weekend.html' title='post-weekend'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5508433437270591315</id><published>2009-10-05T08:28:00.000+02:00</published><updated>2009-10-05T08:29:18.278+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>quella estate</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel parco dove faccio stretching dopo l’allenamento, incontro spesso un signore anziano con un cane ossuto, lungo e sottile, il cui muso dalle orecchie basse sembra indicare una perenne malinconia. Il cane triste si aggira timoroso, annusa con circospezione la base dei tronchi degli alberi, scruta sospettoso gli altri cani, andando sempre a cercare con gli occhi l’approvazione del padrone.&lt;br /&gt;- Lo vede come mi guarda colpevole ? E’ mortificato che io sia costretto a raccogliere i suoi escrementi… Vede ? Prima di fare i suoi bisogni mi osserva con gli occhi tristi, come a scusarsi per quanto mi costringe a fare.&lt;br /&gt;Il signore parla srotolando con gesti lenti il sacchetto in plastica per la civica raccolta delle deiezioni canine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un bizzarro flash della memoria mi viene in mente un elegante ristorante di Cannes dove avevamo mangiato degli strepitosi frutti di mare: nelle superficiali chiacchiere da tavola, fra italiani ci si sorprendeva di come i vicini marciapiedi fossero tempestati di escrementi di cane a indicare uno scarsissimo senso civico dei nostri cugini francesi.&lt;br /&gt;La piacevole serata era finita in modo imbarazzante quando il mio allora futuro suocero, visibilmente ubriaco, si era messo a litigare con un francese per un parcheggio. Nonostante desiderassi ardentemente che venisse pestato, ero stato costretto a dividere i due dementi insieme al mio allora futuro cognato. Credo che Giulia si fosse vergognata più di me, lei sempre così schiva e controllata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella estate avevamo affittato una casa nell’entroterra insieme ad un gruppo di amici. Per una curiosa coincidenza di eventi, stavamo tutti vivendo una fase di transizione: da lì a poco si sarebbero delineati i momenti delle scelte di vita, chi avrebbe deciso di allontanarsi per seguire prospettive di lavoro, chi avrebbe optato per la famiglia, chi avrebbe semplicemente deciso di non scegliere.&lt;br /&gt;Mangiavamo sempre all’aperto, su un lungo tavolo in legno sotto il pergolato. Le cene sembravano non finire mai, c’era sempre un’altra bottiglia di vino da stappare, un’ultima sigaretta, un ultimo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Guzzo, asciutto e solitamente non incline a filosofie e discorsi ispirati, non ha mai nascosto un’amara nostalgia per quelle serate estive. Avevamo lasciato quella casa seguendo percorsi casualmente analoghi: la fine di un’estate e non molto dopo la fine di una storia con relative certezze piani e programmi. Di fronte a noi stavano le opportunità professionali, i cambiamenti, le nuove città e le nuove prospettive: nel momento delle scelte, eravamo soli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5508433437270591315?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5508433437270591315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5508433437270591315&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5508433437270591315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5508433437270591315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/10/quella-estate.html' title='quella estate'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-7895524532592119809</id><published>2009-09-29T23:21:00.004+02:00</published><updated>2010-01-05T21:59:08.766+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>appunti giapponesi, tre</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Gli ultimi giorni sfoggio con soddisfazione rumorosi risucchi nel mangiare gli udon nelle tavole calde: osservando gli altri commensali comprendo il determinante impiego del cucchiaio in abbinamento agli hashi per sorbire gli udon insieme al brodo.&lt;br /&gt;Il ristorante più caratteristico che sperimentiamo è una taverna di Tokyo, spartana, caotica e poco igienica: le giovani cameriere in gambali di gomma affrontano con sicurezza il pavimento bagnato da pescheria, servendo succulenti piatti di tonno cucinati a vista da un cuoco dai modi burberi e sbrigativi. Dopo un paio di tentativi a vuoto e un paio di birre corroboranti, abbandoniamo ogni pretesa di un ordine ponderato e ci affidiamo agli eventi, indicando i piatti dei vicini di tavolo o lasciando fare alle ragazze in gambali: ci arriva pure una testa di tonno, peraltro eccellente.&lt;br /&gt;Non sempre il tentativo del pranzo rapido e frugale dà i suoi frutti: dopo un gelato al volo, a Beppu ci ritroviamo affamati alle cinque del pomeriggio a mangiare okonomiyaki e bere birra, in un bislacco tentativo di esportare la nostra abitudine all’aperitivo.&lt;br /&gt;Manco l’incontro con il manzo di Kobe ma a Takayama sperimento quello di Hida.&lt;br /&gt;L’imperante caldo umido spinge a bere per riassorbire liquidi, inevitabile quindi il successo dei distributori di bevande, sempre fornitissimi e – ovviamente – funzionanti alla perfezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra vicina di tavolo al ristorante ha occhi enormi e irreali, probabilmente porta lenti a contatto speciali. Non riesco a smettere di fissarla: sembra di avere accanto un cartone animato con quegli occhioni brillanti e gioiosi. Mi sembra in generale di cogliere un certo gusto per il lolitismo – teenager in uniforme, testimonial pubblicitari e idoli j-pop giovanissimi – e per gli occhi grandi e comunicativi, come nei manga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse perché è lunedì sera e siamo nei dintorni di Obon, lo sfavillante quartiere Dōtonbori a Osaka è pressoché deserto. Però i takoyaki delle bancarelle sono gustosissimi.&lt;br /&gt;Anche Roppongi, in teoria epicentro delle sfrenate notti di Tokyo, è alquanto deludente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pausa prima di cena. In terrazza, davanti allo skyline di Osaka al tramonto, lineare profilo urbano, un libro ed una Kirin. Anni fa avrei idealizzato un attimo del genere, l’avrei vissuto come pura gioia cristallizzata, avrei assaporato il gusto della nostalgia anzitempo. Non ci riesco più, mi sfugge la magia del momento.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-7895524532592119809?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/7895524532592119809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=7895524532592119809&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7895524532592119809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7895524532592119809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/09/appunti-giapponesi-tre.html' title='appunti giapponesi, tre'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1591347070630632362</id><published>2009-09-29T23:18:00.004+02:00</published><updated>2010-01-05T21:59:32.663+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>appunti giapponesi, due</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il cemento, asciutto e concreto, è materiale perfetto per un monumento al dolore.&lt;br /&gt;Il memoriale di Hiroshima non ha pretese artistiche ma trasmette l’ingombrante peso della Storia. Laddove si è particolarmente accanita, la Storia lascia un segno tangibile ed inequivocabile: succede a Berlino, succede a Hiroshima. Ne percepisci il fragore, l’eredità, il monito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storicamente l’imperatore ha sempre avuto un ruolo di secondo piano, subordinato all’autorità politica e militare. Mi fa tenerezza pensare alla massima carica del paese costretta ad una vita di etichetta e formalità mentre qualcun altro comanda (una volta lo shogun, oggi il primo ministro): nelle afose peregrinazioni turistiche per templi buddisti e santuari scintoisti, mi piace immaginare un imperatore avvilito, che percorre con lunghi passi sconsolati il giardino imperiale, rimuginando sulla sua amara condizione di esautorato dal potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vivace notte di Hiroshima, Matsumoto ed i suoi espansivi amici ci offrono la cena in un izakaya, brindiamo con la birra e cerchiamo di capirci fra inglese stentato e body language.&lt;br /&gt;Più tardi: il Molly Malone’s è un pub irlandese arredato dalla Guinness, frequentato da occidentali anglofoni a da un azzimato giapponese ubriaco che si cimenta nel moonwalk del defunto Michael Jackson. Locale piuttosto anonimo se non fosse per l’estroso guizzo nei bagni: l’orinatoio non è montato a parete bensì sulla vetrata del quarto piano con vista sul traffico di Choi Dori. Imperdibile.&lt;br /&gt;Ancora più tardi: il minuscolo Barcos discoclub accoglie le danze di occidentali sudati, pochissimi giapponesi e qualche latinoamericano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vivace notte di Pontochō a Kyoto, Denis e gli altri italiani nippofoni ci fanno compagnia nel cosmopolita A-Bar dove il lungo tavolo in legno svolge appieno il suo ruolo socializzante, fra birre in comune e stuzzichini fritti.&lt;br /&gt;Più tardi: il proprietario dell’ING, appassionato di musica, omaggia i suoi clienti italiani con i Baustelle e dei CSI d’annata. Ascoltare Ferretti cantare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mimporta na sega&lt;/span&gt; in un bar di Kyoto è quantomeno straniante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra vulcanica e in divenire ci mostra la forza degli elementi: il tifone Etau risale dal sud-est asiatico colpendo il sud dell’isola e scivola al largo di Tokyo, aggiungendo pioggia e vento all’afoso smog metropolitano. Un terremoto fa ballare i tavoli del ristorante, i volti per niente allarmati degli altri clienti non ci fanno preoccupare: non apprendiamo dell’intensità del sisma finché non arrivano impensieriti sms da Occidente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1591347070630632362?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1591347070630632362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1591347070630632362&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1591347070630632362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1591347070630632362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/09/appunti-giapponesi-due.html' title='appunti giapponesi, due'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-532771852129296564</id><published>2009-09-29T23:11:00.005+02:00</published><updated>2010-01-05T22:00:03.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>appunti giapponesi, uno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il lungo profilo d’anatra dello Shinkansen Hikari scivola in stazione: con millimetrica precisione il convoglio si ferma in perfetta corrispondenza dei segnali predisposti sulle piattaforme, garantendo rapido e infallibile accesso ai viaggiatori ordinatamente disposti in file a L lungo il binario. A bordo regna un educato silenzio, condiviso fra viaggiatori, telefonini e personale di bordo, saltuariamente interrotto dagli annunci delle fermate, preannunciati da un jingle discreto.&lt;br /&gt;Gentilezza e cortesia ti sorprendono in ogni gesto: gli inchini educati, il resto porto come dono prezioso dai cassieri, le piccole attenzioni del semplice passante. Questa diffusa cortesia comportamentale denota un’innata predisposizione ma anche una naturale sottomissione del commerciante (chi eroga un servizio) al cliente (chi acquista un servizio) e più in generale una rigida visione gerarchica dei rapporti interpersonali, anche se solo temporanea. Per confronto, è curioso notare come nell’occidente capitalista questa esperienza sia sperimentabile solo qualora si denoti un’inequivocabile disparità di reddito e ceto (boutique d’alta moda, hotel di lusso, voli in first class…).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sebbene con adolescenziale coerenza idealista mi rifiuti di frequentare le catene internazionali di locali omologati, devo riconoscere che la vista su Shibuya Crossing dalla vetrata di Starbucks è notevole. Con il classico bidone di frappuccino alla mano e una stupenda ragazza giapponese in kimono casualmente seduta sullo sgabello a fianco, mi piace osservare l’inesauribile flusso della folla nell’incrocio iconograficamente più rappresentativo del Giappone metropolitano. Shibuya e Shinjuku confermano all’istante l’immagine cristallizzata della Tokyo urbana: la folla e i treni della Yamanote che scorrono sopraelevati fra i grattacieli, la frenesia, i negozi, gli schermi e le luci. Ginza potrebbe essere la strada dello shopping di qualsiasi città del mondo, priva com’è di elementi caratteristici, così come lo shopping vintage e alternativo di Shimokitazawa. Harajuku offre una visione pittoresca seppur superficiale sui teenager giapponesi, fra cosplay, negozi vintage, aree creative e lo shopping di Takeshita Dori. Il fragore dei pachinko è frastornante, così come il Club Sega di Akihabara, un’estenuante sala giochi nel quartiere dello shopping elettronico. Il Gundam a grandezza naturale, costruito a supporto della candidatura di Tokyo alle Olimpiadi del 2016, accoglie un’impressionante folla di giapponesi a Odaiba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 30 agosto, il Partito Democratico stravince le elezioni politiche sconfiggendo il premier uscente Taro Aso ed il suo Partito Liberal Democratico. Al potere (quasi) ininterrottamente dal 1955, i liberal-democratici hanno accompagnato mezzo secolo di storia giapponese, dalla ricostruzione post-bellica al consolidamento del paese come super-potenza economica, dall’esplosione della bolla anni Novanta al conseguente crollo di molte certezze sociali – l’irruzione del precariato lavorativo, la svalutazione dello yen, il disagio sociale – fino all’attuale crisi economica. Il paese ha espresso una chiara volontà di cambiamento, compito arduo da raccogliere per il neo-eletto partito democratico ed il suo leader Yukio Hatoyama, che dovrà cercare un difficoltoso compromesso fra istanze di welfare e equità sociale con l’urgenza di scelte liberiste per favorire l’uscita della crisi e accelerare il rilancio economico del paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-532771852129296564?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/532771852129296564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=532771852129296564&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/532771852129296564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/532771852129296564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/09/appunti-giapponesi-uno.html' title='appunti giapponesi, uno'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1536076034601106292</id><published>2009-09-12T13:07:00.005+02:00</published><updated>2009-09-12T13:17:29.290+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>un incontro casuale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Poco fa ho incontrato per caso Ramos Shimada. Parlava di ricominciare, di riprovare a imprimere parole sullo schermo con una certa sistematicità. Mi permetto di associarmi a questa dichiarazione di intenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1536076034601106292?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1536076034601106292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1536076034601106292&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1536076034601106292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1536076034601106292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/09/un-incontro-casuale.html' title='un incontro casuale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6569573850333888619</id><published>2009-06-10T00:03:00.000+02:00</published><updated>2009-06-10T00:04:17.739+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>sulla strada</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se guido a lungo riduco il senso di attenzione: metto in atto un’inconsapevole sequenza di movimenti meccanici ed istintivi, esclusive risposte a stimoli muscolari, apparentemente senza alcun intervento cosciente. Non provo il minimo senso di affaticamento ma dubito che sarei in grado di rispondere prontamente ad un imprevisto. Lo scollamento è adesso totale: la radio ingestibile per le continue gallerie e nessun cd interessante a portata di mano mi hanno costretto a spegnere lo stereo, lasciandomi in uno stato di catatonica attenzione alla strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In coda alla cassa dell’autogrill per un caffè ristoratore, mi affiancano due ragazze che sembrano uscite da un manuale per aspiranti Paris Hilton: look, portamento e dettagli sono inaccettabilmente fashion, dagli occhiali fascianti Dior al microscopico cane scheletrico e bizzoso portato nell’apposita borsetta a tracolla. Inutile dire che fra tacchi, jeans vita bassa, frangetta supponente e consapevolezza provocante, le due ragazze riscuotono un certo successo fra gli avventori maschi – io con loro – richiamando alla mente scontati desideri erotici di ispirazione televisiva. Sebbene comprenda come l’adeguarsi – o il non adeguarsi – ad un riconoscibile modello estetico sia un facile metodo per affermare la propria presenza sociale, di sicuro più rapido che imparare a trasmettere un’immagine incisiva e convincente della propria personalità, mi risulta difficilmente giustificabile un’aderenza così eccessiva ad un modello viziato e infine ben poco trasgressivo. Più che una valutazione strutturata è un mero spunto estemporaneo: non sono a mio agio con la formulazione di opinioni articolate, mi serve un interlocutore a guidarmi nella messa a fuoco dei frammenti indistinti. Astratto nei miei pensieri non mi accorgo dello sguardo perplesso della cassiera che mi allunga lo scontrino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i palazzi anneriti della periferia, quando l’autostrada si alza in cavalcavia reclamando il suo status di arteria preferenziale prima di essere fagocitata dal traffico cittadino, Lifegate radio inanella una sequenza di canzoni perfetta: calda, notturna, scivola come velluto, suggerendo di non fermarti mai, guidare tutta la notte sulla scia delle note. L’irrompere di una qualche interessante pubblicità eco-sostenibile spezza la magia e ti spinge a imboccare mestamente il viale verso casa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6569573850333888619?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6569573850333888619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6569573850333888619&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6569573850333888619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6569573850333888619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/06/sulla-strada.html' title='sulla strada'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1522936907376315127</id><published>2009-06-09T23:48:00.003+02:00</published><updated>2012-01-07T23:23:10.737+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>l'anticristo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-9USwf0hjjWM/TwjFw6yar9I/AAAAAAAAACo/wbvLF4l-PaA/s1600/antichrist_willem_dafoe_lars_von_trier_021_jpg_jmkz.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 136px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-9USwf0hjjWM/TwjFw6yar9I/AAAAAAAAACo/wbvLF4l-PaA/s200/antichrist_willem_dafoe_lars_von_trier_021_jpg_jmkz.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695019173015105490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Premetto: non conosco sistematicamente Von Trier; mi sono semplicemente imbattuto in alcuni dei suoi film.&lt;br /&gt;Von Trier è folle. Folle ma genio. Quando un’opera d’arte continua a pulsarti in testa anche se non ti è piaciuta, allora c’è qualcosa di geniale. &lt;em&gt;Antichrist&lt;/em&gt; è volutamente eccessivo, inutilmente sanguinoso, truculento fino all’offensivo o al ridicolo a seconda di quale sia la resistenza del vostro stomaco; è barocco, confuso, affetto da un simbolismo semplicistico e ostentato. Ma lo spessore di Von Trier Autore è esaltante: la forza e l’autorità con cui porta avanti le sue idee di cinema sono esemplari, il vigore delle sue scelte riempie l’occhio e la mente parcheggiandosi ingombrante nell’immaginario dello spettatore. Non me lo immagino come persona umile e modesta, lo sospetto animato da una vocazione messianica (tutta la ferrea dottrina del Dogma: un nuovo codice per superare le convenzioni pre-esistenti; la ribellione attraverso la disciplina). Elementi (per me) visivamente decisivi in &lt;em&gt;Antichrist&lt;/em&gt;: l’aria di Händel ed il sontuoso bianco e nero nel manieristico slow-motion iniziale; la foresta sgranata come orrorifica Natura primordiale; il sordo e ossessivo cadere delle bacche; le radici spettrali che diventano grovigli di corpi nudi; alcune interferenze digitali. Per il resto, dichiaro la mia superficialità e ignoranza: non voglio cercare di capire a fondo il perché, la figura della Donna-Gainsbourg, la misoginia e Ratisbona, il fuoco purificatore, il ruolo volutamente apatico dell’Uomo-Dafoe, la simbologia dei tre mendicanti, le esibite mutilazioni, le cadute di stile (il piede caprino, gli animali parlanti, la fuga nel bosco).  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1522936907376315127?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1522936907376315127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1522936907376315127&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1522936907376315127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1522936907376315127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/06/lanticristo.html' title='l&apos;anticristo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-9USwf0hjjWM/TwjFw6yar9I/AAAAAAAAACo/wbvLF4l-PaA/s72-c/antichrist_willem_dafoe_lars_von_trier_021_jpg_jmkz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5766719343820623260</id><published>2009-04-21T23:51:00.004+02:00</published><updated>2010-01-05T22:04:04.144+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>all'aperitivo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Durante un sofisticato aperitivo di un sabato primaverile, l’aria si mantiene frizzante a dispetto dell’ambiziosa gioventù che già in abiti leggeri si intrattiene di fronte al locale. Di gran moda il calice di vino che spodesta i pre-dinner più canonici, offrendo eleganza a supporto della gestualità sociale dei presenti.&lt;br /&gt;Grazie ad alcune amicizie comuni, mi ritrovo a scambiare due parole con una ragazza: niente di memorabile, indolore scambio di informazioni superficiali per costruire una minima conoscenza reciproca.&lt;br /&gt;Parlando del recente weekend pasquale, lei mi dice che lo ha trascorso nella tranquillità della sua casa in montagna, lontana dalla frenesia della città, dagli obblighi sociali e dalla zavorra della mondanità. Trentenne professionista votata al consapevole understatement del tacco basso, sfoggia navigata maturità parlando della sua fuga dalla smania degli impegni urbani: &lt;em&gt;sai, sono stata un po’ da sola, mi sono rilassata, ho fatto qualche passeggiata, mi sono letta un libro…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E lì l’errore, madornale. Una saggia vocina interiore mi suggerisce di non farlo, di lasciar perdere, di non essere pedante, di evitare una domanda la cui risposta di sicuro non mi piacerà. Ma niente da fare: a testa bassa apro la bocca e sparo la domanda più stronza della mia serata: &lt;em&gt;Ah, bello. E che libro hai letto ?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ecco, non ci posso credere: l’ho detto. Non me ne posso capacitare. Mi chiedo perché io commetta errori così grossolani.&lt;br /&gt;Sadica e inevitabile, la sua risposta arriva come una staffilata: &lt;em&gt;quello di Fabio Volo&lt;/em&gt;. Sorrido con sportività, bevo un sorso di Morellino – facile, non impegnativo – e si procede. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5766719343820623260?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5766719343820623260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5766719343820623260&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5766719343820623260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5766719343820623260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/04/allaperitivo.html' title='all&apos;aperitivo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4276542592708275347</id><published>2009-04-14T22:18:00.007+02:00</published><updated>2010-01-05T22:00:48.882+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>NYC, marzo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Inseguendo la debole traccia dei suggerimenti di Time Out al confine fra East Village e Lower East Side, arriviamo all’ingresso del Lit Lounge sulla Seconda Avenue, dove un improvvisato doorman emaciato – lontano anni luce dall’immagine stereotipata del doorman, alternativamente rappresentata da prestante elegantone con espressione ottusa o colossale ragazzo di colore – ci impedisce l’ingresso sventolando l’abusata scusa del private party. Provo a sottolineare come ne parlasse Time Out motivo per cui la scusa del private party non sia sostenibile: il doorman si stringe nella spalle (&lt;em&gt;he shrugs&lt;/em&gt;) come a dire che deve suo malgrado attenersi alle ingiuste regole della direzione, che lui per primo non comprende questo approccio esclusivista. E infatti non lo comprendiamo neanche noi, ma evitiamo di insistere; scendiamo quindi di poco verso sud per infilarci al Sin Sin/Leopard Lounge sulla Quinta Est, che si rivela però scarsamente popolato e indegno di sosta. Ci allunghiamo allora fino al Bowery Electric sulla Bowery giusto per rimanere altrettanto delusi: il concerto nel basement è finito e nel main floor stazionano soltanto alcuni amici intimi del barman ed una coppia che amoreggia su uno sgabello. Di certo è andata meglio qualche sera fa al Sullivan Room a due passi dalla NYU, affollato di gioventù danzante apparentemente estasiata dalla mancanza di fantasia del dj house, oppure al 55 in Cristopher st, dove una band jazz guidata da una talentuosa chitarrista si lanciava in re-interpretazioni fusion del repertorio di Hendrix.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 anni fa McInerney apriva magistralmente &lt;em&gt;Le mille luci di New York&lt;/em&gt; sulla notte senza fine di Chuck, una discesa negli inferi mondani dai piani alti del pre-serata in zona Upper East Side fino ad un improbabile dialogo con una ragazza rapata a zero in qualche malfamato locale del Village. L’inquisitoria seconda persona singolare utilizzata da McInerney marca il segno di un’epoca: é dirompente, ossessiva, spietata. Dai fanghi della notte sostenuta dal tiramisù boliviano, riemergono i colori allegri del recente passato: la felice vita di una coppia appena arrivata al Village.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A passeggio sulla 86esima Est chiacchieriamo con una benestante signora americana al rientro dalla passeggiata a Central Park, il suo cane orgoglioso le porta i guanti per sentirsi utile. Ci separiamo sulla Lexington, quando deviamo verso sud per pranzare in un diner suggerito dalla Lonely: l’ambiente è sì classico e la cameriera sufficientemente sovrappeso ma non soddisfiamo il nostro bisogno di un’iconografia da film americano. In fondo non è che potessimo pretendere troppo: non ci troviamo lungo una popolare interstate ma nell’Upper East Side, dove i palazzi hanno i portieri in livrea e gli ingressi in marmo ed un posto auto costa 700 dollari al mese … Il nostro desiderio viene in parte soddisfatto da Cozy Burger su Broadway all’altezza dell’Ottava, dove chiacchieriamo con il cameriere greco che ci serve deluxe cheeseburger, milkshake, un ricchissimo cheese cake e gli immancabili bicchieroni di acqua e ghiaccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il calvario di Sherman McCoy comincia fra la profusione di marmo del suo appartamento di Park Avenue, laddove il Padrone dell’Universo viene ritratto inginocchiato a terra intento a lottare con un riottoso bassotto, sua scusa per uscire di casa e dedicarsi a pratiche fedifraghe. 22 anni fa, nel &lt;em&gt;Falò delle vanità&lt;/em&gt; Tom Wolfe dava sfoggio della sua profonda conoscenza dell’upper class newyorchese, un popolo autoreferenziale, esigente e sofisticato. Anche se a vederlo – spocchioso, esile, in total white – Wolfe non ispira istantanea simpatia, è innegabile la sua pluriennale abilità nel cogliere stili di vita, status, contraddizioni, gusti e tendenze dell’epicentro New York (dalla sua attività di giornalista per il pioneristico New York di Clay Felker negli anni Sessanta fino alle pagine del &lt;em&gt;Falò&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbondanza dell’offerta e i prezzi vantaggiosi scatenano gli acquisti anche nei più riluttanti: temporaneamente rapiti dal demone dello shopping girovaghiamo per l’outlet Century 21 a Lower Manhattan, che si affaccia sul cielo livido e la neve che si abbatte su Ground Zero. Forse per i lavori in corso, forse per il freddo che suggeriva di non soffermarsi troppo all’aperto, non traggo alcuna sensazione da Ground Zero: troppo forte l’immagine nelle nostre memorie di ciò che è stato al confronto della vista presente di un vuoto che, a causa di gru e varia attività umana restauratrice, non sembra essere più tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella serrata giornata di Monty Brogan nella &lt;em&gt;25° Ora&lt;/em&gt;, Spike Lee inserisce una sequenza memorabile in cui sovrascrive l’assordante dolore dell’11 settembre alla trama del suo film. Angosciante piano sequenza, camera fissa, punto di vista leggermente rialzato: inquadratura teatrale del dialogo fra Frank e Jacob su una vetrata che si staglia implacabile sulla ferita ancora aperta di Ground Zero. Spike Lee è spietato: non è permesso distogliere lo sguardo, il dialogo viene trascinato oltre il necessario per costringerti nell’inquadratura fissa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4276542592708275347?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4276542592708275347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4276542592708275347&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4276542592708275347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4276542592708275347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/04/nyc-marzo.html' title='NYC, marzo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2096963896684389758</id><published>2009-02-15T22:23:00.002+01:00</published><updated>2009-02-15T22:29:40.726+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>cena aziendale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Più di una volta provo una spiacevole sensazione di scollamento dalla realtà sociale che mi circonda e mi ritrovo ad annaspare con scarsissima credibilità per riacquisire un minimo di presenza mondana. Alcuni miei vicini di tavolo sembrano aver trovato inesauribili filoni di conversazione da cui mi sono auto-escluso fin dagli antipasti. Il Vermentino di Sardegna mi tiene compagnia con la sua allegria fino al dolce, quando i reiterati brindisi mi offrono l’occasione per uscire dall’angolo e riallacciare alcuni imprescindibili contatti.&lt;br /&gt;In piedi con i bicchieri di spumante brindiamo e rimescoliamo le carte della serata: con il suo vestito nero, Angela mette in chiaro che la palma della più bella dell’ufficio spetta a lei e che a nulla valgono i tentativi delle altre ragazze di scipparle il titolo. Non è della stessa opinione Aldo, il cui parere mi sembra però non oggettivo bensì dettato dalla filosofia La volpe e l’uva. L’inconsueta allegria di Veronica sembra suggerire un abuso di Vermentino, mentre Manuela mi descrive con profusione di dettagli le impressioni sul suo nuovo incarico lavorativo, &lt;em&gt;nato per fornirle interessanti prospettive di crescita nonché nuovi stimoli professionali ma ahimè ridottosi rispetto alla promesse a causa di un imprevisto ridimensionamento dell’interesse aziendale nel business specifico&lt;/em&gt;. Giuro che ha detto veramente così. Provo a condividere con Aldo l’eccessiva formalità del soggetto: &lt;em&gt;secondo me quella lì non gode neanche quando scopa&lt;/em&gt; mi risponde asciutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un altro tavolo siede mestamente Rossetti, in pensione dallo scorso mese. Inequivocabile sul suo volto l’amarezza di chi ha sempre fermamente creduto nell’istituzione azienda e non ha gradito l’accelerazione della pratica del pre-pensionamento.&lt;br /&gt;Poco lontano da noi una cena di lavoro tutta al femminile, probabilmente un centro estetico o qualcosa di analogo: di certo non bellissime, ma di sicuro effetto nel contesto grazie ad una certa vistosità di modi e abiti. Matteo e Aldo le hanno già etichettate come facili conquiste –  il termine utilizzato non è propriamente questo – in virtù di un’interpretazione a mio parere un po’ semplicistica dei comportamenti femminili. Inutile dire che stando ai resoconti del lunedì successivo il finale della serata darà inevitabilmente ragione ad Aldo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carichi di Vermentino, spumante e successivi drink finiamo compatti a ballare: il momento delle danze infrange le distanze di sicurezza reciproche cui siamo abituati mentre l’alcool eccita l’ambiente e tutti sembrano piacersi come mai prima. Matteo confessa che questa sera gli piace pure Veronica, che effettivamente vedo assumere un suo valore sessuale che evidentemente finora non avevamo mai percepito.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso le quattro lascio il gruppo, con Aldo che ormai staziona intorno ad una bionda del presunto centro estetico, Matteo che persegue la missione Veronica, Angela che è stata raggiunta dal fidanzato.&lt;br /&gt;Alle otto mi attende la sveglia per un weekend a Parma con Giorgia: alla fine l’idea di un aperitivo o cena è stata direttamente sostituita dalla ben più ingombrante proposta di un weekend insieme.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2096963896684389758?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2096963896684389758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2096963896684389758&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2096963896684389758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2096963896684389758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/02/cena-aziendale.html' title='cena aziendale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1198835557761077000</id><published>2009-02-12T00:07:00.000+01:00</published><updated>2009-02-12T00:09:01.348+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>gli sguardi fugaci e frettolosi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;gli incontri e gli sguardi fugaci e frettolosi, come se ci si dovesse giocare tutto in un momento, quando incrociamo una persona in aeroporto o in metropolitana e sappiamo che esiste solo quel frammento che ci viene messo a disposizione, solo quella scheggia di tempo in comune perchè il destino beffardo non sarà così magnanimo da concederci un’altra occasione per cui non avremo altro istante che quello, labile, in cui gli sguardi si incrociano e consci della loro precarietà li carichiamo di significato, attesa, attenzione e promesse, perché sappiamo che perderemo tutto e allora siamo generosi come di solito non siamo mai.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1198835557761077000?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1198835557761077000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1198835557761077000&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1198835557761077000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1198835557761077000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/02/gli-sguardi-fugaci-e-frettolosi.html' title='gli sguardi fugaci e frettolosi'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1503521150489100655</id><published>2009-02-08T12:06:00.003+01:00</published><updated>2009-02-08T12:11:51.808+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>di ritorno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Quanto hai impiegato a fare la tua passeggiata ?&lt;/em&gt; mi chiede Alberta dal bagno, mentre sono sprofondato nel divano a leggere. &lt;em&gt;Non lo so. L’era del cronometro è finita&lt;/em&gt;. Fino a poco tempo fa avevo l’abitudine di cronometrare maniacalmente ogni gesto e attività quotidiana. Credo che questa mia pratica abbia costituito prezioso materiale per le elucubrazioni psicologiche di Alberta. Conoscevo alla perfezione la durata di ogni azione. Avrei potuto vivere scandito da un metronomo. Poi un giorno ho smesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberta mi accompagna in stazione insieme a Chiara che mi regala un disegno: una versione di me lunga come un’ombra che saluta con una mano enorme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scivolando nel corridoio affollato, raggiungo lo scompartimento della mia prenotazione. Seduti vicino al finestrino, due giovani militari al rientro della licenza: gli sguardi persi nel paesaggio oltre il vetro o in alternativa nello schermo del telefonino. Le loro telefonate sono tutte ascrivibili a due categorie: aggiornamenti sulle rispettive tempistiche di rientro con altri commilitoni in licenza; aggiornamento sullo stato del viaggio con mamme e fidanzate rimaste a casa. Nel sedile centrale, brillante anziana signora romana, cui principale argomento di conversazione sembra essere l’inefficienza del nostro sistema ferroviario. Ogni minima incertezza nell’avanzare del convoglio, ogni sosta in stazione prolungata oltre l’intervallo di tempo che lei giudichi essere sufficiente, scatenano il suo disappunto verbale. Di fronte a lei, giovane intellettuale sinistrorso accompagnato da copia d’ordinanza di Manifesto e Internazionale. Guarda con malcelato disprezzo i due militari, ai suoi occhi probabilmente classificabili come borgatari plausibilmente fascistoidi. Di fronte a me, studentessa dai capelli raccolti, appisolata con I-Pod e Ammaniti. Io e il sinistrorso vorremmo stabilire un contatto con la suddetta studentessa, ma lei sembra fuggire ogni nostro possibile sguardo. E’ probabile che preferisca l’onesta concretezza dei militari alla confusa inconsistenza del debole sinistrorso e del sottoscritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengo svegliato da una telefonata del Guzzo che sta trascorrendo il weekend nella casa al mare della fidanzata. Sembra che lei abbia fatto naufragare l’elegante cena del sabato sera a causa di continue telefonate per un’impellente emergenza lavorativa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non so come il Guzzo sia riuscito a tollerare il cameriere che gli chiedeva se dare ordine alla cucina di ritardare i secondi fino a che la signora non fosse tornata al tavolo. Solo, umiliato davanti allo champagne che si spegneva nel secchiello, circondato da ingombranti fruscii sommessi, luci soffuse e dall’educato conversare degli altri tavoli.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo, io la lascio. Ieri sera mi ha veramente rotto il cazzo&lt;/em&gt; mi dice poco prima che io perda la linea quando il treno entra in galleria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1503521150489100655?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1503521150489100655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1503521150489100655&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1503521150489100655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1503521150489100655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/02/di-ritorno.html' title='di ritorno'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3714043913752707593</id><published>2009-02-08T11:59:00.008+01:00</published><updated>2012-01-07T11:31:05.638+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>vivere di miraggi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando manca una vita vera, allora si vive di miraggi. E’ sempre meglio che niente.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Anton Pavlovič Čechov, Zio Vanja (traduzione di Gian Piero Piretto)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;In mezzo alle scene di vita di campagna di Zio Vanja, Čechov piazza una frase asciutta e secca come una coltellata. L’anonima routine della vita di campagna interrotta dalla visita del professore e dell’affascinante Elena riprende monotona e totalizzante dopo la loro dipartita, nella perfetta ciclicità della storia.&lt;br /&gt;I personaggi sono accompagnati da una totale malinconia e assenza di gioie e stimoli, proiettati in un’esistenza mediocre ed abitudinaria da cui sono esclusi amori, sentimenti e tensioni spirituali più alte.&lt;br /&gt;Da quel poco che ho letto su Čechov mi incuriosiscono la sua iniziale mancanza di fiducia nelle proprie doti letterarie, relegate a passatempo secondario rispetto alla sua professione di medico, la sua inquietudine creativa e vitale, la sua ritrosia artistica, l’incerta e dimessa opinione di sé nonostante il successo: &lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;in me il fuoco brucia uniforme e indolente, senza improvvise vampate e scricchiolii… ecco perché non commetto evidenti sciocchezze né atti decisamente intelligenti. Manco di passione.&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3714043913752707593?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3714043913752707593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3714043913752707593&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3714043913752707593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3714043913752707593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/02/quando-manca-una-vita-vera-allora-si.html' title='vivere di miraggi'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-733053657070309183</id><published>2009-01-18T21:31:00.006+01:00</published><updated>2010-01-05T22:01:11.392+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>¡Viva Cuba Libre!, 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La povertà dei mezzi ispira la fantasia: una lattina o un dentifricio, opportunamente tagliati, diventano dei colorati festoni da appendere fuori casa. Gli imballaggi sono un problema: eccetto che nei locali puramente turistici, i sacchetti di plastica e la carta per alimenti sono rarissimi; facile quindi che la pizza de queso calda, appena sfornata, venga appoggiata su un pezzo di cartone prontamente strappato da qualche scatolone a portata di mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudio è convinto che nell’hotel di Bayamo della catena Islazul abbia soggiornato Gagarin.&lt;br /&gt;E io li immagino: negli anni Sessanta i cosmonauti russi, con il fisico e la mente duramente provati dalle prime missioni nello spazio, vengono spediti a ritemprarsi al sole caraibico dell’alleata Cuba; come se non dovessero sentire la nostalgia della madre URSS, sono ospitati in edifici dagli angoli retti e dalle rigorose prospettive sovietiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il crollo dell’URSS e la conseguente interruzione del flusso di denaro e aiuti sovietici, all’inizio degli anni ’90 Cuba ha attraversato un periodo di severa ristrettezza economica in cui Castro ha dovuto adottare misure draconiane per fronteggiare la crisi.&lt;br /&gt;Qualche anno dopo, allontanatasi l’ombra sovietica, Cuba ha aperto alla Chiesa Cattolica con la visita ufficiale di Papa Wojtyla. Alcune chiese sono state oggetto di un robusto restauro in occasione della visita papale, altre versano nello stato di fatiscente decadenza cubana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una frontiera con guardie armate e controllo passaporti segna l’accesso a Cayo Coco, seconda area turistica cubana dopo Varadero, a cui però i cubani non sono ammessi, in una sorta di spietato apartheid turistico.&lt;br /&gt;Mentre nella spiaggia popolare di Playa Maguana oziano le famiglie cubane, vagano gli onnipresenti cani ossuti e grufolano addirittura i maiali (che vanno ghiotti per le noci di cocco), la finissima sabbia di Playa Pilar è calpestabile solo da piedi capitalisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hemingway ha vissuto a lungo a Cuba: oltre ad un probabile sosia che ho incrociato sul Malecon dell’Avana, intento a fumare pensoso un sigaro a torso nudo, il pellegrinaggio hemingwayiano tocca l’hotel Ambos Mundos, la Finca Vigia fuori città e i due celebri bar che lo scrittore frequentava abitualmente. Come tutti i locali storici divenuti icona e dati in pasto alle masse, hanno perso lo charme originario; tuttavia, il Floridita mantiene ancora il suo elegante fascino, con i barman in rosso, le luci basse, il lungo bancone in legno, i suoi Daiquiri con il maraschino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cubani non sembrano impazzire per Capodanno: allo scoccare della mezzanotte un semplice brindisi, gli auguri, qualche rarissimo fuoco artificiale nel cielo di Santiago e niente più. Essere un turista a Cuba ti garantisce quella libertà di movimento che nel mondo occidentale è tipico dei VIP: senza essere fermati da nerboruti addetti alla sicurezza, saliamo liberamente alla terrazza dell’Hotel Granda nel centro di Santiago per brindare alla mezzanotte con un’impagabile vista sulla città. Tania inventa l’ennesimo pericolante castello di bicchieri e guide turistiche per celebrare il momento con un autoscatto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-733053657070309183?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/733053657070309183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=733053657070309183&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/733053657070309183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/733053657070309183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/01/viva-cuba-libre-2.html' title='¡Viva Cuba Libre!, 2'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6249700489025453614</id><published>2009-01-18T21:28:00.004+01:00</published><updated>2012-01-08T00:35:35.297+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='in viaggio'/><title type='text'>¡Viva Cuba Libre!, 1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I nuovi autobus cinesi Yutong sorpassano rapidi i carretti a cavallo ed i camion adibiti al trasporto persone, snobbando gli autostoppisti che invadono le corsie sventagliando i pesos necessari a contribuire alle spese di viaggio; dai rubinetti esce un esile e stentato filo d’acqua, mentre il dispenser del sapone liquido è un semplice complemento d’arredo perennemente vuoto; la penombra domina case e città nel sacrificio richiesto dalla crisi energetica; i fumi di scarico di auto e camion antidiluviani appestano l’aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo gennaio 1959 Fidel entrava a Santiago e proclamava la vittoria della Revolución affacciandosi dal municipio di piazza Cèspedes. 50 anni dopo, nella stessa piazza, Raul Castro pronuncia un discorso celebrativo affiancato dai rappresentanti dei paesi del Sudamerica, con l’anti-americano Chavez in primissima fila. Qualche ora prima, le parole del neo-presidente americano Barack Obama aprivano ad una possibile distensione dei rapporti fra Cuba e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni Quaranta e Cinquanta il Vedado brillava come epicentro della vita mondana americana a Cuba: L’Avana come protettorato della mafia della East Coast e luogo prediletto di gozzoviglio e divertimento, viveva nell’ambizione del Malecón, il tripudio coloniale dell’Hotel Nacional e, più avanti negli anni, l’orgoglio edilizio dell’Edificio Focsa. Adesso il Malecón sfoggia scorci di abbandono urbano in quel trionfo del fatiscente che é uno degli aspetti più affascinanti della Cuba contemporanea: la passata grandeur mostra oggi i calcinacci, l’erosione, la vittoria dell’umidità e dell’incuria. Le Cadillac e le Buick passano traballanti in nuvole di fumo nero, eccetto qualche raro esemplare dalle cromature perfettamente lucidate, solitamente utilizzato a scopo turistico. Il restauro dell’Avana storica ha dato i suoi primi risultati nel decoroso lastricato di Plaza Vieja: la piacevole illuminazione e gli edifici ristrutturati restituiscono la piazza al suo splendore ma, paradossalmente, la rendono meno affascinante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è pubblicità a distrarre l’occhio, le uniche parole che irrompono nel paesaggio inneggiano all’inesauribile mito della Revolución nei suoi concetti cardine di orgoglio, socialismo, libertà, disciplina, autarchia e vittoria. Le foto di quegli anni sono cariche del fascino romantico del concretizzarsi di un’utopia: i barbudos arrampicati nella Sierra Maestra; l’inesauribile iconografia di Guevara; Fidel e Krusciov sulla neve durante la visita in URSS; alcuni scatti baciati da Dio, quando una singola foto rapisce una vita intera.&lt;br /&gt;50 anni dopo non riesco a capire i risultati e soprattutto i danni del modello cubano e mi restano in testa troppe domande che non trovano risposta a causa della condivisibile reticenza dei locali e del mio insufficiente spagnolo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6249700489025453614?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6249700489025453614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6249700489025453614&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6249700489025453614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6249700489025453614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2009/01/viva-cuba-libre-1.html' title='¡Viva Cuba Libre!, 1'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-232643585226566874</id><published>2008-12-22T18:05:00.002+01:00</published><updated>2010-01-05T22:05:02.715+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>formicaio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Trascinato da un amico affamato, penetro nel McDonalds di un centro commerciale invaso dalla folla natalizia. Entrando dal piano superiore si scende una rampa di scale per accedere al piano inferiore dove sono posizionate le casse. La vista dall’alto assume per me i contorni di una visione: sotto di me si stende, inequivocabile, il nostro declino. Una distesa di varia umanità, stanca e appesantita dallo shopping spasmodico e obbligato del Natale imminente, siede numerosa ai tavoli bianchi di fronte a leggeri vassoi in plastica carichi dei resti unti di vario cibo rapido.&lt;br /&gt;La visione dall’alto è esteticamente illuminante: il bianco immacolato dei tavoli, il rosso dei vassoi, i mille colori delle confezioni del cibo in vari stadi evolutivi, dal fresco contenitore di panino appena assemblato, al maleodorante resto accartocciato, su cui oltre all’unto devono essersi accanite pure le mani nervose e torturanti di qualche famelico cliente. I bambini scorrazzano fra i tavoli seguiti da genitori sommersi da cappotti e sciarpe e guanti resi inutili dalla temperatura sahariana generata dal congiunto effetto di  riscaldamento e illuminazione artificiale.&lt;br /&gt;Dall’alto, sembra un formicaio stanco: un incredibile brulicare di persone, &lt;em&gt;pardon:&lt;/em&gt; consumatori, reduci dalla loro onesta giornata di lavoro.&lt;br /&gt;Mi siedo ad un tavolo. Il mondo visto dal basso non ha più niente dell’illuminante visione dall’alto. Raccolgo una pallina finita sotto al tavolo ad una simpatica bambina riccioluta. La prende dalle mie mani e torna a dedicarsi al suo Happy Meal. Davanti a me un’avvenente ragazza bionda troppo truccata mangia rapida la sua pausa pranzo scrivendo sms. Sul retro della confezione del Big Mac dell’amico affamato leggo le percentuale del fabbisogno giornaliero di grassi, sale, proteine e calorie apportato dal Grande Mac di cui sopra. Alcuni numeri sono indubbiamente notevoli. La Sprite dell’amico, evidentemente assetato oltre che affamato, è clamorosamente gassata. Non abituato, reprimo l’esplosione di anidride carbonica e non rutto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-232643585226566874?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/232643585226566874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=232643585226566874&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/232643585226566874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/232643585226566874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/12/formicaio.html' title='formicaio'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4856053446250187108</id><published>2008-12-14T14:23:00.002+01:00</published><updated>2008-12-14T14:25:58.493+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>departures</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In coda al check-in davanti ai terminali bloccati da un problema tecnico, osservo il siparietto che viene imbastito nella fila accanto alla mia da due giovani manager in business trip. Lei, professionale e magrissima, fasciata in un istituzionale completo nero e camicia bianca, ricorda vagamente Sarah Jessica Parker; lui, giovanile e brillante, ostenta sicurezza in ogni minimo atteggiamento nel suo completo Armani e informali scarpette Paciotti. Insofferente all’inefficienza del sistema aeroportuale, lei si siede sul nastro trasportatore del check in, il cui display restituisce un improbabile 40 kg: la Carrie Bradshaw della Malpensa è effettivamente una silfide ma 40 kg sono un peso più adatto alla sua valigia stipata di abiti e scarpe piuttosto che a lei. Il viso profuso di intraprendenza di lui sfrutta l’occasione per perorare la sua causa di corteggiatore occasionale ma non nasconde un’espressione di incredula perplessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al problema tecnico al check-in si sommano ulteriori difficoltà organizzative derivanti dai continui scioperi, con il risultato di ritardare la maggior parte dei voli di almeno due ore. Fra i viaggiatori che fluiscono verso bar e caffetterie, mi ritrovo alla stessa vineria dei due manager. Il corteggiamento prosegue davanti a due calici di vino rosso, seppur continuamente interrotto dalle telefonate di lavoro e dallo scorrere delle mail sui Blackberry. Il mio vicino al bancone mi guarda di sottecchi e vuole palesemente attaccare bottone, annoiato dalla lunga attesa: temo un’estenuante filippica sull’inefficienza delle nostre compagnie aeree e società di gestione aeroportuali, infarcita di luoghi comuni e volanti paragoni con l’efficiente rigore degli altri paesi europei e dei paesi emergenti (già lo sento: &lt;em&gt;Ah! Vedesse che efficienza nella lounge Emirates a Dubai !&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;La mia attenzione ritorna sulla coppia: adesso lei è impegnata al telefono e cammina nel corridoio antistante la vineria, gesticolando con mirabile discrezione, mentre lui è rimasto al tavolo a sorseggiare il suo vino. Nei due vedo il Guzzo e la sua ingestibile compagna: chissà se anche il giovane manager qui presente, qualora la storia con la silfide dovesse proseguire al di fuori di questo aeroporto, si ritroverà a patire l’indipendenza professionale e la vita eccessivamente impegnata della compagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre sono finalmente in coda al mio cancello d’imbarco, mi arriva una telefonata da Giorgia. Nonostante le reiterate promesse, non siamo ancora riusciti ad uscire una sera insieme: l’agognato aperitivo &lt;em&gt;per stare un po’ insieme&lt;/em&gt; è stato ripetutamente posticipato, sono invece andate in onda almeno un paio di lunghe telefonate in cui la ragazza, evidentemente bisognosa di parlare, mi ha raccontato buona parte della sua vita degli ultimi due anni. Alcune difficili scelte personali, un nuovo lavoro ed un trasferimento, la convivenza con l’ex fidanzato naufragata malamente, i problemi di salute della madre: apparentemente so tutto di lei.&lt;br /&gt;Giorgia mostra un immotivato entusiasmo nei miei confronti, e sembra aspettare con ansia la nostra uscita insieme salvo poi rimandare ogni mia proposta a causa di imprescindibili e complicatissimi impegni.&lt;br /&gt;Alla fine sono costretto a chiudere la comunicazione già seduto al mio posto dopo l’ennesima occhiata malevola della hostess teutonica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4856053446250187108?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4856053446250187108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4856053446250187108&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4856053446250187108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4856053446250187108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/12/departures.html' title='departures'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1514440473099712953</id><published>2008-12-12T15:18:00.002+01:00</published><updated>2009-11-30T17:33:41.991+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>i vivi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Un corposo latrato di ottoni sui bassi registri aveva preannunciato, con impensabile fragore, un inviluppo verticale di vocalizzi aspri e angosciati.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Nell’esordio letterario di Cristiano Godano trovo la conferma dello stile già noto dagli ultimi anni di songwriting per gli amati Marlene Kuntz: la prevista ridondanza espositiva, la ricerca esasperata di termini inconsueti, lo stressante approfondimento di ogni sensazione emotiva in un ventaglio di immagini, il palese autocompiacimento nel produrre preposizioni articolate. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò premesso, devo riconoscere l’abilità nel mantenere con credibile costanza la firma stilistica adottata e l’efficacia – seppur estenuante – di molte immagini.&lt;br /&gt;In alcuni racconti non trovo molto al di là del suddetto stile, come se fossero semplici esercitazioni sul tema; vengo invece sorpreso dal Godano che mi gioca con convinzione e regolarità l’argomento sessuale, sia nell’afoso ed efficace pomeriggio onanista fiorentino che nel montaggio parallelo della coppia aperta: mi sorprende questa attenzione al sesso, sia come altissima tensione passionale che come pratica fisica. Qualcosa mi lascia però perplesso: lo scambio di sms in autostrada, il locale hard berlinese, l’insistere su certe immagini (&lt;em&gt;raggiungendo con dita galeotte il magico luogo in cui l’autoreggente lascia nuda la coscia&lt;/em&gt;) sono cadute un po’ becere visto lo stile di cui ama vestirsi il personaggio Godano. Qualcosa invece convince, soprattutto nell’ispirazione: il turbinio del crescendo dell’opera in parallelo con il viaggio dei due protagonisti, il continuo scivolare nell’irrefrenabile desiderio del protagonista della storia fiorentina e, in ambito non sessuale, il semplice quadretto di vita dietro la foto di Doisneau.&lt;br /&gt;L’esasperata ricchezza espositiva e la profondità emotiva sono indubbiamente degni di nota; tuttavia non guasterebbe un pizzico di ironia a stemperare la supposta seriosità espositiva.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1514440473099712953?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1514440473099712953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1514440473099712953&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1514440473099712953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1514440473099712953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/12/i-vivi.html' title='i vivi'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6637009499281837150</id><published>2008-12-05T17:47:00.002+01:00</published><updated>2008-12-05T17:50:38.293+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>parole parole parole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Se me lo fanno gestire a me il budget di quelli là, li faccio cagare verde. Verde, li faccio cagare. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Non è la frase in sé, sussurratami dal mio vicino di tavolo nell’abituale riunione del giovedì mattina, quanto il fatto che venga pronunciata con genuina perfidia da persona abitualmente pacata e non usa a queste uscite. Mi sorprende la marcata sottolineatura dispregiativa dell’appellativo quelli là, che segna istantaneamente il distacco dagli imprecisati altri il cui comportamento professionale deve avergli fatto meritare la minaccia di un trattamento di esemplare rigore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non credi che tua sorella sia un po’ troppo malinconica ? Ogni volta che vado sul suo blog, leggo sempre delle cose di un’amarezza preoccupante…&lt;br /&gt;Che scopi&lt;br /&gt;Tu la fai facile: magari lei non ci riesce, non è capace di esprimere quello che crede di essere&lt;br /&gt;O come fa a non riuscirci Basta che esca di casa&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il Guzzo non è solito usare la punteggiatura nelle e-mail: presuppone che la sua visione del mondo sia così chiara e inconfutabile che non sia necessario aggiungere un punto interrogativo o esclamativo, inserire una virgola, esprimere la minima incertezza dei tre puntini di sospensione. Esprime l’incontrovertibile per cui ritiene più che sufficiente mettere una parola dietro l’altra.&lt;br /&gt;Sua sorella tiene invece un blog intimista e suppongo sincero, dal titolo Petali, decorato con una piacevole scelta di colori pastello, una serie di link ad altri blog e al suo universo virtuale di musica e libri su Last.Fm e Anobii. L’ultimo post che ho letto si apriva amarissimo: &lt;em&gt;ogni volta che vedo una persona che aspetta mi chiedo perché non stia aspettando me. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;mi spiace, ma domenica sera non posso esserci per l’aperitivo. sarò ancora a Mantova per la mostra di Piero. però ci dobbiamo assolutamente beccare in settimana, ti chiamo martedì o mercoledì ed organizziamo. un bacio, m&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Non ricordo una sola volta in cui Marianne abbia accettato una mia proposta mondana, fosse essa un aperitivo informale, un caffè volante al sabato pomeriggio, una distruttiva serata alcolica o l’opera in abito scuro. Mai: ogni volta che ci vediamo è sempre per qualcosa che lei ha organizzato, altrimenti è praticamente irraggiungibile.&lt;br /&gt;Sbadigliando al semaforo, le rispondo con altro sms: &lt;em&gt;Ok, Ci sentiamo in settimana. Buon giro a Mantova !&lt;/em&gt; Incolore, passivo, pura manutenzione dei rapporti di amicizia. Però torno indietro e cancello quel punto esclamativo che fa proprio cagare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6637009499281837150?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6637009499281837150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6637009499281837150&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6637009499281837150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6637009499281837150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/12/parole-parole-parole.html' title='parole parole parole'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4667845584950246597</id><published>2008-11-17T13:01:00.002+01:00</published><updated>2008-11-17T13:03:55.757+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>il sondaggio prodigioso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Di solito ascolto la radio un po’ distrattamente. Qualche sera fa però vengo calamitato da un’intervista durante un programma culturale notturno di Radio3. Toni pacati, fine professionalità, un velo di noia e polvere nelle voci finché non viene contattato il celebre sondaggista Renato Mannheimer per riferire i risultati di una ricerca sulla passione artistica degli italiani.&lt;br /&gt;Il Mannheimer – che da giovane militava nelle file della sinistra maoista ed oggi è docente di opinione pubblica alla Bicocca nonché abituale ospite televisivo – ha palesemente di meglio da fare che partecipare ad un programma per intellettuali sfigati che ascoltano la radio, snocciola quindi frettolosamente gli improbabili risultati della sua ricerca. A suo dire un terzo degli italiani è profondamente interessato all’Arte e segue assiduamente non solo le mostre ma anche l’andamento del mercato. Non ho prove a supporto, ma mi sentirei di dire che l’ha sparata un po’ grossa: io tutta questa folla ai musei non l’ho mai vista, eccezion fatta per gli eventi ad altissimo richiamo mediatico come le mostre impressioniste alla trevigiana Casa dei Carraresi. Dopo aver brevemente descritto una patria di appassionati amanti dell’arte, il prode opinionista si lancia in altre osservazioni di assoluta irrilevanza statistica: l’arte non piace solo al Nord ma anche al Sud; gli amanti dell’arte non si trovano solo nelle fasce con più alto tasso di istruzione, ma anche tra i meno istruiti; l’Arte Contemporanea è fra le più seguite ma anche l’interesse per l’Arte Classica non tramonta mai. Quindi nessuna prevalenza statistica, una distribuzione incredibilmente equilibrata. Ma si può ? Sembrano quelle interrogazioni scolastiche in cui, per paura di sbagliare, si davano risposte vaghe e generiche evitando di sbilanciarsi. Spero solo che Radio3 non abbia pagato il Mannheimer per il prodigioso intervento...    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4667845584950246597?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4667845584950246597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4667845584950246597&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4667845584950246597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4667845584950246597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/11/il-sondaggio-prodigioso.html' title='il sondaggio prodigioso'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5619254904461905395</id><published>2008-11-11T08:53:00.001+01:00</published><updated>2008-11-11T08:54:58.750+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>di venerdì</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Cazzo, è di nuovo Natale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Questa amara constatazione campeggia da un paio di giorni sul profilo Facebook di Carlo, che, già di indole malinconica, si lascia avvolgere dalla depressione all’accendersi dei primi addobbi natalizi. Vive come un peso l’andirivieni della gente indaffarata fra le luci delle vetrine e come un affronto personale l’abitudine commerciale ad anticipare l’avvio della stagione natalizia all’inizio di novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tragitto in auto dallo Zero al Giardino, capisco che questo venerdì sera rappresenta per il Guzzo l’occasione per riaffermare la sua posizione di sesso dominante. Provato dalla travagliata relazione sentimentale con la compagna troppo impegnativa e ambiziosa, relegato ad un ruolo subalterno che il suo orgoglio di maschio non sa accettare, il Guzzo questa sera ha affilato gli artigli.&lt;br /&gt;Già allo Zero lo vedevo imbastire sguardi e sorrisi oltre il ghiaccio del suo Rum Cooler, oliare meccanismi rodati da anni di onorata carriera: offrire avvicinamenti, mostrare interesse e partecipazione, far affiorare malizie, mantenendo sempre un educato distacco consono alle schermaglie pre-serata.&lt;br /&gt;Passate le due il Giardino esplode di gente che beve, balla, si sfiora e si guarda. Il Guzzo adesso gioca a carte scoperte, ogni sguardo è bellicoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso le cinque raggiungiamo incerti il parcheggio; il Guzzo porta con sé un bacio rubato in scivolata davanti al guardaroba e un paio di numeri telefonici da sfruttare in settimana per un promettente aperitivo.&lt;br /&gt;Non è un riscatto definitivo, ma vale come terreno riconquistato dal suo già ingombrante ego.&lt;br /&gt;Io ne esco con una non memorabile conversazione con Giorgia, amica di Aldo conosciuta ad un aperitivo qualche giovedì fa; dopo esserci urlati sopra la musica per dieci minuti, ci siamo ripromessi di vederci una sera in settimana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Guzzo sfila veloce sui viali, ama dominare la strada semideserta, l'auto tiene bene sull’asfalto leggermente bagnato, il tergicristallo pulisce rapido le goccioline di debole pioggia autunnale. L’illuminazione rossa della strumentazione mi invita ad assopirmi. Mi sveglia il singhiozzante intervento dell’ABS per una frenata imprevista. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5619254904461905395?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5619254904461905395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5619254904461905395&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5619254904461905395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5619254904461905395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/11/di-venerd.html' title='di venerdì'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4949332936699611746</id><published>2008-10-30T08:45:00.001+01:00</published><updated>2008-10-30T08:46:43.329+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>folletto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Apro la porta ancora mezzo assonnato e mi trovo davanti due ragazze.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;C’è sua moglie ?&lt;/em&gt; No, non c’è. &lt;em&gt;E quando la possiamo trovare ?&lt;/em&gt; Non c’è nel senso che non esiste, non che al momento sia fuori casa. Allora mi chiedono se io possa essere interessato ad una dimostrazione pratica del Folletto. Ovviamente no. Ma visto che sembra che le due ragazze non guadagnino solamente a provvigione ma anche sul numero di dimostrazioni effettuate, gentilmente le faccio accomodare.&lt;br /&gt;Così mi ritrovo un sabato mattina, poco prima delle dieci, con due ragazze che mi dimostrano le prodezze del Folletto Worwerk, polifunzionale mostriciattolo bianco-verde che rappresenta l’anacronistica resistenza di un meccanismo di vendita porta a porta. Nato in un’epoca in cui non c’era la diffusione capillare degli ipermercati né Internet né le televendite, presenta un approccio al cliente, un linguaggio e tecniche commerciali ferme agli anni Ottanta, probabilmente adatte ad un target di ultra-sessantenni.&lt;br /&gt;Mi stupisce però l’approccio estetico della coppia di venditrici: ragazze piacenti e palesemente tirate a lucido per l’occasione, vestono sandali con tacco 10, jeans piuttosto attillati, reggiseno in vista dalla scollatura del top. Non nego che trovarsi davanti una donna con tacco 10 che fa andare avanti e indietro un aspirapolvere ispira fantasie erotiche di bassa lega e richiama scenari da pruriginoso film anni Settanta con Banfi e la Fenech.&lt;br /&gt;Ovviamente, nonostante l’offerta unica, irripetibile e in esclusiva per me, non ho comprato il Folletto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4949332936699611746?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4949332936699611746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4949332936699611746&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4949332936699611746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4949332936699611746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/folletto.html' title='folletto'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4124533222247571764</id><published>2008-10-27T19:02:00.003+01:00</published><updated>2009-11-30T17:36:47.374+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>ostalgie: quando io non c’ero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Casualmente ho visto &lt;em&gt;Operazione Rosebud&lt;/em&gt;, tardo film di Otto Preminger che il Morandini liquida come esemplare testimonianza dell’irreversibile declino del regista. Al di là del valore del film, il mio occhio si sofferma sulla scena seguente: il protagonista si trova al terminal delle partenze internazionali di Amburgo, sul cui ingresso campeggia la scritta &lt;em&gt;International und Berlin&lt;/em&gt;. Quindi, Berlino accomunata alle partenze internazionali, com’è ovvio che fosse nella Germania divisa: ai miei occhi è la sorprendente testimonianza di un mondo recente ma già così lontano dall’immaginario di riferimento della mia generazione maturata in epoca Schengen.&lt;br /&gt;Quando il muro è crollato io c’ero ma non capivo minimamente cosa stesse succedendo. Non avevo né l’età né gli strumenti per comprendere la portata dell’ondata di cambiamento che stava percorrendo l’Europa sul finire degli anni Ottanta. Non sapevo come un intero sistema stesse svanendo e con esso tutta la sua iconografia a me ignota.&lt;br /&gt;Solo una decina di anni dopo, con qualche anno in più, i viaggi a Berlino e nelle aree della ex-DDR, con la lettura di libri e la visione di film, con l’ascolto dei CCCP Fedeli alla Linea così saldamente legati all’Europa oltre cortina, ho subito la fascinazione per simboli e icone del mondo precedente. E mi sono accorto di non essere di certo l’unico, visto il proliferare del revival della vecchia DDR, un fenomeno così diffuso – e così sfruttato commercialmente – da aver addirittura generato un termine specifico: &lt;em&gt;Ostalgie&lt;/em&gt;, crasi delle parole tedesche &lt;em&gt;Ost&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Nostalgie&lt;/em&gt;, che abbraccia film, programmi televisivi, locali, mode, tendenze. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4124533222247571764?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4124533222247571764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4124533222247571764&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4124533222247571764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4124533222247571764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/ostalgie-quando-io-non-cero.html' title='ostalgie: quando io non c’ero'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1351402087571547099</id><published>2008-10-15T08:53:00.002+02:00</published><updated>2012-01-07T11:31:33.073+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>un uomo ricco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Io ascoltavo e intanto pensavo: sono un uomo ricco. Ho una moglie che sogna tutte le notti, che se ne sta lì sdraiata accanto a me fino a che non si addormenta e poi se ne va lontano in qualche bel sogno tutte le notti. Certe volte sogna cavalli, oppure persone, o il sole o la pioggia, e certe volte cambia persino sesso in sogno. Io non è che sentissi la mancanza dei sogni. Tanto avevo i suoi di sogni su cui riflettere, se proprio ne avevo bisogno. E poi avevo una vicina che cantava o canticchiava tutto il giorno. Tutto sommato, potevo ritenermi fortunato.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama (traduzione di Riccardo Duranti)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Se tagliassi ancora non resterebbe più niente&lt;/em&gt; diceva Carver della sua scrittura ridotta all’osso, preciso frutto di estenuanti revisioni.&lt;br /&gt;Nei suoi interni americani fatti di gesti quotidiani e abitudine, ogni tanto irrompe la tragedia ma molto più sovente succede poco o nulla. Non c’è bisogno di scavare, approfondire, tentare complesse interpretazioni: la linearità e l’essenzialità descrivono i pochi fatti di vite spesso disadorne ma dipinte in modo così magistralmente chiaro in una sorprendente estetica delle piccole cose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1351402087571547099?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1351402087571547099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1351402087571547099&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1351402087571547099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1351402087571547099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/un-uomo-ricco.html' title='un uomo ricco'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-7340598199377995214</id><published>2008-10-09T08:31:00.002+02:00</published><updated>2008-10-09T08:38:16.679+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>l'italiano gergale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi infastidisce quando mi trovo schiavo dell’italiano gergale che mi circonda: una lingua povera, locale, insignificante, abbondante di sinestesie. Magari ho migliaia di parole che mi ronzano in testa, lette più che ascoltate, eppure quando mi trovo a parlare utilizzo sempre gli stessi quattro poveri vocaboli e supplisco a questa desolazione ricorrendo a termini tipici del parlato, in un clamoroso fallimento linguistico.&lt;br /&gt;Per di più è un parlato di pochissimo conto, che – paradossalmente – acquisterebbe più senso se scritto, se utilizzato proprio per ricreare un linguaggio volgare (da intendersi nella sua accezione originaria di popolare); se adottato per esprimere sensazioni o descrivere comportamenti è quanto meno arido e deprimente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-7340598199377995214?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/7340598199377995214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=7340598199377995214&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7340598199377995214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/7340598199377995214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/mi-infastidisce-quando-mi-trovo-schiavo.html' title='l&apos;italiano gergale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5754259281797987865</id><published>2008-10-06T19:10:00.002+02:00</published><updated>2008-10-09T08:38:53.992+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>le superfici riflettenti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Resto sempre affascinato dalle superfici vetrate dei locali pubblici, quell’illusoria parete trasparente fra il dentro ed il fuori. Mi illudo di rapire un attimo della vita di chi è involontariamente in vetrina, in un gioco di riflessi fra superfici lucide e scritte in sovrimpressione. Quel manierista di Wong Kar-Wai ha costruito buona parte del fascino di &lt;em&gt;My blueberry nights&lt;/em&gt; sulle visioni in trasparenza.&lt;br /&gt;In fondo, è &lt;em&gt;Nighthaws&lt;/em&gt; di Hopper che mi ha traviato, con quella sua perfetta visibilità del bar notturno, l’angolo della strada e i nottambuli solitari, coincidenza fra prospettive esterne ed interne. Me lo sono sempre trovato fra i piedi: prima sulla copertina de &lt;em&gt;La città e le metropoli&lt;/em&gt; di Kerouac nelle edizioni economiche Newton Compton, poi nello studio del mio medico sul manifesto di un congresso di pneumologia. Non soddisfatto, me lo sono pure messo sul desktop.&lt;br /&gt;Per cui, mi guardo intorno e vedo una bambina perfettamente incorniciata dalla vetrata del bar alla moda sul lungofiume, mentre fa colazione appollaiata sullo sgabello troppo alto per lei. Vedo un bambino ricco sottoporsi ad un taglio di capelli in un elegante barbiere del centro, il suo volto nascosto dalla scritta ‘Massokinesi’ sul vetro. Vedo il cocktail bar dove tavoli esterni e interni risultano divisi solo da una vetrata, che giustifica una vicinanza fra estranei in un riflesso di immagini simili ma non combacianti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5754259281797987865?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5754259281797987865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5754259281797987865&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5754259281797987865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5754259281797987865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/le-superfici-riflettenti.html' title='le superfici riflettenti'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4999731153756640835</id><published>2008-10-01T08:29:00.002+02:00</published><updated>2009-09-12T12:42:39.979+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>DFW, 1962-2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Venerdì 12 settembre si è impiccato David Foster Wallace. Ho appreso la notizia qualche giorno dopo, forse mediante la mailing list di Wu Ming, mentre nei forum letterari si cominciava a discutere dell’importanza e del valore dell’opera di Wallace e qualcuno azzardava inopportune disquisizioni sul perché del gesto.&lt;br /&gt;Ho pensato di ripescare una citazione da qualche suo libro, ma non ho trovato nessun passo sottolineato: l’idea e lo spessore dei suoi libri erano lì, chiare e palesi, ma non avevo appuntato niente.&lt;br /&gt;Wallace abbondava, riempiva, approfondiva; era tanto; era complesso, ironico e geniale, all’evenienza pignolo e didascalico, erudito e forse supponente; plasmava la materia, sembrava non aver mai spazio a sufficienza. Non so dire se massimalista, post-moderno, post-apocalittico; se fosse la voce più importante della letteratura americana contemporanea, lo scrittore che aveva segnato la fine del XX secolo.&lt;br /&gt;Il suicidio (inaspettato ? folle ? brutale ? razionale ? non so e non ha senso sapere) ha spento la sua voce complessa, portandosi via la straripante lucidità narrativa e la marea di note con cui riempiva i piè di pagina.&lt;br /&gt;E adesso non ho più scuse per rimandare la lettura di &lt;em&gt;Infinite Jest&lt;/em&gt;. Glielo devo.  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4999731153756640835?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4999731153756640835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4999731153756640835&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4999731153756640835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4999731153756640835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/10/dfw-1962-2008.html' title='DFW, 1962-2008'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8125008285197063081</id><published>2008-09-11T18:34:00.001+02:00</published><updated>2008-09-11T18:34:53.932+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>in giornata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho sempre questa sensazione di essere un passo più in là, ma non avanti, bensì di lato, ma non così a lato da essere veramente altro dallo stare al centro.&lt;br /&gt;Questa me la segno; se mai scrivessi un libro la metterei in esergo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio capo mi ha già irrevocabilmente relegato nella categoria dei senzapalle. Ha capito che non può fare affidamento su di me per trasmettere ai nostri collaboratori la pressione e l’accelerazione dei ritmi lavorativi impresse dalla Direzione. Ai suoi occhi manageriali sono una partita persa, l’anello debole della sua catena di comando; già immagino la mia scheda valutativa compilata per l’ufficio personale: &lt;em&gt;buone capacità analitiche e valide competenze tecniche ma scarsa propensione al risultato; incapace di coinvolgere fattivamente i collaboratori&lt;/em&gt;. Se vuole, gliela scrivo direttamente io.&lt;br /&gt;Giovedì gli ho fatto notare come non riusciremo a chiudere le nostre analisi nei tempi previsti dal piano di lavoro condiviso con il cliente.&lt;br /&gt;Mi ha guardato. I suoi occhi sono stati attraversati da una serie di esplicite sensazioni: sospettosa incomprensione, dovuto sbalordimento, giusta disapprovazione, disprezzo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Che cazzo dici&lt;/em&gt;. Risposta lapidaria, assolutamente non interlocutoria. Avrei sperato in un punto interrogativo alla fine. Niente. Uno spietato punto e a capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno male che abbiamo gli aperitivi a risollevarci dalle nostre giornate inappaganti, con quelle due ore di supposta felicità e leggerezza spese sorseggiando drinks alcolici, guardandosi attorno e parlando con spietata superficialità con amici e conoscenti. Sembra più una fatua vetrina piuttosto che un momento di serenità in cui godere del giorno che finisce, finalmente liberi da impegni e doveri.&lt;br /&gt;Come al solito temo di essere a corto di argomenti con cui intrattenere lievi conversazioni occasionali, per fortuna che questa sera le attenzioni del gruppo vengono catalizzate da Aldo che si presenta con il nuovo I-Phone. Piccolo e accessibile oggetto del desiderio, ostenta il suo brand con contraddittoria eleganza. Aldo calamita le attenzioni dei presenti snocciolando le foto del suo weekend in barca a vela perfettamente riprodotte sul prodigioso telefono.&lt;br /&gt;Conosco Giorgia, amica di un amico di Aldo, che nonostante mi ammorbi tutta la sera con le sue peripezie vacanziere, beve Dry Martini invece di improbabili Daiquiri Frozen alla frutta e mi lascia il numero di telefono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre aspetto che il barista finisca di farsi i cazzi suoi con un’avvenente cliente dai capelli rossi, una ragazza inavvertitamente rovescia un vassoio precariamente appoggiato sul bancone. Mi intenerisce il suo arrossire per un piccolo gesto maldestro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8125008285197063081?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8125008285197063081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8125008285197063081&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8125008285197063081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8125008285197063081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/09/in-giornata.html' title='in giornata'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3911764815538435209</id><published>2008-06-20T16:56:00.004+02:00</published><updated>2012-01-07T23:26:58.127+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>italiani a cannes</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I due film con cui l’Italia si è presentata a Cannes parlano di camorra e violenza di strada, scandali e giochi politici; non so con quale sguardo li abbiano visti i nostri vicini europei, spero che non si siano limitati a trovarvi conferma di un’opinione già acquisita (paese incontrollabile, corrotto, incapace di sconfiggere la criminalità organizzata), ma ne abbiano colto la forza narrativa, la necessità di parlare dei problemi, la voglia di fare cinema di qualità su temi profondi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt; di Matteo Garrone intreccia varie storie di quotidiana violenza e sopruso organizzato che orbitano intorno alle Vele di Scampia, simbolico epicentro urbano della camorra napoletana. Due elementi su tutti: l’amarezza della storia del sarto e la generale schiettezza napoletana. Garrone è bravo ma sceglie di non calcare la mano. Sorrentino, al contrario, ci va giù pesante. Il totemico e assiomatico Andreotti, i personaggi caratterizzati all’estremo, uno spumeggiante Cirino Pomicino, la fotografia, le scene madri - Andreotti e moglie immobili davanti alla tv con &lt;em&gt;I migliori anni della nostra vita&lt;/em&gt;; le scene di palazzo; i frammenti di storia italiana: Sindona, Calvi, Moro – il virtuosismo della carrellate, la finta soggettiva dell’ingresso del Divo in tribunale.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Divo&lt;/em&gt; mi affonda, mi riempie con il suo ostentato spessore cinematografico, ha bisogno di spazio e mi chiede di rimuovere le impressioni di &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt;. Pochi giorno dopo aver visto &lt;em&gt;Il Divo&lt;/em&gt;, mi trovo a faticare per ricordarmi del film di Garrone: non per suo scarso valore – tutt’altro – ma per l’eccesso di Sorrentino, una volontà di protagonismo registico che comunque apprezzo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3911764815538435209?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3911764815538435209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3911764815538435209&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3911764815538435209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3911764815538435209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/06/italiani-cannes.html' title='italiani a cannes'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1385407483210692513</id><published>2008-05-07T10:21:00.004+02:00</published><updated>2008-06-16T16:48:11.412+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>tre incontri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovedì sera, aperitivo al Vertigo.&lt;br /&gt;Il Guzzo è quantomeno sottotono. Gli sono sufficienti due stuzzichini ed un paio di sorsi del suo Negroni sbagliato per decidersi a vuotare il sacco: trova problematica la gestione del rapporto con la sua attuale ragazza. Conosciuta qualche mese fa al Charles De Gaulle di Parigi, è donna di accecante bellezza in inarrestabile carriera: gli orari massacranti da responsabile ufficio stampa di una nota agenzia pubblicitaria si fondono con un’intensa attività sportiva e una ricchissima vita mondana. In questo turbinio di impegni, il fidanzato di turno altro non è che un nome da incastrare in agenda, ruolo che il Guzzo, tendente all’egocentrismo e non immune da un pizzico di inveterato maschilismo, non riesce ad accettare.&lt;br /&gt;Abituato a vivere rapporti in cui le priorità di coppia erano determinate dal suo lavoro, dai suoi impegni e dai suoi interessi, mal digerisce il nuovo corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato pomeriggio, un caffè con Marianne.&lt;br /&gt;Ha deciso di vendere la sua casa di via Volta perché ha saputo da affidabili indiscrezioni che nel quartiere verrà costruita una moschea quindi teme la svalutazione dell’appartamento.&lt;br /&gt;Nonostante l’interesse per la cultura islamica e le culture &lt;em&gt;altre&lt;/em&gt; in generale, prevalgono la sua estrazione alto borghese e il senso degli affari inconsciamente ereditato dal padre che la spingono ad una scelta di conservazione del proprio patrimonio immobiliare.&lt;br /&gt;Sorseggiando un caffè d’orzo in tazza grande con latte a parte, dice però che troverà doloroso il distacco dal suo spazio vitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica mattina, incontro Carlo assorto fra le bancarelle dei libri usati del centro.&lt;br /&gt;Carlo si dedica assiduamente a sviscerare cause e caratteristiche della sua perenne condizione di sfigato. Passa il suo tempo ad analizzare con maniacale attenzione le sfumature del suo comportamento nei confronti degli altri, ad inquadrare in una teoria assoluta il perché delle sue continue sconfitte, sia sentimentali che più genericamente sociali.&lt;br /&gt;Mentre passeggiamo, mi espone con orgoglio autolesionista la sua ultima teoria: sostiene di trovarsi ai margini di una distribuzione gaussiana che rappresenta le possibilità di successo di un individuo; la sua posizione ai margini rende non impossibile ma altamente improbabile che lui trovi il suo spazio nel mondo.&lt;br /&gt;La consapevolezza di aver già bruciato un paio di fortuite occasioni lo rende piuttosto scettico sulla possibilità di affrancarsi dalla sua condizione di sconfitto.&lt;br /&gt;Emotivamente abbattuto dall’incontro con Carlo, rientro a casa con un forte bisogno di banalità. Per fortuna accendo la televisione e trovo una serie di MTV su storielle di confraternite studentesche e piccoli turbamenti post-adolescenziali: un rassicurante mondo ipotetico, dove è sempre estate e tutti hanno una possibilità. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1385407483210692513?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1385407483210692513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1385407483210692513&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1385407483210692513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1385407483210692513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/05/tre-incontri.html' title='tre incontri'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1624967617334062461</id><published>2008-04-29T08:55:00.004+02:00</published><updated>2012-01-07T11:33:23.714+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>nel quartiere è tempo di scelte</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Era un rigido pomeriggio di dicembre; l’inverno 1935, in cui per tutti noi amici sotto forme diverse doveva accadere un qualcosa che avrebbe deciso della nostra vita, nel senso che, dopo il fluttuare dei sentimenti adolescenti, ciascuno di noi avrebbe fatto un gesto, detto una parola o commesso un’azione che lo avrebbe impegnato cuore e mente per l’esistenza intera. Quando vogliamo spiegarci diciamo destino ed è invece soltanto la condanna che noi uomini ci decretiamo per assuefarci alla vita, piegarci in essa relegando il nostro corpo nella sua prigione, con la speranza riposta nel più segreto angolo del nostro inespresso morale."&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Vasco Pratolini, Il quartiere&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto mi è salutare rileggere o riscoprire qualche autore italiano del nostro recente passato, netta espressione della nostra tradizione, sovente specchio di epoche, regioni e costumi ben precisi e definiti.&lt;br /&gt;Recentemente ho amato la borghesia ferrarese dipinta dalla prosa elegante di Bassani, il sopito eros catanese di Brancati, la spietata campagna senese di Tozzi, la rabbia del toscano Bianciardi nella Milano del boom.&lt;br /&gt;Pratolini mi porta per le strade di Santa Croce, quartiere popolare della Firenze anni Trenta, dove la povertà, ineluttabile come una malattia ereditaria, viene vissuta con orgogliosa dignità. In un romanzo appassionato e corale si intrecciano le scelte di vita, ponderate o istintive o addirittura incidentali, gli amori e le prime passioni politiche e ideali; i giovani devono confrontarsi con l’obbligo alla maturità, mentre sullo sfondo si consuma il fascismo e si prepara l’utopica ristrutturazione del quartiere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1624967617334062461?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1624967617334062461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1624967617334062461&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1624967617334062461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1624967617334062461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/04/nel-quartiere-tempo-di-scelte.html' title='nel quartiere è tempo di scelte'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2536479867142211713</id><published>2008-04-22T08:43:00.006+02:00</published><updated>2012-01-08T00:27:06.344+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>notti al mirtillo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-YAmmA4iQ-78/TwjGIRyDznI/AAAAAAAAAC0/MicX6fB3W-I/s1600/220px-My_Blueberry_Nights_poster.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 148px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-YAmmA4iQ-78/TwjGIRyDznI/AAAAAAAAAC0/MicX6fB3W-I/s200/220px-My_Blueberry_Nights_poster.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695019574324612722" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A volte basta poco.&lt;br /&gt;A volte basta la magia dei sentimenti letti attraverso i vetri di un ristorante newyorchese, l’occhio che osserva discretamente attraverso le superfici e le scritte fuori fuoco.&lt;br /&gt;A volte basta il calore notturno di un bar e delle sue anime dolenti, la vita riflessa in un bicchiere.&lt;br /&gt;A volte basta uno squarcio di luminoso iper-realismo americano, insegne di diner a inquadrare la scena di un’ennesima partenza.&lt;br /&gt;A volte basta il fiato che si condensa nel freddo di un marciapiede newyorchese, nuovamente letto attraverso un vetro, filtro privilegiato delle emozioni di un nuovo addio.&lt;br /&gt;A volte basta la luce spietata del giorno che invade Las Vegas.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;My blueberry nights&lt;/em&gt; mi è proprio piaciuto. Di sicuro eccessivamente manierista, forse facile nella conclusione, forse meno interessante nella parte di Las Vegas. Ma caldo, coinvolgente, visivamente affascinante film di storie e di ricerca.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2536479867142211713?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2536479867142211713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2536479867142211713&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2536479867142211713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2536479867142211713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/04/notti-al-mirtillo.html' title='notti al mirtillo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YAmmA4iQ-78/TwjGIRyDznI/AAAAAAAAAC0/MicX6fB3W-I/s72-c/220px-My_Blueberry_Nights_poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6817140316508476375</id><published>2008-04-14T00:46:00.006+02:00</published><updated>2008-04-14T00:51:11.710+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>pausa pranzo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Appena sveglio mi guardo allo specchio. Gradirei assomigliare a Sean Penn, assumere quell’aria tesa e beffarda, un po’ assente, vagamente scossa ma indice di fascinoso tormento interiore. Niente di così lontano dall’immagine che lo specchio implacabilmente mi restituisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’edicolante parla al telefonino con tale Giò, imprecisato interlocutore cui viene rapidamente sintetizzato il precario bilancio dell’edicola. La parete alle spalle dell’edicolante è un muro di materiale pornografico. Tenendo il telefono incassato fra spalla e orecchio, l’edicolante rovista in un cassettino per trarne alcune banconote spiegazzate da porgermi come resto. La sua mano tesa mi coglie impreparato, distratto dalla copertina di &lt;em&gt;Anal destruction vol.4&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pausa pranzo mangio con alcuni colleghi. L’insalatona ha sbaragliato gli altri piatti nelle scelte dei commensali: la primavera che sta esplodendo sulle giacche e cravatte allentate spinge alla ricerca di un pasto fresco. Già so che l’insalata greca da cui mi sono fatto tentare assedierà il mio pomeriggio per la sete insaziabile provocata dalla feta e i faticosi spasmi digestivi del peperone.&lt;br /&gt;Aldo espone i dettagli di una sua esperienza sessuale di qualche giorno fa, a suo dire non definibile in altro modo se non come &lt;em&gt;una scopata epica&lt;/em&gt;. Aldo non lesina particolari dell’evento, soffermandosi sui dettagli delle prime schermaglie in automobile, gli irrefrenabili contatti in ascensore e le prodezze della nottata in casa di lei.&lt;br /&gt;Sono incerto se provare snobistico disgusto per questa esibita volgarità o una genuina invidia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco lontano pranzano alcune commesse di boutique. Eleganti e curate, non nascondono sguardi verso il nostro tavolo, chissà se perché attratte dai frammenti del racconto di Aldo che le raggiungono.&lt;br /&gt;Di tre, due hanno un rapporto compulsivo con il telefonino, costantemente tormentato alla ricerca di sms cui viene prontamente risposto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al rientro in ufficio, in ascensore incrocio la donna dagli occhi che ridono. Sempre impegnata ma allegra, trasmette una sensazionale positività, che leggo come l’idea tangibile di una vita felice.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6817140316508476375?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6817140316508476375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6817140316508476375&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6817140316508476375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6817140316508476375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/04/pausa-pranzo.html' title='pausa pranzo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-994775813635024428</id><published>2008-03-08T12:55:00.004+01:00</published><updated>2008-03-08T13:00:32.420+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>un sabato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Al risveglio da un sonno ottundente, la cena disastrosa di ieri sera è solo un remoto ricordo.&lt;br /&gt;A colazione ostento solitaria maturità ed evoluta consapevolezza mangiando yogurt magro biologico, leggendo Internazionale e ascoltando gli Studi – op.10  di Chopin. Finito il pane nero imburrato con miele, sfoglio il voluminoso inserto del sabato di Repubblica, una rivistona femminile da 300 pagine.&lt;br /&gt;Mi diletto nell’osservare la pubblicità nelle 50 pagine che separano la copertina dal primo articolo: resto affascinato dalla bellezza delle modelle, dall’abilità dei fotografi e dalla genialità degli addetti alla comunicazione nel plasmare con abilità divina il vergognoso strapotere mediatico del business della moda.&lt;br /&gt;Nell’ordine sfilano: Kirsten Dunst in abito nero Miu Miu sdraiata sul pavimento rosso con alle spalle un pesante tendaggio viola di lynchana memoria; una rediviva Claudia Schiffer in abito bianco Chanel immortalata in efficace bianco e nero al mare fuori-stagione; un primissimo piano del luminoso viso di Sharon Stone per il fondotinta Dior; la vestizione in total blue della modella Versace; la giovincella minimale in bianco e nero per il vita bassa CK Jeans; l’imbronciata in abito grigio John Richmond; il solito abusato messaggio multietnico di Benetton; un signorile collo alto per la modella Les Copains.&lt;br /&gt;L’adolescente bellezza in underwear vita bassissima Intimissimi mi provoca un qualche turbamento erotico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso le diciannove raggiungo la galleria del centro dove aspetto Marianne per almeno venti minuti. Alla fine lei arriva, trafelatissima, ovviamente al telefono. Con il suo elegante indice affusolato mi fa un gesto come a dire &lt;em&gt;dammi ancora un minuto e sono da te&lt;/em&gt;. Chiusa la telefonata mi si avvicina per un fugace bacio sulle guance e mi trascina all’inaugurazione della mostra.&lt;br /&gt;Marianne è un amica incidentale, conosciuta per concomitanze contingenti, che continua a coinvolgermi negli eventi artistici cui collabora. Credo lo faccia per educazione e abitudine piuttosto che reale amicizia, ma approfitto della sua gentilezza e mi intrufolo tra la fauna artistoide che affolla questi eventi.&lt;br /&gt;Su un plasma scorre un video porno ad altissima definizione, sequenze iper-patinate di amplessi fra creature perfette. Marianne sottolinea come l’autore abbia notevoli potenzialità. Mi chiedo se l’opera consista nell’avere trasformato in videoinstallazione un film pornografico ad alta definizione oppure se il film stesso sia l’opera. Marianne non ritiene necessario spiegare: come sempre mi tratta come uno scolaretto in gita premio, cui fornire lacunose spiegazioni su tutto ciò che sta vedendo chiarendogli al tempo stesso come l’accesso a questo mondo gli sia irrimediabilmente precluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante l’aperitivo scivolo ignorato fra creativi, designer, artisti e aspiranti tali, critici attenti e semplici curiosi imbucati come me. Marianne avrà già parlato con almeno cinquanta persone, io ho fatto sì e no due battute con il cameriere che serviva le conchiglie al granchio in precari piattini di plastica. Saluto un collega che si atteggia a uomo dell’ambiente ignaro della sua condizione di estraneo, aggancio al volo un prosecco dai vassoi che circolano rapidi ad altezza uomo. Marianne riappare trafelata dicendomi &lt;em&gt;scusami devo scappare ad una cena ci sentiamo magari la prossima settimana che dovrebbe esserci un evento al Garage&lt;/em&gt;. Marianne non usa la punteggiatura, inutile zavorra nella sua vita vorticosa.&lt;br /&gt;La guardo allontanarsi fra la folla nella sua giacca vintage in velluto. E’ proprio bella. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-994775813635024428?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/994775813635024428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=994775813635024428&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/994775813635024428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/994775813635024428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/03/un-sabato.html' title='un sabato'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1567192334345729345</id><published>2008-02-27T08:24:00.002+01:00</published><updated>2008-02-27T08:26:17.467+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>favola contemporanea con morale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Seguendo l’esempio del Giappone, nel 2002 l’Unione Europea vieta l’uso del piombo nelle saldature dei componenti elettronici (telefonini in primis).&lt;br /&gt;Accettando la buona fede dell’UE e sperando che non sussistano giustificazioni e interessi privati dietro questa scelta, riconosciamo le ottime motivazioni ecologiche della legge che elimina l’inquinante piombo.&lt;br /&gt;Tuttavia i componenti elettronici continuano a necessitare saldatura: si deve quindi sostituire il piombo con lo stagno.&lt;br /&gt;Ne consegue l’ovvio incremento della domanda di stagno, ulteriormente incrementata dalla costante crescita del mercato della telefonia mobile.&lt;br /&gt;Per il controllo del mercato delle risorse naturali in Congo si innesca una spirale di violenza: minatori sfruttati dalle milizie, scontri fra congolesi e ruandesi, intimidazioni, saccheggi, stupri ed altre turpitudini.&lt;br /&gt;Il riciclaggio dei telefonini usati raggiungerebbe un doppio nobile scopo: recuperare materiale che altrimenti andrebbe indifferentemente distrutto e ridurre la domanda di materie prime.&lt;br /&gt;Nobile scopo quindi, che però richiede un attento smontaggio e la gestione di prodotti inquinanti.&lt;br /&gt;E qui si scopre che un’importante azienda di riciclaggio di componentistica elettronica delocalizza le operazioni di recupero in paesi in via di sviluppo dove vengono disattese le norme di sicurezza e i diritti dei lavoratori.&lt;br /&gt;Morale: per quanto nobile sia ogni scelta, qualcuno finisce sempre per scaricarci dentro un po’ di merda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1567192334345729345?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1567192334345729345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1567192334345729345&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1567192334345729345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1567192334345729345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/favola-contemporanea-con-morale.html' title='favola contemporanea con morale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3295972064436330236</id><published>2008-02-25T08:29:00.002+01:00</published><updated>2012-01-07T23:39:48.307+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>sul 45° parallelo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nella serata del giovedì curata da Davide Ferrario, il regista presenta il suo documentario del 1998 &lt;em&gt;Sul 45° Parallelo&lt;/em&gt;, storia parallela del viaggio in Mongolia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni - allora menti dei C.S.I. - e della ricerca di storie padane, insieme agli amici Gianni Celati e Attilio Concari. Il 45° parallelo attraversa e accomuna i due scenari: le steppe mongole, le gher, il deserto del Gobi con la Pianura Padana e i suoi personaggi. Il viaggio in Mongolia aveva fornito a Ferretti/Zamboni l’ispirazione per l’album &lt;em&gt;Tabula Rasa Elettrificata&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;T.R.E.&lt;/em&gt;) , pubblicato nel 1997, che costituisce colonna sonora del documentario.&lt;br /&gt;La serata assume per me i toni della nostalgia: per le mie orecchie e la mia mente &lt;em&gt;T.R.E.&lt;/em&gt; era stata una rivelazione, con cui – nuovamente in ritardo come su molte altre cose e prese di coscienza – ero arrivato ad amare i C.S.I. in tutte le loro forme evolutive passate e future.&lt;br /&gt;Una rivelazione a partire dal formato: un cd masterizzato, quando i cd vergini e i masterizzatori per pc erano ancora un’avanguardia per appassionati di computer. Ricordo il cd della Ricoh: dorato, praticamente trasparente.&lt;br /&gt;All’epoca conoscevo vagamente i C.S.I&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;, ma non avevo mai approfondito il discorso, scettico di fronte al cantilenante salmodiare di Ferretti e alla sua faccia da malato terminale. &lt;em&gt;T.R.E.&lt;/em&gt; mi aveva fornito lo spunto per una scoperta a ritroso attraverso l’esperienza corale dei C.S.I. fino agli anni sudati dei primi CCCP Fedeli alla Linea.&lt;br /&gt;Vedo le canzoni così salde nella mia memoria associate alle immagini del viaggio che ne ha costituito l’ispirazione. Questo accostamento ha per me un effetto straniante, soprattutto nel caso dei brani più meditativi come &lt;em&gt;Ongii&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Gobi&lt;/em&gt; o nella delicatezza di &lt;em&gt;Bolormaa&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;I personaggi padani e le osservazioni di Celati sono interessanti, un po’ fine a sé stesso il cameo spigoloso di Giorgio Canali, per fortuna il documentario non insiste troppo sulla figura di Ferretti, così anti-divo da finire spesso per essere vittima di un interesse spasmodico da parte dei suoi sostenitori.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3295972064436330236?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3295972064436330236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3295972064436330236&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3295972064436330236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3295972064436330236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/sul-45-parallelo.html' title='sul 45° parallelo'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6580063902736551536</id><published>2008-02-16T11:16:00.003+01:00</published><updated>2008-03-17T10:07:37.426+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>la cena</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Uscito dallo studio con il solito carico di disillusione, raggiungo casa del Guzzo.&lt;br /&gt;Lo trovo che traffica su Internet, più che altro su E-Bay per tentare di vendere il suo vecchio navigatore satellitare da quando è passato ad un nuovo strepitoso modello. Sprofondato nel suo divano a sfogliare una rivista di automobili, deduco dai suoi mugugni che l’asta non sta dando gli esiti sperati.&lt;br /&gt;Qualche giorno fa ha scoperto che sua sorella diciottenne tiene un blog romanticamente intitolato &lt;em&gt;Petali&lt;/em&gt;. Il Guzzo vi penetra con la morbosa curiosità del fratello maggiore alle prese con il diario segreto della sorella adolescente. Un post intitolato &lt;em&gt;Mattina con il sole&lt;/em&gt; si apre con una malinconica dichiarazione di solitudine: &lt;em&gt;oggi è una giornata troppo bella:&lt;/em&gt; &lt;em&gt;come posso viverla senza qualcuno che mi ami ? &lt;/em&gt;Provo tenerezza per questa delicata sincerità, sentimento non condiviso dal Guzzo che guarda lo schermo perplesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cena è un disastro.&lt;br /&gt;L’amica del Guzzo è donna di abbagliante bellezza: svettante sui suoi tacchi da 10 ed il suo vestito nero attraversa il ristorante calamitando lo sguardo dei presenti, inclusi svariati camerieri che si distraggono seguendo la sua inesorabile progressione verso la toilette.&lt;br /&gt;Con il Guzzo si sono conosciuti in sala d’aspetto al Charles De Gaulle. Lui rientrava da un viaggio di lavoro a Shangai mentre lei era in partenza per una vacanza in Brasile. Si erano promessi di rivedersi assolutamente appena lei fosse rientrata abbronzata dal sole di Recife.&lt;br /&gt;Appena le rispettive agende – all’apparenza fittissime di impegni – lo hanno permesso è stata organizzata la cena ed i due hanno pensato bene di estendere l’invito a due umili comparse.&lt;br /&gt;L’amica dell’amica del Guzzo non nasconde la sua acida scontrosità. Nonostante sia una ragazza più che avvenente, è costretta a vivere offuscata dall’amica fuori categoria, che necessariamente tiene per sé le migliori prede, lasciandole le seconde scelte. Nonostante gli encomiabili tentativi del Guzzo di amalgamare i presenti in chiacchiere comuni, l’amica dell’amica mantiene il suo comportamento scostante.&lt;br /&gt;Fra antipasto e primo il Guzzo getta la spugna del buon samaritano sociale e si dedica al corteggiamento dell’amica, che si mostra ovviamente ben disposta e interessata.&lt;br /&gt;Vigliaccamente riservo il resto della serata a svuotare il bicchiere del vino e ad intrattenere inutili argomentazioni di circostanza con l’amica dell’amica. In fase di dessert sprofondo in un pauroso sonno alcolico mentre l’amica dell’amica sbadiglia per rimarcare platealmente il suo disappunto nei miei confronti.&lt;br /&gt;Usciti dal ristorante, i due promessi amanti ci salutano giulivi ed io riaccompagno a casa l’amica dell’amica. Il vino rallenta i miei riflessi e devo farmi ripetere tre volte il suo indirizzo prima di riuscire ad infilare il controviale giusto. Scende dell’auto rapida, come a scappare non solo da me ma da un’intera vita di delusione; apre appena il pesante portone e scivola dentro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6580063902736551536?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6580063902736551536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6580063902736551536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6580063902736551536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6580063902736551536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/la-cena.html' title='la cena'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5465092570711178365</id><published>2008-02-09T18:45:00.002+01:00</published><updated>2012-01-07T23:28:49.341+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>nelle terre selvagge</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-KTCiD9Us1ns/TwjHHMLhvEI/AAAAAAAAADM/nzHxibeshb4/s1600/into_the_wild.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-KTCiD9Us1ns/TwjHHMLhvEI/AAAAAAAAADM/nzHxibeshb4/s200/into_the_wild.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695020655152577602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In fondo sapevo che nonostante il mio scetticismo di fronte ai contenuti, &lt;em&gt;Into the wild&lt;/em&gt; sarebbe stato un grande film.&lt;br /&gt;Temevo l’eccesso di idealismo narrativo, il luogo comune del protagonista in fuga dalla sicurezza della vita borghese per trovare la soddisfazione del puro essere nel confronto con la Natura.&lt;br /&gt;Temevo fosse tutto troppo scontato, traboccante, estatico e compiaciuto.&lt;br /&gt;Eppure sapevo che avrei trovato qualcosa in più, una tensione sotto la superficie della maestosa fotografia.&lt;br /&gt;Il protagonista è un idealista incrollabile ed in questo sta la sua grandezza così come il suo limite.&lt;br /&gt;Amichevole ma al tempo stesso profondamente solitario, aggrappato alle parole dei suoi miti letterari (Thoreau in primis) ma tendenzialmente incapace di approfondire i rapporti umani, anche quelli potenzialmente più intensi, come a fuggire costantemente la delusione primigenia del rapporto familiare.&lt;br /&gt;I grandi paesaggi americani esplodono nel suo intenso girovagare, insieme ai volti delle persone incontrate (hippies idealisti, reduci malinconici, i lavoratori dell’America agricola, gli occhi innamorati di una giovane cantante).&lt;br /&gt;La civiltà riemerge come una dimensione illusoria di luci frastornanti, da cui impossibile non fuggire di nuovo. L’Alaska è il punto di arrivo del percorso e la fine di tutto.&lt;br /&gt;Ed il finale – triste ma inevitabile conclusione del percorso - mi è proprio piaciuto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5465092570711178365?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5465092570711178365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5465092570711178365&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5465092570711178365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5465092570711178365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/nelle-terre-selvagge.html' title='nelle terre selvagge'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-KTCiD9Us1ns/TwjHHMLhvEI/AAAAAAAAADM/nzHxibeshb4/s72-c/into_the_wild.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2667990873710088043</id><published>2008-02-04T08:34:00.000+01:00</published><updated>2008-02-04T17:06:57.165+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>ricatto morale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nell’abbondante flusso di consumatori a caccia di saldi che caratterizza le nostre città nei primi giorni dell’anno, abbondano i questuanti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non mi riferisco a mendicanti, homeless e indigenti in genere che chiedono un’elemosina, ma alla folla di volontari a caccia di offerte e/o sottoscrizioni per le cause più nobili (Onlus di vario genere, leghe animaliste, centri di recupero tossicodipendenti, vendita di prodotti – libri, manufatti, chincaglierie – a scopo benefico). Per la mia natura scettica non mi fido mai ciecamente di nessuno di questi individui: non chiaro l’effettivo operato delle Onlus che rappresentano, incerta la provenienza dei prodotti venduti, poco chiaro chi ci sia effettivamente dietro a beneficiare degli introiti di questi venditori. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò che mi infastidisce di molte di queste persone è l’approccio educato ma leggermente inquisitorio, pronto a scivolare nel ricatto morale appena ci si rifiuti di contribuire: ne è un classico esempio la domanda &lt;em&gt;Lei ha qualche pregiudizio nei confronti degli ex-tossicodipendenti ?&lt;/em&gt; che mette in scacco il passante. Immagino che molti severi benpensanti – i quali nutrono effettivamente dei pregiudizi nei confronti degli ex-tossicodipendenti, giudicandoli dei deboli che non sono stati capaci di gestire con fermezza la propria vita – non si sentano minimante toccati da una tale domanda, e dribblino con sprezzante rapidità il volontario. Altre persone, che invece non nutrono nessun pregiudizio e si sentono solidali con la causa ma non hanno nessun interesse ad acquistare un prodotto da un sedicente volontario incontrato per strada, si sentono moralmente incastrati e provano un certo disagio a esprimere un rifiuto.&lt;br /&gt;Qualche giorno fa sono stato bloccato da una ragazza. Mi ha chiesto se volessi contribuire per aiutare un bambino: non chiaro se in Italia o all’estero, non chiaro se parlasse di bambini malati o sani ma in condizioni di indigenza, l’unica informazione utile era che si trattasse di un bambino, quindi creatura indifesa.&lt;br /&gt;Al mio no mi ha velatamente accusato di non voler aiutare un bambino.&lt;br /&gt;Le ho fatto presente che il ricatto morale è una brutta arma da utilizzare.&lt;br /&gt;Mi ha guardato come se l’avessi aggredita, dicendo che mai nessuno ha osato criticare il suo approccio.&lt;br /&gt;Ho lasciato correre ma mi sarebbe tanto piaciuto spiegarle come, molti anni fa, mi sia stato fatto notare quanto sia deprecabile il ricatto morale.&lt;br /&gt;Quando facevo il volontario, fra i vari servizi medici e assistenziali, tre volte alla settimana accompagnavo in ospedale per la chemioterapia una paziente malata terminale di cancro. Quarantenne, silenziosa, magrissima, sarebbe morta da lì a pochi mesi. La passavo a prendere a casa e spesso la trovavo davanti al portoncino che mi attendeva nervosa. Nel tragitto fino all’ospedale non parlavamo mai. Non sapevo minimamente cosa dirle.&lt;br /&gt;Più saltuariamente – forse una volta al mese, ma non ricordo con esattezza – toccava al marito, malato di cuore, che accompagnavo alla visita di controllo in cardiologia. Con lui invece parlavo. Dai suoi modi rassegnati trapelava tuttavia una rabbia repressa, uno sdegno verso Dio o il Caso per avergli riservato un destino così ingrato.&lt;br /&gt;Un giorno, mentre aspettavo che finisse la sua sigaretta, nel parcheggio dell’ospedale ci aveva avvicinato un volontario che aveva messo in atto una delle tecniche suddette.&lt;br /&gt;Il signore lo aveva liquidato rapidamente, poi si era rivolto dicendomi &lt;em&gt;che brutta cosa il ricatto morale&lt;/em&gt;. Detto da uno con seri problemi cardiaci e una moglie in fin di vita.&lt;br /&gt;Da allora non posso evitare di ripensare a lui ogni volta che vengo avvicinato con insinuanti frasi del genere, lasciate cadere nel mezzo del noioso shopping cittadino, incuranti della loro pesantezza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2667990873710088043?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2667990873710088043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2667990873710088043&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2667990873710088043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2667990873710088043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/nellabbondante-flusso-di-consumatori.html' title='ricatto morale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-1819159375756579031</id><published>2008-02-02T16:34:00.002+01:00</published><updated>2012-01-07T23:26:24.697+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>nessuno è mai realmente pronto per paranoid park</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-90Ko3Yssr6g/TwjGjGacyvI/AAAAAAAAADA/U3sPu0HrCmg/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 140px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-90Ko3Yssr6g/TwjGjGacyvI/AAAAAAAAADA/U3sPu0HrCmg/s200/locandina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695020035129264882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gus Van Sant torna a dedicarsi agli adolescenti americani, con occhio lineare, visioni rarefatte e l’utilizzo di un linguaggio cinematografico che, seppur sia ormai una sua nota stilistica, riesce sempre a stupirmi.&lt;br /&gt;L’oggetto è l’elaborazione del senso di colpa di un teenager di Portland, Oregon, che ha inavvertitamente ucciso un uomo.&lt;br /&gt;Il senso di colpa è un fatto intimo e personale. Qui non interessa il castigo, ma il faticoso processo di presa di coscienza e il tentativo di esorcizzare il fatto, che leggiamo in soggettiva tramite il percorso intrapreso dal protagonista.&lt;br /&gt;Il suo rapporto con il mondo esterno è filtrato ed apatico e tutto gli scorre addosso: la fidanzata cheerleader così come la famiglia inesistente, i genitori prossimi al divorzio e le inutili giornate scolastiche.&lt;br /&gt;Inizialmente il suo inconscio sembra rimuovere l’evento finché il ricordo ritorna a quella notte e assistiamo all’accettazione del fatto: l’incidente riemerge nella sua paradossale crudezza, la doccia catartica che segue il breve attimo di smarrimento e la forza con cui il protagonista decide di superare da solo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’amica brufolosa con i colpi di sole (che con il suo minimo senso critico fa da contraltare alla fidanzata pin-up) gli suggerisce di scrivere per esorcizzare il suo male, qualunque esso sia.&lt;br /&gt;Il processo di scrittura esorcizza e fortifica tramite percorsi nuovamente personali e riservati: alla fine vediamo i fogli bruciare come ultima tappa del tortuoso percorso.&lt;br /&gt;Van Sant gioca con ovattate sequenze che si alternano al susseguirsi degli eventi, sessioni di skateboard in slow-motion e senza audio, immagini sgranate da video amatoriali, come a riprodurre un mondo ideale: di sicuro effetto il contrasto fra la rappresentazione di Paranoid Park dall’esterno (come luogo reale fatto di cemento e popolato da reietti) e dall’interno (lo spazio rarefatto delle sequenze in skate).&lt;br /&gt;Preziose tante scelte di Van Sant regista: la citazione di Truffaut nell'interrogatorio; i piani sequenza nei corridoi della scuola che citano le lunghissime camminate di &lt;em&gt;Elephant&lt;/em&gt;; la costante contrapposizione fra primo piano a fuoco e secondo piano fuori fuoco, anche nel caso in cui i protagonisti debbano ancora raggiungere il primo piano (come se la vicenda esistesse solo lì, laddove il regista posizionerà il suo protagonista, e lo spettatore non ha accesso ad altri punti di vista, che possono essere solo sfuocati); l’originale scena della separazione dalla fidanzata, distaccata e senza audio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-1819159375756579031?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/1819159375756579031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=1819159375756579031&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1819159375756579031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/1819159375756579031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2008/02/nessuno-mai-realmente-pronto-per.html' title='nessuno è mai realmente pronto per paranoid park'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-90Ko3Yssr6g/TwjGjGacyvI/AAAAAAAAADA/U3sPu0HrCmg/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-478505709130684616</id><published>2007-12-29T12:16:00.001+01:00</published><updated>2010-01-05T22:08:12.042+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>corteggiamento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’aitante corteggiatore dalla voce impostata domina fisicamente il tavolo nel suo protendersi verso la ragazza. Fuma un sigaro, sorseggia rum di qualità accompagnato da pregiato cioccolato fondente. La sua voce impostata, radiofonica e profonda, affascina la ragazza dai capelli neri, la conduce con consumata abilità in territori non banali, esprimendo considerazioni intellettualmente rilevanti. Discetta con apparente cognizione di psicologia criminale, citando testi di emeriti criminologi americani, che lei prontamente si appunta; esprime opinioni non banali su espressività e valore storico del futurismo italiano; mostra profondo interesse per la fotografia. Lei sta al gioco, conosce i meccanismi e le sfumature di questo forbito corteggiamento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ad un tratto, lo scivolone. Lei tira fuori il telefonino e i due si mettono a cinguettare ascoltando le suonerie polifoniche che l’oggetto mette a loro disposizione. Ormai l’idillio è spezzato: lui abbandona criminologi e futuristi e grandi fotografi per una domanda da salotto televisivo: &lt;em&gt;qual è il regalo più bello che hai ricevuto questo natale ?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lei, ormai calata nella parte dell’abusata banalità salottiera, risponde: &lt;em&gt;il sorriso di mia madre&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Pubblicità. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-478505709130684616?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/478505709130684616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=478505709130684616&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/478505709130684616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/478505709130684616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/12/corteggiamento.html' title='corteggiamento'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5684893306013799601</id><published>2007-12-24T15:31:00.002+01:00</published><updated>2009-09-12T12:50:18.373+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>quindici anni fa, i massive</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Spinto dal grigio tramonto su un’inutile giornata di pioggia pre-natalizia, rispolvero un cd dei Massive Attack.&lt;br /&gt;Quindici anni fa il Bristol sound faceva scoprire al mondo le sollecitazioni del trip-hop: gli ex-Wild Bunch confluivano nell’ipnotica angoscia dei Massive Attack, Tricky sarebbe partito da lì per intraprendere le sue strade oscure. Poco lontano, la voce di Beth Gibbons affermava l’ansia dei Portishead.&lt;br /&gt;Quindici anni fa ero infastidito dall’obbligo di amare questi suoni in quanto nuova imprescindibile moda sonora. Ricordo chiaramente un’amica che per consigliarmi &lt;em&gt;Pre millenium tension&lt;/em&gt; di Tricky non trovava parole migliori che non fossero constatazioni del suo potenziale innovativo.&lt;br /&gt;Dopo quattro o cinque anni però ho cominciato a guardarmi dapprima intorno, e poi inevitabilmente indietro: ed ho sentito il bisogno, la necessità, dei ritmi ipnotici e della malia angosciante dei Massive Attack.&lt;br /&gt;Alcuni suoni sembrano pensati appositamente per alienare menti abbandonate, certi passaggi esprimono l’obbligo dell’autoanalisi, la spietatezza della propria coscienza inquisitoria, gli innesti reggaeggianti si fondono con l’anima black, calda e suadente, sfidando il gelo ossessivo dell’anima bianca e tecnologica.&lt;br /&gt;I protagonisti, nel buio, bramano alcool: &lt;em&gt;I drink on a daily basis ‘cause it seldom calms my temper&lt;/em&gt; quindi, inevitabilmente, &lt;em&gt;I walk in a bar&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;immediately&lt;/em&gt;. L’invito è chiaro, non lascia spazio a dubbi: &lt;em&gt;let me take you down the corridors of my life&lt;/em&gt;, dove troverai la consapevolezza del nero (&lt;em&gt;hell is round the corner&lt;/em&gt;) e conoscerai la certezza del vuoto: &lt;em&gt;you sure you wanna be with me, I’ve nothing to give&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Le voci femminili invece sono sinuose e stranianti e ti offrono un estatico rapimento: &lt;em&gt;It’s hard to decide what is real these days, when things look so dizzy to me&lt;/em&gt;. Va da se che quando si scoprono le pagine di questo mondo si finisce per esserne coinvolti: &lt;em&gt;you’re the book that I’ve opened and now I’ve got to know much more&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5684893306013799601?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5684893306013799601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5684893306013799601&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5684893306013799601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5684893306013799601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/12/quindici-anni-fa-i-massive.html' title='quindici anni fa, i massive'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2996486108384681440</id><published>2007-12-13T09:32:00.001+01:00</published><updated>2010-01-05T22:08:47.279+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>open bar</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;si allestisce serata open bar per il venerdì sera mondano.&lt;br /&gt;tu arrivi in clamoroso anticipo, in compagnia delle cugine impagliate che non nascondono il loro disagio con l’ambiente e il freddo della stanza vista-fiume.&lt;br /&gt;la DJ creativa dal volto ossuto miscela sonorità nu jazz nascosta dietro lo schermo del suo vaio.&lt;br /&gt;le bariste si scaldano per la serata, miscelando i primi cuba e i primi gin lemon.&lt;br /&gt;al primo giro al bancone le cugine ordinano una coca cola, folle gesto di rottura con la natura della serata.&lt;br /&gt;al secondo giro una cugina osa una birra, l’altra si mantiene sul succo di frutta.&lt;br /&gt;mentre la serata si comincia ad animare, scambi due chiacchiere con le cugine, brevi informazioni inutili su qualcosa che finisce per essere sempre &lt;em&gt;altro&lt;/em&gt; da qui: altri locali, altre città e altre serate.&lt;br /&gt;le cugine hanno freddo, a loro dire perché vestite in leggero cotone.&lt;br /&gt;poco dopo l’una decidono di abbandonare la nave e le accompagni alla vettura nel gelo del parco umido.&lt;br /&gt;rientri alla festa che nel frattempo è esplosa.&lt;br /&gt;la DJ ossuta ha lasciato la console ad un fantomatico collega berlinese che miscela house.&lt;br /&gt;tutti stanno ballando.&lt;br /&gt;il tuo contatto per la festa ti si presenta in abiti da techno geisha e ti presenta l’amica carlotta, fasciata in un cappottino bianco ed un dolcissimo sorriso.&lt;br /&gt;ripassi dal bar e ti lasci trasportare dalla musica. balli pure tu.&lt;br /&gt;lo spacciatore amatoriale dall’accento lombardo non fa grandi affari, più che altro smezza qualche pasticca fra sé e l’amico sfigato.&lt;br /&gt;carlotta balla e sorride sempre.&lt;br /&gt;scambi due parole con le due finte bionde: una ti urla nelle orecchie come sia impossibile ballare sul pavimento colloso mentre l’amica con i boccoli lascia gocciolare il suo gin lemon dalla cannuccia al pavimento, estasiata dalla visione delle gocce rese fosforescenti dalle luci del locale.&lt;br /&gt;indossa un vestitino leggero, scarpe coi tacchi e vezzosi gambaletti a pois.&lt;br /&gt;è la tentazione, la perdizione, l’inferno mondano da cui solo il sorriso di carlotta ti può salvare.&lt;br /&gt;poi continui a ballare, carlotta sparisce, la techno geisha chiede come sia possibile che siano già le cinque.&lt;br /&gt;più tardi è mattina e dormi pesantemente e poi è pomeriggio e vai al parco e ripassi dal locale, ormai spento e vuoto e finito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2996486108384681440?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2996486108384681440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2996486108384681440&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2996486108384681440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2996486108384681440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/12/open-bar.html' title='open bar'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5692677450003237431</id><published>2007-12-04T12:58:00.001+01:00</published><updated>2012-01-07T23:38:33.263+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='al cinema'/><title type='text'>il labile confine della realtà rappresentata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La visione del brillante mockumentary &lt;em&gt;The Doorman&lt;/em&gt; di Wayne Price mi ha fatto riflettere sull’idea della rappresentazione della realtà nel cinema, argomento su cui saggisti ed esperti avranno versato i proverbiali fiumi di inchiostro ed in cui io mi avventuro con manifesta incompetenza.&lt;br /&gt;Il cinema della trasparenza (cinema classico americano, produzione seriale hollywoodiana, fiction televisiva) si basa sulla rappresentazione di una storia di finzione che sia il più possibile realistica, se non in termini di contenuto almeno come linguaggio cinematografico. Lo spettatore deve essere proiettato nel film come in una rassicurante e totalizzante realtà filmica, un doppio illusorio della realtà: il regista si nasconde ed il montaggio deve accompagnare con fluidità lo spettatore nella realtà filmica.&lt;br /&gt;Cinema quindi come illusione di realtà. Tramite un linguaggio fluido e continuo si conduce lo spettatore in un illusorio mondo filmico dove ha luogo una vicenda di finzione che lui percepisca il più possibile come una realtà.&lt;br /&gt;I mockumentary, seppur in maniera beffarda e satirica, utilizzano invece la tecnica del documentario per narrare una vicenda di finzione: il rigore dell’intervista, del filmato di repertorio, le imprecisioni e insicurezze della presa diretta vengono utilizzate ad arte per narrare con taglio realistico una vicenda di finzione.&lt;br /&gt;Cinema quindi come produzione di realtà. Tramite un linguaggio non cinematografico si propone allo spettatore una vicenda di finzione mascherata da vera realtà, ossia si cerca di illuderlo che non lo si stia illudendo con una vicenda di finzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel capitolo di &lt;em&gt;Considera l’aragosta&lt;/em&gt; dedicato alla pornografia, David Foster Wallace analizza con l’acume che lo contraddistingue - e fortunatamente senza la deriva erudita e prolissa di cui spesso è compiaciuta vittima - la contrapposizione fra questi due approcci alla realtà filmica nel mondo dell’hard.&lt;br /&gt;Osserva infatti la contrapposizione fra i film hard tradizionali e i Gonzo movies (film in cui finte scene reali - tipo abbordaggi di ragazze in spiaggia o in discoteca - preludono alle scene di sesso) e nota come:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I video porno tradizionali simulano la sessualizzazione della vita reale (ossia creano un mondo reale alternativo in cui tutti, dalle segretarie ai pompieri, aspettano solo l’imbeccata per lanciarsi in una copula frenetica); i video Gonzo si spingono oltre offrendo un’apparente sessualizzazione della vera vita reale (combinando, per esempio, veri filmati di ragazze sulla spiaggia di Cannes con filmati da copione di seduzione e sesso esplicito).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’osservazione di Wallace, seppur legata al cinema hard, mi sembra adatta anche al più generale concetto della rappresentazione della realtà dal mezzo cinematografico.&lt;br /&gt;I mockumentary rappresentano un approccio principalmente ironico al tema (non saprei quanto possa essere serioso l’approccio dei film Gonzo…) ma l’idea di offrire la finzione di una vera vita reale piuttosto che una vita reale illusoria è comunque calzante.&lt;br /&gt;Oltre che per la materia trattata, la vicenda di &lt;em&gt;The Doorman&lt;/em&gt; è brillante proprio in quanto sono efficaci (ed ironici) gli effetti del taglio documentaristico abbinati alla commistione fra personaggi reali e personaggi di finzione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5692677450003237431?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5692677450003237431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5692677450003237431&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5692677450003237431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5692677450003237431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/12/il-labile-confine-della-realt.html' title='il labile confine della realtà rappresentata'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3706567134482449073</id><published>2007-11-24T17:22:00.001+01:00</published><updated>2010-01-05T22:09:40.998+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>colletta alimentare o buy nothing</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi è la giornata della colletta alimentare, iniziativa benefica gestita dalla Onlus Banco Alimentare e patrocinata da Intesa San Paolo, allo scopo di raccogliere prodotti non deperibili e fondi.&lt;br /&gt;Oggi è il Buy Nothing Day, iniziativa internazionale promossa da movimenti ambientalisti, terzomondisti, ONG e associazioni di consumatori, nata in USA (motivo per cui si tiene alla vigilia del Thanksgiving Day), allo scopo di dimostrare simbolicamente contro l’invadenza del sistema consumistico nelle nostre vite.&lt;br /&gt;Suppongo che questa contraddittoria concomitanza sia pura fatalità.&lt;br /&gt;Non credo che banche e GDO abbiano manovrato per allestire una raccolta di generi alimentari per impedire gli effetti del Buy Nothing Day su un sabato di shopping. In primo luogo perché mi sento buono e accetto la buona fede della colletta alimentare. In secondo luogo perché dubito che gli effetti del Buy Nothing Day, iniziativa probabilmente a limitata diffusione, possano avere un impatto sensibile.&lt;br /&gt;In ogni modo, è interessante osservare questi due eventi concomitanti.&lt;br /&gt;Da una parte la raccolta di fondi che ci permette di fare un’opera di bene, sia per gli altri che per la nostra coscienza colpevole di consumatori.&lt;br /&gt;Dall’altra un gesto volto a dichiarare il proprio dissenso con il sistema in cui necessariamente viviamo, un modo per affrancarci, seppur momentaneamente, dalla nostra condizione di consumatori.&lt;br /&gt;Idealmente mi trovo d’accordo con l’approccio del Buy Nothing, sebbene ne comprenda la natura velleitaria, ma alla fine finisco per fare la spesa e raccogliere alcuni prodotti in scatola (legumi, pelati e tonno) nel sacchetto giallo distribuito all’ingresso dai volontari del Banco Alimentare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3706567134482449073?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3706567134482449073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3706567134482449073&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3706567134482449073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3706567134482449073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/11/colletta-alimentare-o-buy-nothing.html' title='colletta alimentare o buy nothing'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5564546828312292836</id><published>2007-10-30T19:57:00.000+01:00</published><updated>2007-10-30T19:59:56.437+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>l'uomo dalla faccia piatta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non è la prima volta che lo incontro. Eppure, resto sempre sbalordito dalla piattezza della sua faccia. In pratica l’equivalente umano di un carlino. Piccoli occhi avidi e infossati, naso schiacciato, mento leggermente sporgente. Con assurda perfidia autolesionista ogni altro elemento del suo volto concorre a sottolinearne la piattezza: gli occhiali dalle lenti ovali, ampie, larghe, fuori moda da decenni; il pizzo da appuntato prominente sul mento.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5564546828312292836?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5564546828312292836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5564546828312292836&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5564546828312292836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5564546828312292836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/10/luomo-dalla-faccia-piatta.html' title='l&apos;uomo dalla faccia piatta'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3831195165034541190</id><published>2007-10-19T13:16:00.000+02:00</published><updated>2007-10-19T13:19:44.348+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>da alberta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mentre salgo l’ultima rampa di scale, Pogo mi viene incontro e si struscia contro i miei jeans. Appena Alberta apre la porta, sgattaiola dentro e si dirige rapido in cucina. Sul tavolo del soggiorno Chiara sta disegnando. Risponde con un ciao distratto al mio saluto, presa com’è dalla sua fase creativa. Sceglie i colori con metodo, dimostra un’attenzione profonda: la serietà con cui si cimenta nel gioco è strabiliante. Una ciocca di capelli sfuggita alla coda penzola davanti ai suoi occhi ma lei non sembra accorgersene. Mi siedo di fianco a lei, guardo il suo foglio, seguo le sue mani abbozzare un uomo ed una donna allampanati, dilatati come due ombre. Ammassati in un angolo del tavolo i libri e gli appunti di Alberta e i resti della merenda di Chiara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai giardini, parlo con Alberta mentre Chiara gioca con altri bambini. Nel gruppetto ci sono un bambino egiziano ed una bambina rumena. Le rispettive mamme si mantengono a distanza, la prima su una panchina vicina alle altalene, con il suo velo e gli occhi scuri e profondi; la seconda, in piedi a due passi dalla fontanella, parla continuamente al telefono. Alberta mi fa notare come gli altri bambini riconoscano in Chiara il suo carattere dominante. Mi fa notare piccoli gesti, sguardi e movimenti a supporto della sua tesi. Ad essere sinceri, io vedo solo un gruppetto di bambini che giocano fra scivoli e altalene, seguendo una trama imperscrutabile ai miei occhi di adulto. Forse un indice della sua imminente deformazione professionale: Alberta è animata da una continua tendenza a psicanalizzare comportamenti e situazioni circostanti. Abitualmente si limita a tenere per sé le sue acute osservazioni, talora decide di condividerle con gli altri: probabilmente vede in me un osservatore ricettivo e attento, seppur tecnicamente impreparato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre sono al supermercato con Alberta mi chiama il Guzzo, che vorrebbe precettarmi per una serata al Korova, a suo dire tappa imprescindibile del venerdì. Gli ricordo che domenica scorsa allo Zero devo avergli detto almeno dieci volte che questo weekend sarei stato a Roma da Alberta. Grugnisce un &lt;em&gt;scusa me lo ero dimenticato&lt;/em&gt; e riattacca.&lt;br /&gt;Alberta compra i cereali al cioccolato per Chiara e del muesli per sé. Compra anche delle banane e delle pere molto acerbe, perché Chiara rifiuta categoricamente la frutta troppo matura.&lt;br /&gt;Alberta evita gli ipermercati e predilige un piccolo supermercato di quartiere. Dice di provare una idiosincrasia per la luce mortale ed abbacinante dei neon e per il senso d’infinito che gli trasmette il rigore prospettico degli scaffali. La guardo un po’ perplesso e me la figuro appoggiata al bancone del Korova nel disperato tentativo di esporre questa sensazione al Guzzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul pannello di sughero nel soggiorno, sono appuntate alcune foto e ricordi di Alberta: lei in moto con Gianni in Corsica, Pogo a pochi mesi, Chiara con un bellissimo sorriso sdentato, un biglietto della Bohème, io ed Alberta, bambini, insieme ai nostri genitori sulle Dolomiti. Lei sorridente nel suo maglioncino verde, i capelli biondissimi, io imbronciato in un giacchettino di velluto a coste spesse e le ginocchia sbucciate.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3831195165034541190?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3831195165034541190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3831195165034541190&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3831195165034541190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3831195165034541190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/10/da-alberta.html' title='da alberta'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8884849525898260466</id><published>2007-10-16T20:11:00.000+02:00</published><updated>2007-10-16T20:12:57.332+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>domenica mattina, una foto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Complice la mia scarsa applicazione ed i miseri mezzi tecnici a mia disposizione, sto imparando molto poco dal corso di foto. Le varie nozioni su diaframma, tempi di esposizione, uso del flash, obiettivi, post-trattamento digitale sono parcheggiati in qualche angolo polveroso. Il mio docente idealista però una cosa è riuscito a trasmettermela: l’abitudine ad osservare il mondo circostante con occhio più attento, pronto a cogliere potenziali soggetti in situazioni e scenari.&lt;br /&gt;Domenica mattina, attraverso la vetrata di un bar alla moda del lungo fiume, una bambina in tuta rosa faceva colazione con il padre. Appoggiata ad una mensola che corre lungo la vetrata, lei in ginocchio sullo sgabello ed il suo latte macchiato erano inquadrati dalla cornice geometrica, lucida e ricca di riflessi, della vetrata. Come un quadro di Hopper, ma mattutino, dolce e solare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8884849525898260466?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8884849525898260466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8884849525898260466&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8884849525898260466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8884849525898260466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/10/domenica-mattina-una-foto.html' title='domenica mattina, una foto'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8490599703848189029</id><published>2007-10-10T19:09:00.000+02:00</published><updated>2007-10-10T19:13:38.406+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>tedio domenicale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi sveglio come se mi avessero parcheggiato un mattone in testa e con la solita sensazione di zerbino in bocca. Ieri sera ho bevuto. E questo è un dato acquisito. Ma &lt;em&gt;quanto&lt;/em&gt; ho bevuto è una questione che trascende le mie menomate capacità mnemoniche. Cerco una soluzione al mio dolorante risveglio infilandomi sotto la doccia. Ne esco dopo una buona mezzora, illusoriamente rinfrancato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sprofondato nel divano sotto il plaid Polarvide rosso che mi ha regalato Giulia in un’altra vita, bevo del tè e mi do un tono leggendo un libro su Kurt Gödel. Stufo, accendo la televisione: le solite zuppe domenicali per decerebrati. Mi affascina il confronto fra lo stile dei due eserciti che incrociano il mare dello share post-prandiale: Rai1 ostenta una facciata perbenista, puzza di chiesa e pasticcini della domenica e lasagne al forno, lascia intendere in maniera molto velata qualche sonnacchioso prurito pomeridiano. Canale5 invece non va per il sottile e imbastisce un baraccone di culi, tette, muscoli e toraci depilati, belli e belle mediaticamente vincenti che intraprendono simpatici cazzeggi domenicali, solleticando il sopito eros di sagome umane impoltronite. L’esplosione del seno di una vanitosa bellezza televisiva durante un giochino allegro, scatena un’improvvisa reazione sotto il Polarvide. Sono seriamente tentato di masturbarmi, chissà, magari serve a sciogliere la tensione che la sbornia ha lasciato nella mia testa. Sono pronto a scalciare via il Polarvide ed esprimere il meglio di me, quando anche Canale5 decide di smorzare i toni. Le luci si abbassano, i culi e le tette passano in secondo piano, e mi tocca il mini talk-show piagnucoloso e moralista e falso. Torno a Gödel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’aperitivo della domenica &lt;em&gt;si deve&lt;/em&gt; andare allo Zero.&lt;br /&gt;Io ci vado insieme al Guzzo che come sempre conosce un milione di persone e mi lascia da solo con il Negroni mentre lui saluta praticamente tutti e non mi presenta a nessuno. Peccato, avrei potuto raccontare delle mie pulsioni pomeridiane sotto il Polarvide. Capisco che non sia un argomento particolarmente interessante, ma mica posso mettermi a parlare di Gödel allo Zero, no ? Travolto dalla noia e dalla solitudine mondana, sto per ordinare il terzo Negroni, quando mi ricordo del mattone di questa mattina e lascio perdere. Me ne vado, come scrivo nel sms al Guzzo quando sono già in macchina.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8490599703848189029?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8490599703848189029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8490599703848189029&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8490599703848189029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8490599703848189029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/10/tedio-domenicale.html' title='tedio domenicale'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-58631844084160713</id><published>2007-09-28T11:41:00.002+02:00</published><updated>2012-01-07T11:32:40.871+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>la realtà non è una fila di lettere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Nulla di ciò che raccontano è vero. La realtà non è una fila di lettere. L’unico difetto che hai, Giacomo, è che hai imparato a leggere. Sai perché scrivono tanto i balordi ? Trasformano in parole i gesti che non sanno fare."&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Da un appunto passato, ritrovo queste poche righe.&lt;br /&gt;Fra storie strane e alberi genealogici rigogliosi di figure così singolari da risultare quasi mitologiche, fra storie che sanno di sangue, fede, comunismo, terra, sesso e follia, Jodorowsky mi spara una frase secca e spietata, in cui mi devo malgrado tutto riconoscere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-58631844084160713?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/58631844084160713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=58631844084160713&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/58631844084160713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/58631844084160713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/09/la-realt-non-una-fila-di-lettere.html' title='la realtà non è una fila di lettere'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-5060268345924149343</id><published>2007-09-21T17:52:00.000+02:00</published><updated>2007-09-21T17:54:39.169+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>oggi come ieri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;ho ripescato un vecchio quaderno di appunti, pensieri e altre espressioni inconsistenti del mio io passato.&lt;br /&gt;con nostalgica curiosità, mi sono riletto vari appunti manoscritti. sebbene lo sospettassi, ho trovato una clamorosa corrispondenza di temi e contenuti: le osservazioni di ieri sembrano scritte pochi giorni fa e potrei trasferirle, quasi intatte, ad oggi. per ulteriore conferma, guardo le date appuntate sul taccuino: orientativamente dieci anni fa. se fossi in me, mi preoccuperei.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-5060268345924149343?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/5060268345924149343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=5060268345924149343&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5060268345924149343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/5060268345924149343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/09/oggi-come-ieri.html' title='oggi come ieri'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2928961316918467435</id><published>2007-09-18T11:02:00.000+02:00</published><updated>2009-09-12T12:50:38.409+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>ma è possibile ?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ma è possibile che per farsi un’attivista dai capelli rosso-miele, l’ennesima incarnazione dell’io de-carliano del &lt;em&gt;Mare delle Verità&lt;/em&gt; debba propinarci un minestrone di complotti, omicidi, segreti e poteri forti ancora più banale del Dan Brown originale ?&lt;br /&gt;Il solito uomo di grande personalità e spessore fuggito dall’opprimente meschina provincialità della vita quotidiana, dai suoi compromessi e obblighi e infimi vincoli capitalistici, si ritrova coinvolto in tutto il peggio che l’aborrita società può offrire: la vacuità e autoreferenzialità dei giochi politici, l’obbedienza al potere, la deriva verso l’inquinamento, il traffico, la mancanza di sentimenti e rispetto e attenzione verso gli altri. Il tutto sottolineato come se si trattasse di un’inedita e illuminante verità cui addivenire dopo un’approfondita osservazione di usi e costumi dell’uomo occidentale.&lt;br /&gt;Il resto va da sé: manoscritti sconvolgenti, bombe, case messe a soqquadro, fughe pittoresche, l’immagine riscaldata del cibo come piacere primordiale (addirittura ripetuta!), l’inevitabile presenza di una Lei, sintesi assoluta di amore e desiderio, cui il protagonista tende con magnetica attrazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2928961316918467435?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2928961316918467435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2928961316918467435&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2928961316918467435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2928961316918467435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/09/ma-possibile.html' title='ma è possibile ?'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2637037468608863066</id><published>2007-09-04T08:33:00.001+02:00</published><updated>2012-01-07T11:33:54.210+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>la gioia della memoria nel giardino dei Finzi-Contini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente… Come mi capiva ! La mia ansia che il presente diventasse “subito” passato perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio era anche sua, tale e quale. Era il “nostro” vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro."&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni passati mi è capitato di parlare con una collega che stava leggendo un capitolo del &lt;em&gt;Romanzo di Ferrara&lt;/em&gt; di Bassani. Sono quindi andato a ricercare questo passaggio che ricordavo dalla lettura del &lt;em&gt;Giardino dei Finzi-Contini&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Capita talora che si leggano dei brani in cui ci si ritrovi completamente rappresentati.&lt;br /&gt;Pur comprendendo l’ottusità della passione amorosa del protagonista, mi sono innamorato un po’ anch’io della viziata Micòl Finzi-Contini nella Ferrara sull’orlo delle leggi razziali fasciste.&lt;br /&gt;Probabilmente perché subivo il fascino vanesio e sfuggente di Micòl, ho fatto fatica a non sentirmi solidale alla cecità del protagonista, che solo l’inasprirsi della situazione sociale riuscirà a distogliere dalla sua passione.&lt;br /&gt;Probabilmente perché mi ritrovo perfettamente nell’osservazione di Micòl: incapace di gestirlo in maniera appropriata, tendo a proiettare istantaneamente il presente nel comodo regno del passato, laddove possano agevolmente modellarlo le sicure armi della nostalgia e della memoria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2637037468608863066?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2637037468608863066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2637037468608863066&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2637037468608863066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2637037468608863066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/09/la-gioia-della-memoria-nel-giardino-dei.html' title='la gioia della memoria nel giardino dei Finzi-Contini'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6415045176441375800</id><published>2007-08-31T18:12:00.000+02:00</published><updated>2007-08-31T18:30:18.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>cose di cui avrei potuto parlare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In una fiacca giornata lavorativa di fine agosto, mentre il clima del rientro si mantiene incredibilmente piatto e pacato, cedo alle lusinghe dell’autobiografia e ripenso ai mesi estivi: dal fluire dei giorni riemergono momenti piacevoli ma nessuna novità eclatante, più che altro affiorano alcune cose di cui avrei potuto parlare.&lt;br /&gt;Sono stato ad un concerto di Ludovico Einaudi che mi ha rapito con il suo suono in continua evoluzione, il senso del divenire chiaramente illustrato dal pianoforte e dagli archi.&lt;br /&gt;Sono stato ad un concerto di Giovanni Allevi che mi è sembrato un po’ artefatto nei suoi modi timidi e impacciati.&lt;br /&gt;Sono stato ad un concerto dei Sonic Youth, fragoroso e dissonante.&lt;br /&gt;A luglio, durante un aperitivo in ambiente prettamente universitario, bevendo birra e mangiando cous cous, mi sono illuso di poter vantare ancora un flebile legame con la leggerezza di quel mondo. Le parole di Lorenzo mi hanno riportato con i piedi per terra, constatando l’incolmabile distanza che ormai ci separa da quel contesto.&lt;br /&gt;A luglio, ad una festa in piscina dalle parti di Latte, ho abusato di vodka tonic e perso le lenti a contatto dopo l’ennesimo tuffo notturno. Ho quindi passato il resto della serata brancolando nel buio della mia miopia. Abbiamo poi dormito nelle tende piantate nel campo da tennis del residence sopra la ferrovia Ventimiglia-Nizza.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il mio nome è Rosso&lt;/em&gt; di Orhan Pamuk ha accompagnato faticosamente buona parte della mia estate: non ho trovato particolarmente avvincente né scorrevole la vicenda dei miniaturisti del Sultano. Ero rimasto affascinato da un’intervista in cui Pamuk discettava di hüzün, una sorta di saudade ottomana, ed avevo quindi grandi aspettative, motivo per cui sono rimasto deluso.&lt;br /&gt;Di un sabato sera di inizio luglio rimane una discesa nel gorgo mondano che meriterebbe un post dedicato: nella grande discoteca estiva di provincia, veniamo accolti da ragazze di vistosa quanto indiscutibile bellezza, che ci conducono al tavolo prenotato in posizione centrale, dove si crea un elitario privè cui hanno accesso solo bowls con champagne e bottiglie di vodka. Oltre alle affascinanti e professionali animatrici, si unisce al gruppo un personaggio strepitoso: cinquantenne dal volto bruciato da una vita di lampade, i denti schiantati dalla droga, gli occhi accesi, un unico fascio di nervi che salta da un tavolo all’altro. Affascinante osservare la discesa nel gorgo: il rispetto e l’amicizia alcolica che si instaurano fra i presenti, la consapevolezza condivisa di godersi la vita con alcool, musica e belle donne. Non ci riesco: sono troppo snob per tollerare tutto ciò, non sono in grado di lasciarmi trascinare dal gorgo. Sto a galla e finisco per essere il solito disadattato fuori dai giochi.&lt;br /&gt;Amo i dolci siciliani. Il cannolo, fresco, appena preparato da Bonaiuti di Modica guadagna un posto di primaria importanza nei miei ricordi siculi, a fianco dei dolci colori del tramonto su Noto, del trionfo barocco di via dei Crociferi a Catania e del placido galleggiare del duomo sui tetti notturni di Ragusa Ibla.&lt;br /&gt;Delle due settimane in Sicilia mi restano le assolate spiagge di Vendicari, Calamosche e Capo Passero, la discesa ai freschi laghetti di Cava Grande del Cassibile, di nuovo i dolci, le granite e il sapore delle mandorle, le grigliate fra amici, gli occhi profondi di Irene che in un attimo di allucinazione da Nero d’Avola ho immaginato interessati a me.&lt;br /&gt;All’ombra del nostro ombrellone giallo, in Sicilia leggo l’apocalittico &lt;em&gt;Rumore Bianco&lt;/em&gt; di De Lillo, un affresco paradossale del tramonto della società massificata americana. Devo ammettere che ho maggiormente apprezzato l’iper-realismo del superlativo &lt;em&gt;Underworld&lt;/em&gt;, mentre questo &lt;em&gt;Rumore Bianco&lt;/em&gt; mi è sembrato un po’ vittima della sua stessa decadenza. A seguire le storie di vite ai margini e solitudine nel &lt;em&gt;Grande Raccordo&lt;/em&gt; di Marco Lodoli.&lt;br /&gt;Da completo ignorante continuo a frequentare le sale da concerto: Grigory Sokolov chiude la stagione dell’Unione Musicale e mi affascina con alcune opere di Skrjabin.&lt;br /&gt;A Palma de Mallorca per l’addio al celibato di Francesco mangiamo cozze fredde con sedano, pomodorini e cipolla, nella città vecchia ceniamo in un caratteristico tapas bar con il bancone in marmo e il jamon appeso alle pareti; le nottate trascorrono fra il deludente Tito’s ed il Level Club, che il venerdì notte ci stupisce con l’impressionante quantità di belle ragazze spagnole che lo frequentano.&lt;br /&gt;Al matrimonio di Veronica e Francesco mi emoziono. Poco, ma per me è già tanto.&lt;br /&gt;Al Sziget festival di Budapest assisto al bel concerto dei Chemical Brothers, una miscelazione continua con eccellenti effetti visivi. Il Sziget è peraltro un colossale festival che per una settimana trasforma l’isola di Obuda in un villaggio con concerti, discoteche, chioschi, ristoranti, servizi e campeggi.&lt;br /&gt;A Budapest invece poltrisco a lungo nei bagni Gellert, fra le vasche di acqua calda e qualche nuotata nella piscina fredda, frequenti bagni turchi e successive immersioni nella vasca ad 8°C. Più anonimi i bagni Szecheny all’interno del parco cittadino. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qualche giorno prima sono a Praga, fin troppo bella e turistica nel suo centro fra Stare Mesto, Mala Strana e Castello; meglio fuggire dalla folla di turisti rifugiandosi nei piacevoli giardini di Petrin e Letna. Buonissima la birra, chiara, leggera e gustosa. I primi giorni di agosto abbondano ancora i turisti anglosassoni, tendenzialmente ubriachi, che occupano un intero piano della discoteca Karlovy Lazne vicino al ponte Carlo; i giorni successivi arriva spietata l’orda dei turisti italiani. Piazza Venceslao è inutile, troppo sudicia per essere una bella piazza cittadina, poco sordida e malfamata per essere un vero luogo di perdizione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6415045176441375800?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6415045176441375800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6415045176441375800&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6415045176441375800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6415045176441375800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/08/cose-di-cui-avrei-potuto-parlare.html' title='cose di cui avrei potuto parlare'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8396163856855609425</id><published>2007-08-27T14:37:00.001+02:00</published><updated>2012-01-07T11:35:10.652+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie e passi d&apos;altri ch&apos;io calpesto'/><title type='text'>il satori fiorentino di pier vittorio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Scendendo a piedi, in un tiepido pomeriggio primaverile, dal Forte Belvedere fino a Porta Romana, attraversando i giardini, l’Orto Botanico, passando dal retro di Palazzo Pitti, stendendomi al sole di fronte alle quinte di alberi in fiore del Boboli, avrei avuto un’immagine della città, Firenze, molto simile a quella turistica di certe gite scolastiche e quindi un paesaggio e un’architettura naturale assolutamente esteriori, non vivibile nella quotidianità: un’esperienza estetica confinata nella teca di cristallo del ricordo, una parentesi ritagliata dal ritmo della vita di tutti i giorni, che solitamente non comporta né bellezza né felicità.&lt;br /&gt;Anni dopo, compiendo un’altra discesa fiorentina, questa volta rinchiuso nell’ascensore dell’hotel Excelsior, leggermente euforico per lo champagne in corpo, stordito dalle chiacchiere e dagli incontri del party che ben oltre la mezzanotte ancora stava svolgendosi sulla terrazza, avrei invece conosciuto una specie di satori e la città, Firenze, sarebbe apparsa l’esatto contrario dell’immagine turistica e esteriore di quella prima discesa: Firenze allora si sarebbe dispiegata come l’immagine dell’Occidente stesso, un Occidente avviato inesorabilmente verso la morte, cinto d’assedio dalle popolazioni dei continenti poveri…" &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Pier Vittorio Tondelli, estratto da Un weekend postmoderno&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ho sempre trovato la capacità di osservazione e di analisi di PVT profondamente stupefacente nella sua efficacia descrittiva. A questa capacità già notevole, in questo caso vanno aggiunti la dolcezza dell’occhio che scivola su Firenze, l’idea del satori come subitanea comprensione del paesaggio circostante e l’immagine della decadenza dell’Occidente… ho sempre trovato queste poche righe illuminanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8396163856855609425?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8396163856855609425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8396163856855609425&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8396163856855609425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8396163856855609425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/08/il-satori-fiorentino-di-pier-vittorio.html' title='il satori fiorentino di pier vittorio'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-32603911583965160</id><published>2007-07-30T12:53:00.001+02:00</published><updated>2010-01-05T22:12:22.455+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>tales from the disco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sono sorpreso dall’accozzaglia umana che popola la discoteca, percorsa da alcuni tratti comuni che animano la folla come un’infinita variazione sullo stesso tema di base.&lt;br /&gt;Gli uomini indossano tutti la camicia: abbondano i grossolani quadri su colletto con doppio bottone, alcuni si rifugiano nella sicurezza di un quadretto o una sottile riga elegante, molti si giocano la rituale camicia azzurra, pochi si distinguono per le iniziali ricamate, altri scivolano sulla camicia bianca come se fossero invitati ad una cerimonia.&lt;br /&gt;La schiera di camicie danza e beve con una nutrita schiera di donne, più varie nell’assortimento degli abiti e dei modi di essere.&lt;br /&gt;Il Russo Nero accompagna il mio vagare incerto, annebbiando i contorni delle situazioni che incontro.&lt;br /&gt;La Ragazza Con La Scioccante Schiena Nuda mi passa accanto con tutto il suo carico di palpabile sensualità. La guardo rapito, le dico &lt;em&gt;la tua schiena è l’unico lampo di poesia nella mia serata&lt;/em&gt;. Lei mi rivolge uno sguardo compassionevole, nei suoi occhi vedo riflessa la mia disperazione alcolica; lei si allontana dopo avermi concesso un secondo della sua preziosa vita.&lt;br /&gt;L’ennesimo Russo Nero affoga nel ghiaccio quando intravedo la Ragazza Spocchiosa. Essenziale, veste blue jeans e camicetta bianca attillata, si diletta con una bevanda tonica. Lascia il bancone e fende sicura la folla, scarta con sguardo di sufficienza l’Obeso Buttafuori Nazista che disciplina l’accesso al privè. Si accomoda su un divanetto dove sorbire con calma il suo rinfrancante superalcolico.&lt;br /&gt;La Ragazza Spocchiosa ha classe da vendere, la ammiro da lontano. Non ho il coraggio di avvicinarmi alla corte della sua Sicurezza.&lt;br /&gt;L’amico mi dice qualcosa di inutile, invitandomi a raggiungerlo in pista per ballare.&lt;br /&gt;L’amica mi chiede dove fossi finito e perché non fossi in pista a ballare.&lt;br /&gt;L’amico #2 scatena un condivisibile gesto di disgusto nel barman alla richiesta di una miscela improbabile.&lt;br /&gt;D’un tratto, sparisco: la spiazzante alleanza della Stanchezza Arretrata con l’incipiente Sonno Alcolico mi mettono fuori gioco. Vago stancamente sopportando il contorno, attendendo l’ora tarda in cui il dj chiude i battenti e ci viene gentilmente chiesto di uscire.&lt;br /&gt;Ormai spento, pago. Forse la ragazza alla cassa era bella ma non ricordo più.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-32603911583965160?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/32603911583965160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=32603911583965160&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/32603911583965160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/32603911583965160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/07/tales-from-disco.html' title='tales from the disco'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-3745754395737534085</id><published>2007-07-25T11:37:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T11:38:31.443+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>la scrittura timorata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;mi capita spesso di essere timido e timorato di fronte alla scrittura, forse per scongiurare la futura vergogna della rilettura di qualcosa di estremamente personale.&lt;br /&gt;mi capita quindi di rileggere appunti scritti anni fa: visto che li ho scritti io e mi conosco, riesco a capire benissimo di cosa stavo parlando, sebbene lì non ci sia scritto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-3745754395737534085?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/3745754395737534085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=3745754395737534085&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3745754395737534085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/3745754395737534085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/07/la-scrittura-timorata.html' title='la scrittura timorata'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-6365247004344790766</id><published>2007-06-25T18:13:00.000+02:00</published><updated>2009-09-12T12:51:12.363+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>le storie dall’aria strana di Barthelme</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/Rp-QvqPYLoI/AAAAAAAAAAU/Vi5JP0IQQvI/s1600-h/02barthelme_G.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5088945252418989698" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/Rp-QvqPYLoI/AAAAAAAAAAU/Vi5JP0IQQvI/s200/02barthelme_G.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sobria ed elegante edizione minimum fax di &lt;em&gt;Ritorna, dottor Caligari&lt;/em&gt; mostra in copertina un frullatore su sfondo bianco, immagine che sa tanto di iper-realismo e capillare diffusione degli elettrodomestici nell’America anni ’50, oppure richiama l’attenzione al quotidiano tipica dell’approccio minimalista/domestico di certa letteratura americana.&lt;br /&gt;Con queste due immagini in mente, resto spiazzato dalla lettura dei primi racconti di Barthelme.&lt;br /&gt;Cambi repentini di soggetto dalla terza alla prima persona, incisi didascalici del tutto fuori tema, considerazioni surreali, continue variazioni di registro e fluttuazioni da un argomento all’altro, un non-senso palesemente ostentato.&lt;br /&gt;Legami incomprensibili fra personaggi in situazioni surreali: la moglie a quattro zampe che si occupa del prosciutto morto nell’affumicatoio chiedendo al marito quanti figli abbiano e se siano eterosessuali; due individui in fuga in un cinema deserto, un limbo di mistero sospeso come in una spy story dell’assurdo; Bloomsbury che acquista una stazione radio e trasmette ininterrottamente l’inno americano intervallato da rari soliloqui come la monotona ripetizione di una parola.&lt;br /&gt;Frastornato e un po’ deluso, vago per &lt;em&gt;Il ballo dell’Opera di Vienna&lt;/em&gt;, seguendo il frenetico e continuo evolversi dei dialoghi e delle situazioni. E improvvisamente capisco: le storie di Barthelme sono un frullatore di visioni colte e surreali. E’ chiaro all’Opera di Vienna e nei successivi racconti: con stile e abilità Barthelme raccoglie personaggi, situazioni e dialoghi e li spara in un frullatore visionario che restituisce una realtà strana, sottesa da una palpabile quanto colta ironia. Talvolta prevale l’ingrediente razionale, talvolta domina il contenuto visionario.&lt;br /&gt;Forse perché vaccinato e ormai sgrossato dalla prima passata di frullatore, seguo il flusso continuo dei pensieri e delle voci durante il ballo; ascolto il resoconto dotto ma distratto del picchetto filosofico sulla condizione umana; affronto con Buck il suo surreale viaggio fra città americane, aerei insicuri e poeti; leggo il coltissimo dialogo fra due vagabondi; seguo l’ironico ed elegante episodio di Batman, disturbato dal suo vodka e succo di pomodoro per sventare l’ennesimo colpo di Joker.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-6365247004344790766?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/6365247004344790766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=6365247004344790766&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6365247004344790766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/6365247004344790766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/06/le-storie-dallaria-strana-di-barthelme.html' title='le storie dall’aria strana di Barthelme'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_O9FvbZC-Moo/Rp-QvqPYLoI/AAAAAAAAAAU/Vi5JP0IQQvI/s72-c/02barthelme_G.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-2736298935539790350</id><published>2007-06-12T18:13:00.001+02:00</published><updated>2010-01-05T22:11:13.163+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>il rigurgito anni ottanta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho cenato vicino ad un rigurgito degli anni Ottanta.&lt;br /&gt;Seduto ad un tavolo di un ristorante alla moda nel quartiere alla moda, sono pronto a pagare il privilegio di cenare nell’epicentro della vita notturna e di godermi in prima fila la vetrina delle ambizioni mondane.&lt;br /&gt;Dei quattro vicini di tavolo, il primo dichiara esplicitamente la sua estraneità al gioco delle pretese: aria da bravo ragazzo, fede all’anulare, pettinato con cattolica scriminatura a destra, veste una polo a righe.&lt;br /&gt;Le due donne, in guerra con l’incalzare degli anni sui loro corpi, accolgono l’estate in propizi abiti bianchi; la prima sfoggia una pettinatura a schiaffo di fantozziana memoria che incornicia il viso largo e le labbra innaturali; la seconda offre un generoso decolleté.&lt;br /&gt;A dirigere i giochi e a catalizzare gli sguardi, il rigurgito degli anni Ottanta, esemplare perfettamente conservato dell’Uomo Brillante anni Ottanta, stucchevole tanto iconograficamente perfetto.&lt;br /&gt;Alto, dinoccolato, mollemente abbandonato sulle scomode sedie alla moda del ristorante alla moda, fasciato in un’abbronzatura accecante su inevitabile camicia bianca, capelli corti e ricci minati da incipiente calvizie. All’occorrenza dotato di vezzosi occhiali da vista con micro-montatura griffata, parla con ritmo cantilenante e strascicato, lasciando cadere perle della sua navigata esperienza mondana.&lt;br /&gt;Affascinante la sua sfolgorante coerenza con un tempo ormai passato; triste la sua necessità di dover contare su una spalla umile e modesta.&lt;br /&gt;L’amico ha forse un intero mondo alle sue spalle, una moglie e magari dei figli. Il rigurgito, no. E allora, che lo spettacolo continui, pur con una spalla di poco conto, pur con un pubblico femminile di fortuna.&lt;br /&gt;Mi fa quasi tenerezza cogliere una vena di stanchezza e amarezza nelle pieghe dello spettacolo, la tangibile ineluttabilità del tempo ormai passato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-2736298935539790350?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/2736298935539790350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=2736298935539790350&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2736298935539790350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/2736298935539790350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/06/il-rigurgito-anni-ottanta.html' title='il rigurgito anni ottanta'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-8175674631298835607</id><published>2007-06-01T19:12:00.001+02:00</published><updated>2007-06-15T18:12:24.075+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>un giovedì sera</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;un locale originale con forte personalità, fuori dai percorsi abusati della mondanità cittadina.&lt;br /&gt;tavoli in legno e chincaglierie, sedie spaiate, fondi di cantina nobilitati.&lt;br /&gt;tre amici, qualche birra e i discorsi che si fanno strada, allacciando affinità finora inespresse per mancanza di tempo e occasioni in comune.&lt;br /&gt;mi guardo intorno e mi sembra di cogliere negli altri tavoli la stessa piacevole affinità, condivisa e rilassata.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-8175674631298835607?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/8175674631298835607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=8175674631298835607&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8175674631298835607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/8175674631298835607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/06/un-gioved-sera_01.html' title='un giovedì sera'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6832405026896356078.post-4318532303352275852</id><published>2007-05-28T19:00:00.000+02:00</published><updated>2009-09-12T12:51:12.364+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>ritrovando Holden Caulfield</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dopo anni rileggo &lt;em&gt;The cather in the Rye&lt;/em&gt;; la versione in lingua originale mi costringe ad una maggior attenzione così scopro passi e sfumature che non avevo notato nelle precedenti letture.&lt;br /&gt;Mi sembra di intravedere una chiave di lettura inedita, quella di una storia basata sulle scelte di vita, sulla difficoltà di individuare la propria strada. I consigli che il professore Antolini da’ ad un Holden piombatogli in casa a notte fonda, sembrano spostare il baricentro della storia dall’analisi del personaggio al tema classico e generazionale della scelta.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;I think that one of these days you’re going to have to find out where you want to go. And then you’ve got to start going there. But immediately. You can’t afford to lose a minute. Not you.&lt;/blockquote&gt;Non avevo mai letto le gesta di Holden come un’analisi della difficoltà nell’intraprendere scelte e percorrere strade verso la maturità; ho sempre visto in Holden l’emblema di un non essere allineato, la descrizione di un disagio adolescenziale, un io narrante pervasivo nella sua sincerità. Spostare quindi l’interesse sulla scelta, sulla storia a venire e non sul presente vagare del giovane espulso.&lt;br /&gt;E come dice Antolini, la scelta per Holden deve essere immediata. Con quel carattere, non può permettersi di perdere tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6832405026896356078-4318532303352275852?l=berghinz.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://berghinz.blogspot.com/feeds/4318532303352275852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6832405026896356078&amp;postID=4318532303352275852&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4318532303352275852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6832405026896356078/posts/default/4318532303352275852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://berghinz.blogspot.com/2007/05/ritrovando-holden-caulfield.html' title='ritrovando Holden Caulfield'/><author><name>berghinz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05899350925425716774</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
